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Pennellate bibliche

I segni di Giovanni

di Carlo Gonella
Indiocesi.it - Anno 6 - N.3 - maggio 2010
 

  Era ormai vicina la festa ebraica della Pasqua. Gesù sapeva che era venuto per lui il momento di lasciare questo mondo e tornare al Padre. Egli aveva sempre amato i suoi discepoli che erano nel mondo, e li amò sino alla fine. All'ora della cena, (…) si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano intorno ai fianchi, versò l'acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli...(Gv 13,1-5)

Gli studiosi ci insegnano che, nel suo vangelo, Giovanni invita ad essere particolarmente attenti ai Segni posti da Gesù: non a caso per indicare i miracoli da Lui compiuti non usa la parola prodigio bensì proprio il vocabolo segno.

Il segno rimanda a qualcosa, proprio come il termine segnale ci indica di proseguire oltre, cercare ancora.

Ebbene fermiamo la nostra attenzione su un segno particolare, evidenziato in questo brano del quarto vangelo: nel-l’ultima Cena Gesù lava i piedi. Sembra tutto chiaro no? L’insegnamento che ne deriva consiste nella disponibilità più o meno vaga a servire, del resto (è sempre Giovanni a ricordarcelo) se Dio è amore non è del tutto evidente?

Già ma forse c’è dell’altro meno immediatamente trasparente: siamo nel contesto dell’Ultima Cena, dove Giovanni non riporta le parole tipiche, quelle che conosciamo a memoria: “Quando venne l'ora per la cena pasquale, Gesù si mise a tavola con i suoi apostoli. Poi disse loro: "Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi prima di soffrire. (…) Poi Gesù prese un calice, ringraziò Dio e disse: "Prendete questo calice e fatelo passare tra di voi. (…)Poi prese il pane, fece la preghiera di ringraziamento, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: "Questo è il mio corpo, che viene offerto per voi. Fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, alla fine della cena, offrì loro il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue, offerto per voi". (Lc. 22, 14-20)

Giovanni ci vuole forse suggerire che la disponibilità al servizio più umile è da accostare all’eucarestia? Ci vuole forse dire che se non siamo uomini capaci di solidale prossimità verso chi non ce la fa, non siamo degni di accostarci alla mensa eucaristica? Ci vuole forse ricordare che è relativamente facile prostrarsi davanti al Santissimo, ma che per non vanificare la nostra adorazione dobbiamo trovare anche la forza di stare accanto al barbone che non riesce a lavarsi?

Del resto basta ricordare il profeta Isaia:

"Non m'importa dei vostri numerosi sacri-fici: Quando venite a rendermi culto chi vi ha chiesto tutte queste cose e la confusione che fate nel mio santuario? Le vostre offerte sono inutili, perché sono accompagnate dai vostri peccati. (…) Quando alzate le mani per la preghiera, io guardo altrove (…)perché le vostre mani sono piene di sangue. Lavatevi, purificatevi, basta con i vostri crimini. (…)imparate a fare il bene, cercate la giustizia, aiutate gli oppressi, proteggete gli orfani e difendete le vedove. (Is. 1, 11-17) 

Carlo Gonella