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L’arrivo
dei frati minori nella città risale alla metà del XIII secolo,
periodo in cui l’indebolimento del Mona-stero di S. Maria di
Pinerolo, dovuto ai conflitti con il comune e alla cessione di
parecchi suoi diritti a Tommaso di Savoia, rendeva favorevole l’insediamento
di nuovi ordini religiosi. La chiesa di San Maurizio, il duomo di
San Donato, la chiesa di S. Lorenzo appartenente agli umiliati e
la chiesa dei frati minori erano allora i centri religiosi della
cittadina.
Nel secolo successivo i frati
ebbero rapporti soprattutto con l’elite borghese della
cittadina: i legati più cospicui provenivano infatti da mercanti
e banchieri. Nel Trecento i Savoia iniziarono ad avere un’influenza
sempre più forte: oltre alle dona-zioni che sin dal secolo
pre-cedente i frati avevano ricevuto dai duchi, Filippo di Savoia,
figlio di Tommaso III, ricorse ai frati come suoi portavoce in
affari di particolare rilievo. Il duca stesso scelse la chiesa dei
francescani quale luogo di sepol-tura per i principi d’Acaia e
incoraggiò l’aumento dei frati presenti nella cittadina che in
quegli anni raggiunsero la cinquantina. Il legame tra i Savoia e l’ordine
di San Francesco trasformò la chiesa dei frati in un centro
religio-so importante, ma un punto di riferimento anche per la
cittadina, tanto che dal 1353 il comune incominciò a riunire
presso i frati i suoi organi amministrativi. Dal “con-vento del
principe” si passò quindi al “convento del comune”, secondo
la felice definizione dello studioso Andrea Piazza, e dalla metà
del XIV sec. i frati percepirono un sussidio fisso dall’am-ministrazione
comunale.
L’inserimento dei francescani
nella vita religiosa di Pinerolo provocò interminabili
controversie con i canonici di San Donato e di San Maurizio, i
quali considerando i religiosi dei concorrenti cercarono di
ostacolarli nello svolgimento delle attività legate alla cura
animarum.
Una delle contese più spinose
riguardò la quota delle offerte funerarie che i frati dovevano ai
canonici, a sanare la quale dovette intervenire il comune con un
provvedimento di legge.
I francescani che furono ospiti
del monastero pinero-lese provenivano da tutto il Piemonte,
prevalevano sugli oriundi di Pinerolo i frati dei centri della
pianura circostante e quelli originari di altri conventi dello
stesso ordine (Fossano, Alessandria, Asti). Con il crescere del
numero dei religiosi si passò da forme di sostentamento
costituite unicamente da donazioni private a fonti di reddito
durevoli come compenso dei servizi religiosi prestati dai frati.
Accanto a rendite puramente moneta-rie, comparvero a fine Trecento
legati di terre o affitti di terreni che assicurarono entrate
regolari al convento.
Alla presenza francescana si
deve l’importanza che otten-nero nella cittadina il culto della
croce e quello dell’eu-carestia, mentre la documentazione non
consente di valutare il ruolo avuto dai frati nella repressione
del movi-mento valdese, ma occorre ricordare che l’inquisizione
fu esercitata da membri del-l’ordine domenicano, che per
mantenere una certa libertà d’azione preferì non appoggiarsi
al convento francescano divenuto in quegli anni riferimento
stabile per l’am-ministrazione cittadina.
La soppressione
definitiva del convento ebbe luogo nel 1802: la documentazione
raccolta dai frati venne allora smembrata tra varie istituzioni,
una di queste fu la Biblioteca Civica “Camillo Alliaudi” che
ancora oggi conserva il ricco patrimonio librario e documentale,
specchio della secolare presenza francescana nella città di
Pinerolo.
Chiara Povero
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