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Storia religiosa del Pinerolese

La presenza dei domenicani a Pinerolo

di Chiara Povero
Indiocesi.it - Anno 5 - N.5 - Novembre 2009
 

 La chiesa di San Domenico affacciata su piazza Marconi fu in passato la chiesa dei Domenicani; edificata nel Quattrocento e distrutta dai bombardamenti del 1693 e da un incendio devastante, fu all’epoca la più grande di Pinerolo.

La presenza dell’ordine dei predicatori nella cittadi-na si deve alla devozione di Amedeo VIII (futuro papa Felice V), che nel 1438 fondò, con l’indulto del papa, “unum religionis Beati Dominici conventum in villa Pinerolii” ed elargì un fondo di mille fiorini perché fosse edificato “in platea dictae villae Pinerolii” nei pressi della porta di San Francesco.

La fondazione fu osteggiata dai francescani che, vivendo di elemosina, temevano la concorrenza di un altro ordine mendicante. Tuttavia l’erezione del convento procedette grazie alla generosità dei duchi sabaudi, del comune e di privati cittadini. La costruzione del sacello e della chiesa, che dovevano ospitare un priore e alcuni frati dediti alla predicazione e ai divini uffici, andò a rilento: ancora nel 1684 i frati chiedevano sussidi per continuare i lavori.

I Domenicani comparvero a Pinerolo in un momento in cui la città era divenuta marginale rispetto al contesto politico piemontese: morto nel 1418 l’ultimo discendente degli Acaia, il Piemonte e i suoi domini erano stati annessi da Amedeo VIII con il conseguente trasferimento delle funzioni amministrative a Torino, relegando così in posizione subordinata città piemontesi che un tempo avevano avuto una certa rilevanza. La ricchezza economica di Pinerolo, derivante nel Trecento dal commercio della lana, è provata dalle generose elargizioni che le mae-stranze dell’arte della lana fecero a vantaggio dell’ordi-ne domenicano: un legato fu offerto nel 1484 da “non-nulli artistes et laborantes lanam”, mentre nel 1525 i tessitori di panno, che avevano la loro cappella nella chiesa, approvarono nuovi statuti. A dimostrazione dell’ancora fiorente tessuto commerciale della cittadina nel Quattrocento vi furono diversi commercianti, notai, avvocati e borghesi “burgenses” che lasciarono legati per i domenicani.

La ricchezza e il potere dell’ordine erano visibili nella chiesa e nell’annesso convento che all’epoca fu il più grande di Pinerolo e fu alquanto osteggiato da altri ordini: oltre ai francescani, entrarono in lite con i predicatori di San Domenico i canonici del Duomo per il pagamento delle decime, per i diritti di precedenza durante le processioni, per i diritti di sepoltura e per l’amministrazione dei sacramenti.

La presenza dei domenicani non fu però mai cospicua: la visita apostolica del 1584 annovera nel convento sei sacerdoti e due conversi, la chiesa era già in pessime condizioni: vi erano troppi altari e cappelle laterali, molte delle quali abbandonate, e il visitatore ordinò di ridurne il numero in ossequio alle prescrizioni triden-tine. Alla fine ‘600 la guerra e l’incendio distrussero una delle chiese più antiche di Pinerolo. La ricostruzione settecentesca ridusse notevolmente la grandezza dell’edificio, che non tornò mai più alle sue iniziali dimensioni. Nel 1801 il convento fu soppresso e i suoi beni assegnati all’ospedale degli infermi: il duca Vittorio Emanuele e il vescovo di Pinerolo mons. Bigex confermarono la cessione nel 1821 e nel 1824.

Chiara Povero