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Storia religiosa del Pinerolese

I frati minori a Pinerolo

di Chiara Povero
Indiocesi.it - Anno 6 - N.3 - Maggio 2010
 

    L’arrivo dei frati minori nella città risale alla metà del XIII secolo, periodo in cui l’indebolimento del Mona-stero di S. Maria di Pinerolo, dovuto ai conflitti con il comune e alla cessione di parecchi suoi diritti a Tommaso di Savoia, rendeva favorevole l’insediamento di nuovi ordini religiosi. La chiesa di San Maurizio, il duomo di San Donato, la chiesa di S. Lorenzo appartenente agli umiliati e la chiesa dei frati minori erano allora i centri religiosi della cittadina.

Nel secolo successivo i frati ebbero rapporti soprattutto con l’elite borghese della cittadina: i legati più cospicui provenivano infatti da mercanti e banchieri. Nel Trecento i Savoia iniziarono ad avere un’influenza sempre più forte: oltre alle dona-zioni che sin dal secolo pre-cedente i frati avevano ricevuto dai duchi, Filippo di Savoia, figlio di Tommaso III, ricorse ai frati come suoi portavoce in affari di particolare rilievo. Il duca stesso scelse la chiesa dei francescani quale luogo di sepol-tura per i principi d’Acaia e incoraggiò l’aumento dei frati presenti nella cittadina che in quegli anni raggiunsero la cinquantina. Il legame tra i Savoia e l’ordine di San Francesco trasformò la chiesa dei frati in un centro religio-so importante, ma un punto di riferimento anche per la cittadina, tanto che dal 1353 il comune incominciò a riunire presso i frati i suoi organi amministrativi. Dal “con-vento del principe” si passò quindi al “convento del comune”, secondo la felice definizione dello studioso Andrea Piazza, e dalla metà del XIV sec. i frati percepirono un sussidio fisso dall’am-ministrazione comunale.

L’inserimento dei francescani nella vita religiosa di Pinerolo provocò interminabili controversie con i canonici di San Donato e di San Maurizio, i quali considerando i religiosi dei concorrenti cercarono di ostacolarli nello svolgimento delle attività legate alla cura animarum.

Una delle contese più spinose riguardò la quota delle offerte funerarie che i frati dovevano ai canonici, a sanare la quale dovette intervenire il comune con un provvedimento di legge.

I francescani che furono ospiti del monastero pinero-lese provenivano da tutto il Piemonte, prevalevano sugli oriundi di Pinerolo i frati dei centri della pianura circostante e quelli originari di altri conventi dello stesso ordine (Fossano, Alessandria, Asti). Con il crescere del numero dei religiosi si passò da forme di sostentamento costituite unicamente da donazioni private a fonti di reddito durevoli come compenso dei servizi religiosi prestati dai frati. Accanto a rendite puramente moneta-rie, comparvero a fine Trecento legati di terre o affitti di terreni che assicurarono entrate regolari al convento.

Alla presenza francescana si deve l’importanza che otten-nero nella cittadina il culto della croce e quello dell’eu-carestia, mentre la documentazione non consente di valutare il ruolo avuto dai frati nella repressione del movi-mento valdese, ma occorre ricordare che l’inquisizione fu esercitata da membri del-l’ordine domenicano, che per mantenere una certa libertà d’azione preferì non appoggiarsi al convento francescano divenuto in quegli anni riferimento stabile per l’am-ministrazione cittadina.

La soppressione definitiva del convento ebbe luogo nel 1802: la documentazione raccolta dai frati venne allora smembrata tra varie istituzioni, una di queste fu la Biblioteca Civica “Camillo Alliaudi” che ancora oggi conserva il ricco patrimonio librario e documentale, specchio della secolare presenza francescana nella città di Pinerolo. 

Chiara Povero