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Il
riconoscimento del diritto di nomina regia dei vescovi e degli
abati era l'obiettivo prioritario di casa Savoia. Il fon-damento
giuridico di questo diritto era l'indulto di Papa Nicolò V, il
quale, il 10 gennaio 1492, aveva dichiarato che le chiese
metropolitane, le cattedrali e le dignità abba-ziali sarebbero
state provviste secondo l'intenzione e l'approvazione del
Principe. Que-sto indulto andò incontro ad alterne vicende e a
forti opposizioni tra Roma e Torino.
Alla fine del Seicento la politica
ecclesiastica dei duchi di Savoia si caratterizzò per una
controversia giurisdizionale con la Curia Romana, durata oltre 40
anni. Essa riguardava tre ambiti:
1. il diritto di nomina regia dei vescovati e
abbazie che appariva connesso alla dignità regale acquisita nel
1713. Lo scopo era di garantirsi la fedeltà dell'alto clero;
2. il diritto del sovrano di tassare le terre
possedute dalla Curia che consentiva una forma di evasione fiscale
in quanto ogni famiglia poteva attribuire le sue proprietà ad un
ecclesiastico allo scopo di sottrarle al fisco ducale;
3. il controllo del potere politico sugli atti
del potere ecclesiastico; la concessione della forza pubblica
(braccio secolare) per eseguire le sentenze dei tribunali
ecclesiastici; il diritto di asilo nelle chiese, la competenza dei
tribunali civili nel giudicare cause nelle quali fossero implicati
ecclesiastici, la costruzione di nuove chiese, la predicazione del
clero, la formazione di seminari.
Le maggiori divergenze riguardavano infine la
nomina dei vescovi perché, come scrive uno storico: "i
candidati ducali alle sedi vescovili erano scelti secondo la
ragion di stato non condivisibile dalla Curia perchè fatta con
criteri politici e clientelari che risentivano sia delle pressioni
dell'aristocrazia sulla corte sia della volontà ducale di usare
le nomine episcopali e abbaziali come sostegno alla politica
dinastica”.
Nel 1700 l'assetto istituzionale della Chiesa
nel Regno dei Savoia si configurò sulla base di due Concordati
che vennero stipulati tra Torino e la Sede Apostolica. Quello di
Vittorio Amedeo II (1727) con Papa Benedetto XIII che gli permise
di collocare ecclesiastici di regia scelta al governo di un buon
numero di sedi vescovili e abbaziali da tempo vacanti, e quello
stipulato da Carlo Emanuele III (1741) con Papa Benedetto XIV.
Nel 1731 si ebbe una nuova rottura con Roma in
quanto Papa Clemente XII emanò un decreto nel quale dichiarava
nulli e invalidi gli accordi del suo predecessore (Benedetto XIII)
con Vittorio Amedeo II ritenendo che la formula usata dall'indulto
papale si riferisse ai Duchi di Savoia e non ai Regnanti sui
territori piemontesi acquisiti dopo il 1452.
Il secondo concordato (1741) favorì lo
sviluppo di un clima di minor tensione tra il clero locale e il
governo e aprì nuove prospettive d'intervento statale nell'ambito
della giurisdizione ecclesiastica e tra questi il riconoscimento
reale del diritto di nomina dei vescovi e del diritto di
imposizione fiscale.
La mancanza di omogeneità fra geografia
politica ed ecclesiastica del Regno Sabau-do determinò la
necessità di successive istruzioni da parte di Benedetto XIV ai
vescovi del Regno Sardo e da parte del Sovrano ai responsabili dei
territori, che erano soggetti alcuni agli "usi
gallicani" e altri agli "usi italici ".
Nel corso di quel secolo (1700) viene alquanto
modi-ficata la struttura ecclesiale del Regno: vengono aumen-tate
le sedi vescovili adeguandone i confini a quelli delle province
civili e ridimensionate le aree territoriali dipen-denti dalle
Abbazie. Nacquero le diocesi di Pinerolo (1749), Iglesias (1763),
Biella e Susa ( 1772), Chambery(1775) e
Nuoro(1779).
Sintesi da A.B.,
Rivista Dio-cesana, n.2, 2005
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