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Storia religiosa del Pinerolese

La politica ecclesiastica di casa Savoia - 1

di A.B.
Indiocesi.it - Anno 6 - N.1 - Gennaio 2010
 

    Il riconoscimento del diritto di nomina regia dei vescovi e degli abati era l'obiettivo prioritario di casa Savoia. Il fon-damento giuridico di questo diritto era l'indulto di Papa Nicolò V, il quale, il 10 gennaio 1492, aveva dichiarato che le chiese metropolitane, le cattedrali e le dignità abba-ziali sarebbero state provviste secondo l'intenzione e l'approvazione del Principe. Que-sto indulto andò incontro ad alterne vicende e a forti opposizioni tra Roma e Torino.

Alla fine del Seicento la politica ecclesiastica dei duchi di Savoia si caratterizzò per una controversia giurisdizionale con la Curia Romana, durata oltre 40 anni. Essa riguardava tre ambiti:

1. il diritto di nomina regia dei vescovati e abbazie che appariva connesso alla dignità regale acquisita nel 1713. Lo scopo era di garantirsi la fedeltà dell'alto clero;

2. il diritto del sovrano di tassare le terre possedute dalla Curia che consentiva una forma di evasione fiscale in quanto ogni famiglia poteva attribuire le sue proprietà ad un ecclesiastico allo scopo di sottrarle al fisco ducale;

3. il controllo del potere politico sugli atti del potere ecclesiastico; la concessione della forza pubblica (braccio secolare) per eseguire le sentenze dei tribunali ecclesiastici; il diritto di asilo nelle chiese, la competenza dei tribunali civili nel giudicare cause nelle quali fossero implicati ecclesiastici, la costruzione di nuove chiese, la predicazione del clero, la formazione di seminari.

Le maggiori divergenze riguardavano infine la nomina dei vescovi perché, come scrive uno storico: "i candidati ducali alle sedi vescovili erano scelti secondo la ragion di stato non condivisibile dalla Curia perchè fatta con criteri politici e clientelari che risentivano sia delle pressioni dell'aristocrazia sulla corte sia della volontà ducale di usare le nomine episcopali e abbaziali come sostegno alla politica dinastica”.

Nel 1700 l'assetto istituzionale della Chiesa nel Regno dei Savoia si configurò sulla base di due Concordati che vennero stipulati tra Torino e la Sede Apostolica. Quello di Vittorio Amedeo II (1727) con Papa Benedetto XIII che gli permise di collocare ecclesiastici di regia scelta al governo di un buon numero di sedi vescovili e abbaziali da tempo vacanti, e quello stipulato da Carlo Emanuele III (1741) con Papa Benedetto XIV.

Nel 1731 si ebbe una nuova rottura con Roma in quanto Papa Clemente XII emanò un decreto nel quale dichiarava nulli e invalidi gli accordi del suo predecessore (Benedetto XIII) con Vittorio Amedeo II ritenendo che la formula usata dall'indulto papale si riferisse ai Duchi di Savoia e non ai Regnanti sui territori piemontesi acquisiti dopo il 1452.

Il secondo concordato (1741) favorì lo sviluppo di un clima di minor tensione tra il clero locale e il governo e aprì nuove prospettive d'intervento statale nell'ambito della giurisdizione ecclesiastica e tra questi il riconoscimento reale del diritto di nomina dei vescovi e del diritto di imposizione fiscale.

La mancanza di omogeneità fra geografia politica ed ecclesiastica del Regno Sabau-do determinò la necessità di successive istruzioni da parte di Benedetto XIV ai vescovi del Regno Sardo e da parte del Sovrano ai responsabili dei territori, che erano soggetti alcuni agli "usi gallicani" e altri agli "usi italici ".

Nel corso di quel secolo (1700) viene alquanto modi-ficata la struttura ecclesiale del Regno: vengono aumen-tate le sedi vescovili adeguandone i confini a quelli delle province civili e ridimensionate le aree territoriali dipen-denti dalle Abbazie. Nacquero le diocesi di Pinerolo (1749), Iglesias (1763), Biella e Susa ( 1772), Chambery(1775) e Nuoro(1779).

Sintesi da A.B., Rivista Dio-cesana, n.2, 2005