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Giornata
da non dimenticare il 12 marzo di ottan-t’anni fa, quando
iniziò quella che fu definita la “marcia del sale”, la marcia
di resi-stenza non violenta al dominio inglese, che avrebbe
portato all’indipendenza.
Quel giorno Gandhi si desta come al solito
molto presto, congiunge le mani e le porta all’altezza della
fronte in una silenziosa preghiera. Poi a un giovane che dorme su
una stuoia lì accanto mormora: “Pas-sa la voce agli altri. È l’ora”.
Da 79 stuoie si alzano altrettanti studenti: i volontari che
accompagneranno il Mahatma nel viaggio verso il mare.
Il Governo di Sua Maestà britannica ha imposto
da un mese a tutta l’India il monopolio del sale. Agli indiani
è proibito raccoglierlo dalle acque del mare. Vendendolo ad un
prezzo alto, l’Inghilterra ricava ogni anno milioni di
franchi-oro. Gandhi ha scritto sul giornale dell’India libera: «Ho
visto il misero pasto dei poveri, insipido poiché nessuno aveva
un pizzico di sale da aggiun-gere al riso bianco. Milioni di
contadini non possono permettersi nemmeno questo condimento. Se
gli europei sapessero da dove nasce la loro ricchezza!».
Gandhi ha deciso di ribellarsi a questa legge
ingiusta. Seguito dai 79 studenti marcerà a piedi per 200 miglia,
fino al mare (ha 61 anni). Sulla spiaggia raccoglieranno il “sale
dell’India”.
Ad ogni
tappa, ad
ogni vil-laggio,
centinaia di indiani di ogni condizione si uniscono a Gandhi. I
giornali di tutto il mondo seguono la marcia del “ribelle”.
Gandhi giunge al mare presso Bombay il 6
aprile. Riempie una pentola di acqua marina, accende il fuoco e la
pone a bollire. Quando l’acqua è evapo-rata raccoglie una
manciata di sale. Come lui fanno altre migliaia di persone.
Per bloccare la rivolta Gandhi e i suoi seguaci
vengono messi in carcere, ma altre migliaia di persone accendono i
fuochi.
Di fronte alla protesta dilagante l’Inghilterra
abolisce il monopolio del sale. Gandhi e gli altri prigionieri
sono liberati, gli inglesi scendono a trattative con lui. A.D.
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