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Editoriale

L'eterno presente

di Antonio Denanni
Indiocesi.it - Anno 5 - N.5 - novembre 2009
 

  Per secoli abbiamo guardato al passato come a un’eredità significativa, portatrice di saggezza, di direzione e di senso. Con uguale disincanto abbiamo guardato al futuro, con tensioni cariche di idealità, di progetti e di speranze. Forse anche un po’ cariche di un eccessivo ottimismo verso un mondo dagli obiettivi ambiziosi. Si pensi solo all’idea di progresso senza fine.

Oggi siamo al capolinea della storia così come è stata concepita finora con il suo dipanarsi tra presente, passato e futuro e il posizionarsi sull’eterno presente, sul tutto subito. La globalizzazione, l’ipercomunicazione tecnologica e soprattutto il consumismo ci hanno inchiodato al presente, all’attimo. Al godere immediatamente delle possibilità che questi processi ci offrono, senza le rinunce e le progettualità del passato.

Da un paio di decenni il presente è diventato egemonico, rendendo obsoleto il passato, quindi anche il suo insegnamento (di qui la crisi del passaggio di sapere e di esperienze tra generazioni) e con esso anche l’immaginazione del futuro. Insomma è una “sparizione del tempo”, come sostiene l’antropologo ed esperto dei “nonluoghi ”Augè (Che fine ha fatto il futuro, Eleuthera, 2009), e con esso anche del concetto di storia com’è stato inteso finora.

È un “sisma mentale” (Augè) che richiede una forte cura e un grande racconto.

Antonio Denanni