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HANNO
DETTO...
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2009
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Indiocesi.it
- n. 1 gennaio 2009
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Un insegnamento di cultura
cristiana. La suggestione che io
propongo è che le scuole cattoliche, qualunque sia il paese -
certamente sì porranno dei problemi nel paesi musulmani - per
ritrovare e rispettare la loro specificità dovrebbero proporre a
tutti, obbligatoriamente, un insegnamento di cultura cristiana. Non
dico cultura religiosa, ma cultura cristiana. Questa formazione di
cultura cristiana se è ben fatta può sfociare per alcuni studenti
verso una domanda di formazione catechistica. Nel territorio della mia
diocesi, dove sono stato vescovo, ho lanciato questa formazione dì
cultura cristiana obbligatoria dodici anni fa e, dopo questo periodo,
il numero dei ragazzi che vogliono fare catechesi, oltre la cultura
cristiana, sono aumentati del 33%. E' da notare che la richiesta di
proseguire passando a una formazione catechistica la fanno i ragazzi,
anche se la famiglia non vuole. In questo itinerario, ciò che è
richiesto da parte della scuola è di possedere buoni strumenti dì
cultura cristiana.(…)Questo insegnamento ha due obiettivi. Il primo
è di avviare gli alunni e anche gli insegnanti, perché sono essi che
formano, alla cultura cristiana. Il secondo è di accompagnare alcuni
fino alla soglia della formazione catechistica. Jean-Louis Bruguès,
segretario Congr. per l’educazione cattolica,
Seminarium n.2-3, 2008, 300-301.
Mediocrità delle conoscenze
religiose. Anche i giovani che
vengono da un impegno in parrocchia, da gruppi di preghiera, da
movimenti ecclesiali, quando arrivano a Matematica a volte sono in
difficoltà: manca loro (e devono costruirsela) una visione in cui non
s'incontra un baratro tra l'approccio scientifico e quello sapienziale.
La maggior parte dei ragazzi cattolici ha una preparazione religiosa
che, in genere, risale all'epoca della Cresima, e una conoscenza della
Bibbia che è di livello piuttosto basso. Quando viene proposto loro
il discorso intellettuale severo, dal punto di vista della scienza, e
debbono confrontarlo nel loro animo con la conoscenza di tipo
religioso, si ritrovano (mi si lasci passare il termine) piuttosto
"infantili", perché in epoca infantile hanno appreso quella
conoscenza. Allora si domandano: "Com'è possibile che la Chiesa
proponga di credere questo, mentre qui sento dei ragionamenti
diversi?". Io penso che possa aiutarli una riscoperta dello
studio della Bibbia, o ancora meglio frequentare un master in scienza,
filosofia e teologia. Questo approccio potrebbe fornirlo la scuola
superiore? Certo. Si potrebbe puntare sulla Bibbia, uno dei
"codici" della nostra cultura. I ragazzi si renderebbero
conto che non si chiede loro di credere a "favolette": gli
studi biblici avanzati sono di tipo scientifico. Constaterebbero come,
nell'approccio a un testo religioso, venga usata la ragione. Lucia
Alessandrini, ordinario di Geometria all’univ.
di Parma, Avvenire, 16 dicembre 2008,
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2008
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Indiocesi.it
- n. 5 novembre 2008
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Alfabetizzazione biblica: a
quando? E’ mia sensazione
che l’amore per la Bibbia che si sentiva in Italia negli anni
postconciliari sia passato. La Bibbia ora è presente in quasi tutte
le case, ma è veramente letta? La cultura italiana laica l’ha
accettata, ma nella scuola la Bibbia non è ancora entrata
ufficialmente nonostante gli sforzi della associazione laica ‘Biblia’.
Vorrei che l’accanimento che si mostra per il mantenimento del
Crocefisso, si trasformasse in interesse perché la Bibbia possa avere
un suo posto nella formazione della cultura degli studenti italiani.
La vera alfabetizzazione biblica avverrà quando affronteremo
laicamente e scientificamente i nodi culturali che la Bibbia ancora
mantiene per noi, quando la leggeremo in dialogo con i testi delle
altre religioni universali, quando saremo in grado di farne il
collante del nostro modo di pensare, come fece, in altri tempi, e con
ben altri risultati, l’Alighieri. Domenico
Maselli, presidente della Fed. delle
Chiese Evangeliche in Italia, in Biblia, notiziario, giugno
2008
Nessun dialogo interreligioso
senza conoscenza. Lo scopo del
dialogo interreligioso è almeno triplice: 1. è cercare di capire
meglio il contenuto della fede dell’altro; non si tratta
solamente di amicizia, ma anche di imparare a leggere i testi sacri
dell’altro, a leggere i libri di teologia che spiegano la fede dell’altro;
dunque c’è anzitutto questo desiderio di imparare in profondità.
2. è incoraggiare lo studio delle religioni in maniera
obiettiva vuol dire cercare di presentare in maniera scientifica il
fatto religioso, che si manifesta attraverso una pluralità di
religioni; perché c’è un fatto religioso che è innegabile e il
credente vive la sua fede sempre in comunità. Queste hanno i loro
riti, le loro lingue, le loro usanze, ed è molto importante imparare
ad apprezzarle. 3. è formare le persone al dialogo
interreligioso, nei seminari, nei noviziati, nelle scuole e
università cattoliche; abbiamo bisogno di insegnanti di religione che
devono essere stati formati a questo dialogo interreligioso, che non
si improvvisa. E’ molto importante la cultura. La cultura è un modo
molto significativo per far passare queste idee. Jean-Louis
Tauran, card. presidente del Consiglio
vaticano per il Dialogo interreligioso, OR 23.07.2008.
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Indiocesi.it
- n. 2 marzo 2008
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L’Amore è “estasi”
.Come ho sottolineato nell'Enciclica Deus caritas
est, "L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua
dimensione, anche in quella del tempo... Amore è
"estasi"... ma estasi come cammino, come esodo permanente
dell'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé,
proprio così verso il ritrovamento di sé" (n. 6). L'amore fa
uscire da se stessi per scoprire e riconoscere l'altro; aprendo all'alterità,
afferma anche l'identità del soggetto, poiché l'altro mi rivela me
stesso. In tutta la Bibbia è questa l'esperienza fatta, a partire da
Abramo, da numerosi credenti. Il modello per eccellenza dell'amore è
Cristo. È nell'atto di dare la propria vita per i fratelli, di
donarsi completamente che si manifesta la sua identità profonda e che
troviamo la chiave di lettura del mistero insondabile del suo essere e
della sua missione. Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al
Convegno “L’identità mutevole dell’individuo”, Roma 28.1.08
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La missione del vescovo La
parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato
immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo
Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore:
egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda
all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione
dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta
lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il
Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa
comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso
Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto
indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della
quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive
nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua
parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità
umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue
buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme
dell’umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni
delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i
suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così
il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre
di più anche una voce della ragione etica dell’umanità.
Benedetto XVI, dal discorso preparato per la visita all’Università
“La Sapienza, gennaio 2008, Roma
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Indiocesi.it
- n. 1 gennaio 2008
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L'universo è armonico. Che
cosa può significare l’uni-versalismo nel rapporto fra religioni e
culture? Per rispondere a questa domanda, personalmente mi sarei
piuttosto ispirato prima alla scienza, poi alle Scritture. Sa-rei
partito cioè dalla definizione fisica di universo, così come viene
data dagli astronomi e dai fisici.
Essi parlano anzi oggi di «mul-tiverso» intendendo così che non
riusciamo a cogliere i limiti delle realtà nelle quali siamo immersi
e che forse esistono altre realtà analoghe con le quali, almeno per
il momento, non comunichiamo. Ciò ha a che fare anche con il
desiderio che sentiamo di totalità e insieme con l’impossibilità
pratica di raggiungerla. […]
Questo universo è in continua evoluzione, almeno l’universo che noi
conosciamo. Un’evolu-zione che passa per tutti i gradi dell’essere
e arriva dalla materia fino al pensiero e all’amore. E qui citerei
Pascal, che con grande coraggio supera l’incantesimo prodotto dalla
quantità illimitata di materia per giungere a dire che un atto di
bontà, un sorriso, un atto d’amore, valgono immensamente più di
tutte le misure possibili e immaginabili. […]
Il punto finale a cui tende questa evoluzione potrebbe essere espresso
con le parole misteriose di san Paolo: «Quando tutto gli (al Figlio)
sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui
che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti» (lCor
15,28).
È in questo «tutto in tutti» che vedo concretamente indicato l’universo,
che rappresenta perciò chiaramente non un dato già costruito ma un
punto di arrivo.
[…] C’è dunque una universalità che è il termine di tutto il
cammino umano. Non si tratta però di una universalità debole, per
entropia, cioè di qualcosa di amorfo e di gelatinoso; ma di una
universalità forte, nella quale le singole individualità personali
sono riunite in unica e perfetta armonia.
E qui non potrei non ricordare le pagine mirabili scritte da Teilhard
de Chardin a questo proposito. Per esempio, là dove parla di quella
tensione gradualmente accumulatasi tra l’umanità e Dio che
toccherà un giorno i limiti prescritti dalle possibilità di questo
mondo. E allora sarà la fine. Carlo
Maria Martini, Da Annuario di etica, in
Avvenire 15.12.07
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Indiocesi.it
- n. 5 novembre 2007
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Compagno di strada. “Il
cristiano può accontentarsi di enunciare l’ideale e di affermare i
principi generali, o deve entrare nella storia ed affrontarla nella
sua complessità, promuovendo tutte le realizzazioni possibili dei
valori evangelici ed umani in un quadro organico e coerente di
libertà e di giustizia? È fuor di dubbio che, essendo cittadino e
parte integrante di un popolo e di una nazione, egli deve farsi
«compagno di strada» di quanti lavorano per la realizzazione del
bene comune possibile. In particolare, ogni fedele laico è chiamato,
sotto la propria responsabilità, a costruire la città dell’uomo
con l’apporto della sua professionalità, con la sua testimonianza e
l’impegno della partecipazione, contribuendo a porre in essere una
legislazione adeguata e dando l’esempio della conseguente sua leale
osservanza”. Card Tarcisio
Bertone, Cracovia 15 settembre 2007
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Il crocefisso nella scuola. "Dicono che
il Crocifisso deve essere tolto dalle aule di scuola. A me dispiace
che il Crocifisso scompaia. Il Crocifisso non genera nessuna
discriminazione. E' là muto e silenzioso. E' il segno del dolore
umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. Non
conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro
umano destino. Per i cattolici, è il Figlio di Dio. Per i non
cattolici può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato
venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore del
prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati
per una loro fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di
loro sui muri delle scuole non c'è l'immagine. E' vero, ma il
crocifisso li rappresenta tutti. Perché prima di Cristo nessuno aveva
mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli, tutti, ricchi e
poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi,
ecc. Questo dice il Crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai
cattolici. E' il contrario di tutte le guerre; il contrario degli
aerei che gettano bombe. " Natalia
Ginzburg, ebrea, su
"L'Unità" 22 marzo del 1988
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Indiocesi.it
- n. 4 settembre 2007
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La cultura in parrocchia. Promuoviamo
nelle singole comunità un ministero culturale. Cioè persone in grado
di saper creare momenti di incontro, di confronto e di condivisione
tra la parrocchia e le agenzie culturali del territorio, dalle scuole,
all’università, ai centri di ricerca.. L’obiettivo? Creare spazi
nuovi di umanità. Soprattutto nella catechesi. L’invito a un
incontro concreto tra fede e cultura all’ombra del campanile è una
tra le più significative conclusioni. Carmelo Dotolo, Presidente
della Società italiana per la ricerca teologica (Sirt), Bolzano,
luglio 2007
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Parrocchie e internet. La prima
ricerca nazionale su “Parrocchie e internet”, commissionata da
WeCa (Associazione webmaster cattolici italiani) e condotta con la
consulenza dell’Università di Perugia, ha evidenziato che in quasi
l’86% delle parrocchie italiane esiste un computer e nel 70% esiste
una connessione ad Internet che viene utilizzata per una pluralità di
scopi. Il 61,7% delle parrocchie ha un indirizzo di posta elettronica.
Ciò avviene nonostante l’età piuttosto avanzata della maggior
parte dei parroci italiani: quasi il 50% di essi ha più di sessant’anni.
L’età anagrafica non ha tuttavia un peso rilevante nella diffusione
delle nuove tecnologie: lo scarto tra parroci giovani e più anziani
nell’uso di Internet è piuttosto limitato. Al contrario, poche
parrocchie, solo il 16%, soprattutto al sud, hanno un proprio sito
internet. www.weca.it
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Indiocesi.it
- n. 3 maggio 2007
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Lamentosità e piani
pastorali. “Durante l'omelia ho parlato delle comunità
che troppo spesso rimangono prigioniere della lamentosità. Il Signore
vuole che noi guardiamo alla vita con gratitudine, riconoscenza,
fiducia, vedendo le vie che si aprono davanti a noi. Quando andavo
nelle parrocchie a Milano, trovavo sempre chi si lamentava delle
mancanze, del fatto che non ci sono giovani. E io dicevo di
ringraziare Dio per i beni che ci ha concesso, non per quelli che
mancano. Dicevo che la fede, in una situazione così secolarizzata, è
già un miracolo. Bisogna partire dalle cose belle che abbiamo e
ampliarle. L'elenco delle cose che mancano è senza fine. E i piani
pastorali che partono dall'elenco delle lacune sono destinati a dare
frustrazioni e non speranze". Card Carlo Maria Martini,
Repubblica 16.3.2007
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Indiocesi.it
- n. 2 marzo 2007
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La Chiesa illumina la coscienza non la abolisce. In una Chiesa matura, l’insegnamento
illumina la coscienza, non la blandisce, né la abolisce. Il
discernimento discute le soluzioni adottate e quelle possibili senza
essere costretto a dettare ricette od a conferire mandati. Luca
Diotallevi, Avvenire 28.02.07
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Il sapere della fede
responsabilizza. L’umanità è a
una svolta. Dopo le barbarie del secolo scorso mi chiedo se anche la
nostra età non sia in grave pericolo, non solo nella prassi dei
singoli, ma nei principi stessi. La persona umana, la sua dignità, i
diritti sono temi di altissima importanza e attualità, di cui si
parla già nella Bibbia, testimoni di una democratizzazione
rivoluzionaria: tutti gli uomini sono dichiarati a immagine di Dio.
Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità
dei cristiani, Convegno legge naturale, Lateranense, 12.02.07
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Ipertrofia della tecnica. Il problema emerso prepotentemente negli ultimi anni è quello
rappresentato dall'ipertrofia della tecnica, «che nella psicologia
delle masse sembra aver preso il posto di Dio. Tanto che l'inerzia
tecnologica, secondo il comune sentire, è una colpa. Oggi per la
tecnica vale quello che Marx diceva del denaro: da mezzo, è diventata
fine». Anziché fondare la potenza sulla verità, il tecnicismo fonda
la verità sulla potenza, fornendo una fuorviante immagine dell'etica
«come di una supplice che prega la tecnica di non fare ciò che
ineluttabilmente farà». Al contrario, «il ruolo dell'etica
nell'età della tecnica è profetico, poiché il suo è un appello per
la salvezza stessa della tecnica, affinché non si illuda di poter
progredire in un orizzonte di carenza di senso».
Francesco D'Agostino, filosofo del Diritto, Convegno legge
naturale, Facoltà teologica, Milano 27.2.07
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La nuova etica.
Una «catastrofe antropologica» grava sull’Occidente. La «nuova
etica», che si sta cercando d'imporre sostituendo la legge morale
naturale, sta persino «facendo scomparire» dal linguaggio concetti
cardine come «virtù morale», «vergi-nità», «genitori»,
«castità», «peccato», «natura», «coman-damenti». Altri
concetti si affacciano con prepotenza, annacquando il senso etico:
«diritto alla morte», «libertà culturale», «uguaglianza di
genere», «diritti alla riproduzione», «tolleranza», «omofobia».
Wojcieh Giertych, teologo, Convegno legge naturale, Lateranense,
12.02.2007.
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Indiocesi.it
- n. 1 gennaio 2007
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Le tre sfide. Sono
tre le sfide che chiamano oggi in causa ogni credente:
"approfondire la propria tradizione religiosa, non in maniera
selettiva, ma nella piena fedeltà alla propria tradizione";
"incontrare i fedeli di altre tradizioni religiose in uno spirito
di reciproco rispetto, fiducia ed amicizia"; combattere insieme
"per la promozione della dignità di ogni persona attraverso
l'impegno nella giustizia".
Lavorare insieme alle altre religioni per la promozione dell'armonia e
della pace è un compito concreto per i credenti, ha aggiunto:
"Infatti, gli antichi pregiudizi, la insufficiente conoscenza, la
mancanza di comprensione delle credenze e delle pratiche delle altre
religioni e il timore dell'altro, dovuto a tendenze egocentriche
dell'uomo, hanno spesso dominato le relazioni umane". Card.
Poupard all’incontro interreligioso di Assisi, 4.9.2006
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Riaccendere una nuova luce. Una
famosa pagina del pensatore tedesco Friedrich Nietzsche inizia con
questa frase: " Avete sentito di quel folle uomo che accese una
lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a
gridare incessantemente: "Cerco Dio! Cerco Dio!".
Sembra un segno di follia decidere di accendere una lanterna quando
attorno c'è la piena luce del mattino, ma in realtà anche l'umanità
di oggi comincia a sentire l'esigenza di dover riaccendere una nuova
luce proprio quando tutto attorno sembra illuminato. La luce che viene
dal secolo dei "lumi", dalla ragione, dalle scienze, dai
poteri del mondo non appare più sufficiente per il nostro cammino.
Siamo spinti da tanti segni a rimetterci in ricerca. Mi sembra che un
primo compito dei cristiani in Europa e nel mondo sia l'ascoltare, il
fare emergere, il sostenere questa nuova ricerca. Le persone cercano
la verità, cercano Dio. Mons. Aldo Giordano,
Segretario G. CCEE
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La paura dell'Occidente di fronte all'Islam. Alla
paura dell'Occidente di fronte all'invasione del terrorismo islamico
dedica molta attenzione un noto islamologo, Magdi Allam. Egiziano di
origine, ma italiano di adozione, dice che "il sentimento della
paura è la vera arma degli integralisti, dei terroristi... Dobbiamo
prendere atto che loro hanno scatenato una guerra, di natura
aggressiva non reattiva, una guerra premeditata, finanziata,
pianificata contro la nostra vita e la nostra civiltà umana. Che
potremo vincerla soltanto se disporremo non solo della forza delle
armi ma soprattutto della legittimità ideale e della capacità di
persuasione morale. Noi, cittadini e paladini di un mondo libero,
abbiamo un imperativo etico, prima ancora della necessità politica,
di vincere la paura. Come esseri umani che anelano istintivamente,
sentimentalmente e razionalmente alla vita, non abbiamo altra scelta
che vincere la paura": Magdi Allam, Vincere la paura. La
mia vita contro il terrorismo islamico e l'incoscienza dell'Occidente,
Oscar Mondadori, Milano 2006
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2006
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Indiocesi.it
- n. 5 novembre 2006
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Giustizia e felicità. Il nostro
pianeta è un Boeing diviso in prima classe, business class, e
classe economica. Nel momento in cui precipita, muoiono tutti senza
distinzione. (Pare che per i Boeing si stia progettando una prima
classe a espulsione: paghi cinquantamila dollari e ti salvi).
Per me la sfida numero uno del futuro è la giustizia sociale, non è
l’evoluzione della tecnica e della scienza. Tutto ciò deve essere
ordinato in funzione della giustizia, perché tutti siano felici su
questo pianeta. Ognuno a suo modo, è evidente, ma vi sono le
condizioni perché tutti siano felici, vi sono beni materiali
sufficienti e beni simbolici straordinari. La questione è la
spartizione, la giustizia. È questo che manca, saper dosare giustizia
e libertà».
Frei Betto, Domenico De Masi, Non c’è progresso senza
felicità, Rizzoli, 2004
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Sperimentare nuove forme di convivenza.
Abbiamo bisogno di imparare a convivere
con le differenze, sostituendo alla nostra paura del diverso il
desiderio d’imparare dall’altro. Abbiamo di fronte a noi la
possibilità che le nostre città divengano laboratori dove
sperimentare e sviluppare nuove forme di convivenza. Certo, non regge
più la convinzione diffusa nelle generazioni che ci hanno preceduto
che la nostra civiltà europea fosse la migliore, superiore alle
altre. Oggi, noi occidentali non possiamo più chiedere a chi viene da
altre tradizioni di rinunciare alla propria identità per essere
trattati da eguali. L’integrazione implica il diritto alla
differenza. Del resto, questo è un concetto profondamente europeo.
Solo che, di fatto, rivendichiamo per noi il diritto ad essere
diversi, ma non per gli altri. Zigmunt Bauman,
Avvenire 27.12.05
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Indifferenti all’odio. "L'indifferenza
al male è male. Indifferenza all'ingiustizia, al dolore altrui, al
bisogno che ci circonda. Nell'indifferenza non si dà speranza. Credo
che essa sia ciò che dobbiamo combattere per costruire un futuro di
speranza. Il contrario del bene non è il male, ma l’indifferenza.
Il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza. Il
contrario della verità non è l'errore, ma l’indifferenza. Il
contrario della bellezza non è il brutto o il deforme, ma l’indifferenza.
L'indifferenza è la prima alleata del male in tutte le sue forme, e
spesso la sua giustificazione. Per questo la nostra battaglia per il
bene inizia dalla lotta contro l’indifferenza al male. Inizia dal
sapersi indignare davanti al male".
Elie Wiesel, Nobel per la pace nel
1986
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Indiocesi.it
- n. 4 settembre 2006
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Come favorire un dialogo sincero e profondo tra
scienza e fede?
«Direi meglio: tra scienza e teologia, perché sono due discorsi
sulla natura e su Dio. L'unico modo è che i cattolici, e più in
generale i credenti, si diano da fare, perché è chiaro che non è
interesse di coloro che non hanno fatto il passo di trascendenza
verticale aprire questo vasto cantiere di confronto e
ap-profondimento. Per questo penso che i credenti debbano farsi carico
dell'aggiunta di una nuova clausola al patto sociale: soltanto se
tutti faranno lo sforzo di capire le implicazioni di scienza e
tecnica, gli scienziati saranno pronti a sottoporre per tempo le
conseguenze delle loro scoperte al vaglio dei colleghi e della
società in modo da tenerne sotto controllo le ricadute».
Ugo Amaldi, fisico, CittàNuova, n.8, 2006
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Il sapere della fede responsabilizza
Dalle rovine del razionalismo è sorto uno strano “dogma”: la
ragione non è capace di verità e pertanto, della verità che non si
può dire, si può pure onestamente dubitare che esista… Il
relativismo è oggi come un’atmosfera.
Il problema fondamentale al quale nessuno può sottrarsi è la
questione del senso della vita e della vita stessa nella sua verità.
È la questione della Verità/Dio che fonda (trascendendo) ogni
verità, quella filosofica come quella scientifica. Si tratta di un’impresa
per affrontare la quale i credenti devono essere consapevoli che il
sapere della fede non è un’opinione privata, ma “vero sapere”,
che coinvolge e responsabilizza, da comunicare, proporre, difendere.
Ciò impone il superamento della “sindrome di subalternità” il
cui contagio continua a mietere vittime tra i credenti. Di fronte a
una ragione che rivendica come valore la propria debolezza, e quindi l’impossibilità
di attingere il Vero, anzi l’indifferenza verso di esso, l’intelligenza
della fede non può rispondere che riproponendo la verità della fede:
in Cristo, Figlio di Dio nella carne umana, c’è la salvezza
proposta dal Padre all’uomo. Questa fede va mediata in intelligenza.
Antonio Staglianò, Su due ali, Roma 2005
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L’Islam radicale
I militanti islamici ritengono che l’Occidente non sia affatto
una civiltà. O non lo sia più. Per loro si è trasformato in una
terra di ‘senza Dio’ da redimere con la spiritualità dell’islam…
Mentre la Chiesa vuole salvare le proprie ‘pecorelle smarrite’.
Gli integralisti islamici, dentro e fuori casa nostra, sognano di
conquistare un territorio altrui, il nostro Occidente percepito come
una nazione senza anima e priva di valori.
Coloro che tra noi disdegnano i valori dell’Occidente, identità e
radici cristiane, che almeno sappiano che proprio questo vuoto
alimenta l’appetito dei militanti della guerra santa islamica
mondiale.
Magdi Allam, sul Corriere della sera 27/02/06
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Indiocesi.it
- n. 3 maggio 2006
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Cosa ha rappresentato Giovanni Paolo II per la Chiesa e per il
mondo?
«Non mi azzarderei a fare in due parole una sintesi di ventisei
anni di Pontificato! Ma qualcosa mi sembra evidente: in un momento
culturale dove la realtà religiosa sembrava segregata all'intimo, al
soggettivo e alla irrilevanza sociale, Giovanni Paolo II è riuscito a
portare la dimensione religiosa dell'uomo in primo piano nella
considerazione generale; ha aiutato a rendere "inevitabile"
confrontarsi con il tema di Dio e i grandi temi trascendenti
dell'essere umano. Lui ha contribuito decisivamente allo sgretolamento
del preconcetto che l'unica fonte di certezza può venire soltanto dal
pensiero positivistico e dalle scienze sperimentali, e non più dalla
fede e dalla sua razionalità. È come la chiusura di un “buco nero”
che aveva la modernità». J.
Navarro Valls, La Stampa 27.3.06
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Nessun complesso di inferiorità
«Sta crescendo la consapevolezza che la Chiesa non debba avere
nessun complesso di inferiorità nei confronti di qualsiasi altra
matrice culturale e a questa consapevolezza ci hanno condotto e ci
stanno conducendo, ognuno per la sua strada, il papa che ci ha
lasciati l'anno scorso e il papa che l'anno scorso è stato eletto.
Giovanni Paolo II ce l'ha trasmessa scegliendo l'uomo quale
"prima e principale via della Chiesa" e mostrando come su
tale via i cristiani non possano essere fermati da nessuno, si tratti
di affermare la giustizia, o la libertà, o la pace. Benedetto XVI
denunciando l'insidia del relativismo e la sua pretesa di dettare
legge, negando l'esistenza di valori assoluti. Tutti e due tenendo
alta la bandiera della dignità della persona umana in ogni momento
della sua esistenza». Rino Fisichella,
Corriere della sera, 1.4.06
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“Relativismo cristiano”
“Si dice giustamente che nel mondo c’è molto relativismo, che
tutte le cose sono prese quasi valessero come tutte le altre, ma c’è
pure un ‘relativismo cristiano’, che è il leggere tutte le cose
in relazione al momento nel quale la storia sarà palesemente
giudicata. E allora appariranno le opere degli uomini nel loro vero
valore, il Signore sarà giudice dei cuori, ciascuno avrà la sua lode
da Dio, non saremo più soltanto in ascolto degli applausi e dei
fischi, delle approvazioni o delle disapprovazioni, sarà il Signore a
darci il criterio ultimo, definitivo delle realtà di questo mondo. Si
compirà il giudizio sulla storia, si vedrà chi aveva ragione, tante
cose si chiariranno, si illumineranno, si pacificheranno anche per
coloro che in questa storia ancora soffrono, ancora sono avvolti nell’oscurità,
ancora non capiscono il senso di ciò che sta loro accadendo. Il
Signore verrà...
Tutta la storia sarà giudicata da Dio... Noi abbiamo bisogno in
questa storia del dono del discernimento, per prevenire in qualche
modo, per sintonizzarci con il giudizio di Dio sulla storia umana,
sulle vicende che si svolgono attorno a noi e soprattutto sulle
vicende che si svolgono nel nostro cuore”. Carlo
Maria Martini, maggio 2005, Milano
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Indiocesi.it
- n. 2 marzo 2006
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La vera felicità nasce
dal profondo
«Nella società globale in cui viviamo,
tutti sembrano condannati a rincorrere la felicità. La si cerca
nell'appagamento del desiderio di possedere beni materiali, la si
cerca nel successo, nell'ebbrezza della carriera, dell'applauso,
dello status sociale.
Ma oggi, a ben guardare, sono proprio le società che offrono più
benessere quelle che consumano più ansiolitici e psicofarmaci.
Esiste allora la possibilità di trovare una felicità autentica? In
campo sociologico sono sempre più numerose le ricerche e le
riflessioni che portano ad affermare che la vera felicità nasce nel
profondo di ognuno di noi, nella parte più intima e più sacra
della nostra identità, e acquista tutta la sua portata nella
condivisione. Lo sport è certamente un luogo privilegiato dove
queste caratteristiche possono trovare accoglienza ed
opportunità». Vera Araujo, sociologa. al convegno “Sport&Joy”,
Trento
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Felicità è attorniarsi di amici
Tutta la ricerca psicologica è oggi orientata a vedere la
felicità raggiungibile non tanto attraverso grandi ricchezze, bensì
nell’attorniarsi di amici e familiari. La felicità è frutto di una
scelta, di una decisione personale, ed il modo migliore per
raggiungerla è, a mio parere, quello di… donarla. Ciascuno di noi,
se prova a ricordare quali sono stati veramente, nella propria vita, i
momenti di felicità, si accorgerà che sono stati quelli in cui ci
siamo “dimenticati di noi” per gli altri.
Pasquale Ionata, psicologo
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Il mondo è bello, perché amato da Dio
Il versetto: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare suo figlio”
condensa e rappresenta tutto il cristianesimo, riassumendo l’intera
rivelazione. Nel fare l’esegesi del versetto, il pastore Paolo Ricca
ha sostenuto: “Dio ha messo le radici nella dura terra dell’uomo,
consegnando Gesù all’umanità. Per questo il mondo brutto come è
attualmente, in realtà è “bello”, perché amato da Dio”.
Paolo Ricca, teologo protestante, al convegno a più voci su
“L’amore di Dio”, all’istituto Augustinianum, nov. 2005
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Nuova era dell’ecumenismo
“Sembra che stiamo per entrare in una nuova era dell’ecumenismo
nella quale gli accordi formali e le strutture e prerogative
istituzionali sono rimesse in discussione per dare spazio a nuove
forme di espressione della fede che siano essenzialmente fondate sull’esperienza
personale. Queste manifestazioni sono evidentemente una contestazione
da una parte di quello che viene considerato un eccesso di
burocratizzazione nelle chiese storiche e dall’altra parte delle
loro strutture di autorità… Alla base di questo fenomeno c’è la
richiesta di una spiritualità autentica, capace di metterci in
rapporto con l’umanità…
E’ sempre stato fuori discussione che la spiritualità svolge un
ruolo importante nell’ecumenismo… Io sono personalmente convinto
che la spiritualità giocherà un ruolo ancora più importante nel XXI
secolo”.
Samuel Kobia, Segretario generale del CEC
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Indiocesi.it
- n. 1 gennaio 2006
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Lo sviluppo può essere anti-etico
«Oggi lo sviluppo tecno-scientifico ci ha portato a una
conclusione assurda: stiamo distruggendo la Biosfera, il nostro
stesso habitat. Il progresso ha creato possibilità di morte… Si
tratta dunque di capire che è necessario un cambiamento. Dal punto
di vista etico, bisogna vedere la specie umana come una comunità di
destino. Ovvero, le diverse culture non solo devono convivere, ma
devono considerarsi cittadine dello stesso mondo. Il mondo deve
essere la patria di tutti». In secondo luogo, bisogna passare da
una politica di sviluppo a una politica dell'interdipendenza.
Edgar Morin, filosofo francese, 1 giugno 2005, Genova
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La pace arriva dal perdono
La pace del mondo passa dal perdono. Ma il perdono non può
essere concesso automaticamente, altrimenti sarebbe immorale.
Accanto al perdono deve esserci un parallelo processo di dialogo ed
ognuno deve essere pronto a pagare un concreto risarcimento per ciò
che ha commesso.
David Grossman, scrittore
israeliano, IX meeting sui diritti umani, 2005
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La chiesa deve fare da collante
Non possiamo negare che la cultura di oggi stia anche
realizzando quello che già la Lumen gentium diceva, cioè
che tutti gli uomini sono oggi congiunti più strettamente da «vari
vincoli sociali, tecnici e culturali». Il genere umano è ormai un
tutt’uno, tutti gli eventi della storia sono eventi unificanti. Se
da una parte la scienza ha frantumato la verità, ci ha dato
tuttavia la possibilità di trattare il genere umano come un’unità
interconnessa, molto più che in passato. La chiesa è ormai dentro
il mondo e deve esserci con la capacità di fare da «collante», e
di dar voce soprattutto ai poveri. Ciò che Lumen gentium
già diceva profeticamente, che l’unità in Cristo deve
presupporre gli altri tre tipi di unità (sociale, tecnica e
culturale), la chiesa non lo deve solo annunciare, ma anche
realizzare. Deve rappresentare, in Cristo, il cemento più forte per
questa unità che già si realizza per mezzo dei vincoli sociali,
tecnici e culturali, portando a una globalizzazione in senso
profondo.
Luigi Sartori, teologo,
Credere Oggi luglio/agosto 2005
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Il primato dei problemi morali
Dobbiamo dare il primato ai problemi interni alla chiesa o alla sua
missione esterna?
Il primato di urgenza e importanza – è un’idea che ormai mi
sono fatto da oltre trent’anni – guardando all’umanità
unificata come genere umano, va dato senz’altro ai problemi
morali, ai problemi che interpellano la coscienza a livello
mondiale. Sono questi i quesiti principali che il mondo pone alla
chiesa. Il mondo non le chiede di riflettere sui suoi problemi
interni. Non che i problemi teologici interni alla chiesa non siano
importanti, ma lo sono in quanto allenano la chiesa ad aprirsi verso
l’esterno, a uscire da sé verso i suoi destinatari. Come
cristiani siamo messi costantemente in una condizione di missione, e
seguendo le strade aperte da Giovanni Paolo II dobbiamo affrontare,
in quanto cristiani e teologi, i grandi problemi che il mondo ci
pone di fronte, non possiamo eluderli per ritirarci nelle nostre
discussioni da benestanti.
I cristiani per prima cosa devono ascoltare l’impeto della
carità. La carità non ha nomi, ma è già Dio.
Luigi Sartori, Credere Oggi, luglio/agosto 05 |
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Indiocesi.it
- n. 1 gennaio 2005
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Filosofia & Scienza
«La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo
spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. È
Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la
verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e
amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso»
Giovanni Paolo II, Fides et ratio |
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L'Europa cristiana
«In Occidente il cristianesimo non ha soltanto soddisfatto i
presupposti cognitivi di una moderna struttura di coscienza, ma anche
favorito quelle motivazioni che sono state studiate da Max Weber nelle
sue indagini di etica economica. L'universalismo egualitario - da cui
sono derivate le idee di libertà e convivenza solidale, coscienza
morale individuale, diritti dell'uomo e democrazia - è una diretta
eredità dell'etica ebraica della giustizia e dell'etica cristiana
dell'amore. A tutt'oggi non disponiamo di opzioni alternative.
Continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono
chiacchiere postmoderne».
Habermas, Avvenire
10.11.2004
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Indiocesi.it
- n. 2 marzo 2005
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Libertà e responsabilità
“Ho percorso questo lungo
cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto
alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver
scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare.
Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere lo
sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la
strada che ho percorso.
Ma posso riposare solo qualche attimo, perché assieme alla libertà
vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio
lungo cammino non è ancora alla fine.”
Nelson Mandela
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Settimanali cattolici
“I settimanali cattolici hanno il
dovere di porre all’attenzione dei lettori grandi temi, non possono
limitarsi alla cronaca locale. In una settimana hanno tutto il tempo
necessario a riflet-tere sui fatti e selezionare al meglio le notizie”.
“Per trattare temi importanti – ha continuato Tonini – bisogna
che le redazioni si aprano a grandi pensatori, persone capaci di
cogliere le nuove direzioni del pensiero. Pensatori in grado di porre
all’attenzione dei lettori le grandi scelte che ci riserva il
futuro, scelte che vedono in gioco la sopravvivenza stessa della razza
umana”.
Ersilio tonini, Relazione
al convegno nazionale Fisc di Teramo, 2004
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Indiocesi.it
- n. 3 maggio 2005
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La fede dei politici
«Come sociologo non trovo affatto
strano che la religione sia cambiata rispetto al passato. Ci sono le
statistiche sull'appartenenza religiosa, certo, ma non le ritengo
significative, credo che si debba guardare oltre le cifre. La
religione ha un ruolo importante nella nostra società. Molti uomini
politici britannici, per esempio, sono cristiani o ebrei impegnati
sotto il profilo religioso. Lo stesso Tony Blair, del resto, è un
anglicano convinto e molti membri del suo governo hanno forti
convinzioni religiose. Tutto questo ha un impatto sulla politica.
I politici credenti hanno un'idea precisa di come dovrebbe essere la
società ideale e le loro azioni sono ispirate da questo ideale.
Esiste anche, nella politica e nella società del Regno Unito, un
profondo rispetto per la religione e per i credenti. Se nel nostro
Paese la famiglia viene protetta, è merito anche della fede dei
politici».
Alan Aldridge (Sociologo
inglese)
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Indiocesi.it
- n. 4 luglio 2005
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La chiesa e Internet
… La Chiesa deve raccogliere le sfide poste dalle nuove
tecnologie ma anche mantenere saldi i principi etici ed i valori che
universalmente si riconoscono come indispensabili per la maturazione
e l'evoluzione di ogni cultura. La Chiesa, in quanto portatrice
della Rivelazione di Dio, ha il compito di comunicare la Parola e
deve incoraggiare l'uso di Internet per il bene comune, per lo
sviluppo della pace e della giustizia, nel rispetto della dignità
personale e con spirito di solidarietà. (...) Internet è dunque l'aeropago
del nostro tempo, lo strumento per diffondere il messaggio
cristiano. È una realtà presente e pressante che non è possibile
ignorare
Tra i milioni di persone che ogni giorno navigano in Internet molti
possono imbattersi in parole di speranza. (...) Pertanto Internet
può essere una nuova strada verso Dio, una chiamata per la Chiesa
(...) per portare in ogni luogo la Parola di Dio, per raggiungere
anche chi vive nella solitudine e che forse non aprirebbe mai la
porta della sua casa.
John P. Foley (Arcivescovo, Presidente del Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali, alla conferenza della CEI sul
tema: "Internet e la Chiesa Cattolica in Europa", 7 giu
2005).
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La paura non deve vincere
Per quanto terrorizzante possa essere il mondo, la paura te la
devi scordare, devi andare avanti e vivere la tua giornata. Andare
oltre la paura è necessario e lo è per tutti.
In tempi incerti come i nostri, di grande insicurezza per quello che
può avere in serbo il futuro per noi, è facile che la paura
susciti un clima di disperazione, è facile assumere una dimensione
tragica. Per fortuna, però, 'gli uomini non sono bravi a prevedere
il futuro. Il mio consiglio è di non credere mai che il futuro
possa essere, per nessun motivo, uniformemente fosco. Il futuro ci
sorprende sempre.
Salman Rushdie,
scrittore, Roma, maggio2005
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Chi è lo scienziato
Tecnicamente si può definire scienziato solo la persona i cui
lavori sono pubblicati su riviste internazionali e sottoposti a peer
review process, ovvero a verifica da parte di altri scienziati
dello stesso livello, o che vengono citati in altri lavori che hanno
subito lo stesso procedimento. In pratica, possiamo valutare uno
scienziato dal numero di citazioni che i suoi lavori hanno ricevuto,
che è un riconoscimento oggettivo nel suo campo di specialità. La
verifica oggi è possibile da parte di chiunque perché c’è un
apposito canale di Google, scholar.google.com, in cui basta
inserire il nome dello scienziato e verificare le citazioni dei suoi
lavori.
Ugo Amaldi, fisiologo
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Indiocesi.it
- n. 5 settembre 2005
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Lo
sviluppo della democrazia
La democrazia nel mondo
occidentale si è evoluta con il tempo. La chiesa cattolica, per
quanto difficilmente si possa dire democratica al suo interno, ha
contribuito al suo emergere insistendo sulla separazione fra autorità
imperiale e divina, primo essenziale passo verso una concezione
pluralistica del governo. Secoli più tardi la Riforma ha
istituzionalizzato il pluralismo religioso, e in un certo senso anche
quello politico, esaltando il ruolo della coscienza individuale.
L’Illuminismo ha fatto il passo successivo insistendo su
un’analisi basata sulla ragione. L’era delle grandi esplorazioni
ha allargato gli orizzonti. Il capitalismo ha fatto dell’iniziativa
individuale il motore del successo economico. I concetti di
istituzioni rappresentative, separazione dei poteri e sistema di
controllo si sono evoluti da una ricca tradizione. Nessun’altra
cultura ha fatto qualcosa di simile.
Henry Kissinger, La
Stampa 13.04.2004
L’amore
s’impara molto tardi
Oggi si vede sprecare la vita su
cose che non contano. Avvicinandosi la morte si coglie il senso di
legare la vita solo all’es-senziale. Resta solo l’amore e
nessun’altra giustificazione. Ma l’amore si impara molto tardi, e
si impara tardi anche che poche cose danno tante illusioni come
l’amore. L’amore realizzato è la bellezza. E questa si trova
specialmente nella carne di Dio, nel corpo di Cristo. Quello delle tre
del Venerdì santo, quando era tanto mal ridotto che non poteva
guardarsi… La Chiesa è bellezza quando è realtà di comunione fra
persone.
Marko Rupnik,
padre gesuita e artista
La
fede non è più affare privato
La società italiana, come
quella europea, è costretta ogni giorno di più a fare i conti con
l’altro da sé. Maggiori sono gli elementi di diversità, maggiore
è il rischio di un conflitto di valori. Per questo la politica non può
tirarsene fuori: è obbligata a dare risposte alle domande incalzanti
degli elettori. Ha ragione il filosofo Jürgen Habermas quando parla
di società postsecolare, la fede non è più affare privato, ma
pubblico. In questo quadro si collocano i referendum sulla
fecondazione assistita, il dibattito sulla omosessualità… La
difficoltà della politica è mediare tra una visione sociale di lungo
termine e l’interesse immediato.
Giuliano Amato
Il
percorso dei valori
Il nostro percorso alla ricerca
dei valori, compresi quelli della fede, è precedente all’avvento di
Bush. Quindici anni fa, quando la religione sembrava molto meno
importante di oggi, papa Giovanni Paolo II contribuì in modo
sostanziale all’evoluzione della geopolitica internazionale e alla
caduta del muro di Berlino. E in seguito, conquistata con il suo
carisma la platea mediatica, riportò alla ribalta i temi della
famiglia, del valore della vita, della fede.
Chris Patten, commissario europeo, ultimo governatore di
Hong Kong
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Indiocesi.it
- n. 6 novembre 2005
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Uomini e donne sinceramente religiosi
… Una delle più grandi sfide del nostro tempo è quella di
vivere come diversi, non solo nella etnia ma pure nella cultura, senza
distruggersi a vicenda e anche senza ignorarsi, rispettandosi e
stimolandosi mutuamente per una maggiore autenticità di vita…
L’incontro tra le grandi religioni non deve portare né a conflitti
né a steccati, ma piuttosto deve spingere uomini e donne sinceramente
religiosi a comprendere i tesori degli altri e a far comprendere i
propri.
Carlo Maria Martini
Non s’impara se non ciò che si ama
Una proposta educativa scade dal suo ruolo se si limita alla
ricerca di mezzi - a fornire servizi utili agli studenti - e non si
preoccupa di alimentare una nuova speranza. Ridare speranza al giovane
significa renderlo capace di appassionarsi, che è la condizione per
mettere in moto l’agire, per sfuggire all’abulia. Il giovane
capace di passione è lo stesso giovane capace di azione: se vien meno
l’uno vien meno anche l’altro. Perché, come ci ricorda Goethe:
“Non si impara se non ciò che si ama”.
Stefano Zamagni, economista politico
I cambiamenti interiori e quelli sociali
La vita di Gesù resta uno dei misteri che più intrigano gli
occidentali (basta osservare il successo planetario del «Codice da
Vinci»). E la sua predicazione, che considera i cambiamenti interiori
la premessa e non la conseguenza di quelli sociali, appare in piena
armonia con lo spirito di un’epoca che ha smesso di credere alle
utopie sociologiche di chi, come Guevara, pensava si potessero abolire
le ingiustizie per decreto presidenziale.
Massimo Gramellini, giornalista La Stampa
Le vacche e la metà del mondo
...Ogni vacca europea dispone di 2,5 euro al giorno, ogni vacca
americana di 5,5 dollari al giorno, ogni vacca giapponese di 7 dollari
al giorno. È pazzia, non è concepibile che le vacche siano trattate
meglio di metà della popolazione del mondo.
...Tre famiglie americane, tra cui quella di Bill Gates, possiedono l’equivalente
finanziario del prodotto nazionale lordo annuo di quarantotto Stati
africani che rappresentano 600 milioni di persone.
Alex Zanotelli, missionario giornalista
Che gli uomini si parlino
Dobbiamo lavorare affinché tutti gli uomini di buona volontà si
parlino, come essi soli sanno fare, che si aiutino a guardare. Che si
aiutino a desiderare, che si parlino veramente e i governi seguiranno
i popoli. È ora.
Martin Buber (da “Una terra e due popoli”)
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