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Era
ormai vicina la festa ebraica della Pasqua. Gesù sapeva che era
venuto per lui il momento di lasciare questo mondo e tornare al
Padre. Egli aveva sempre amato i suoi discepoli che erano nel
mondo, e li amò sino alla fine. All'ora della cena, (…) si
alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano
intorno ai fianchi, versò l'acqua in un catino, e cominciò a
lavare i piedi ai suoi discepoli...(Gv
13,1-5)
Gli studiosi ci insegnano che, nel suo vangelo,
Giovanni invita ad essere particolarmente attenti ai Segni
posti da Gesù: non a caso per indicare i miracoli da Lui compiuti
non usa la parola prodigio bensì proprio il vocabolo segno.
Il segno rimanda a qualcosa, proprio come
il termine segnale ci indica di proseguire oltre, cercare ancora.
Ebbene fermiamo la nostra attenzione su un segno
particolare, evidenziato in questo brano del quarto vangelo: nel-l’ultima
Cena Gesù lava i piedi. Sembra tutto chiaro no? L’insegnamento
che ne deriva consiste nella disponibilità più o meno vaga a
servire, del resto (è sempre Giovanni a ricordarcelo) se Dio è
amore non è del tutto evidente?
Già ma forse c’è dell’altro meno
immediatamente trasparente: siamo nel contesto dell’Ultima
Cena, dove Giovanni non riporta le parole tipiche, quelle che
conosciamo a memoria: “Quando venne l'ora per la cena
pasquale, Gesù si mise a tavola con i suoi apostoli. Poi disse
loro: "Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi
prima di soffrire. (…) Poi Gesù prese un calice, ringraziò Dio
e disse: "Prendete questo calice e fatelo passare tra di voi.
(…)Poi prese il pane, fece la preghiera di ringraziamento,
spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: "Questo
è il mio corpo, che viene offerto per voi. Fate questo in memoria
di me". Allo stesso modo, alla fine della cena, offrì loro
il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza che
Dio stabilisce per mezzo del mio sangue, offerto per voi". (Lc.
22, 14-20)
Giovanni ci vuole forse suggerire che la
disponibilità al servizio più umile è da accostare all’eucarestia?
Ci vuole forse dire che se non siamo uomini capaci di solidale
prossimità verso chi non ce la fa, non siamo degni di accostarci
alla mensa eucaristica? Ci vuole forse ricordare che è
relativamente facile prostrarsi davanti al Santissimo, ma
che per non vanificare la nostra adorazione dobbiamo trovare anche
la forza di stare accanto al barbone che non riesce a lavarsi?
Del resto basta ricordare il profeta Isaia:
"Non m'importa dei vostri numerosi
sacri-fici: Quando venite a rendermi culto chi vi ha chiesto tutte
queste cose e la confusione che fate nel mio santuario? Le vostre
offerte sono inutili, perché sono accompagnate dai vostri
peccati. (…) Quando alzate le mani per la preghiera, io guardo
altrove (…)perché le vostre mani sono piene di sangue.
Lavatevi, purificatevi, basta con i vostri crimini. (…)imparate
a fare il bene, cercate la giustizia, aiutate gli oppressi,
proteggete gli orfani e difendete le vedove. (Is.
1, 11-17)
Carlo Gonella
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