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La chiesa
di San Domenico affacciata su piazza Marconi fu in passato la
chiesa dei Domenicani; edificata nel Quattrocento e distrutta dai
bombardamenti del 1693 e da un incendio devastante, fu all’epoca
la più grande di Pinerolo.
La presenza dell’ordine dei predicatori nella
cittadi-na si deve alla devozione di Amedeo VIII (futuro papa
Felice V), che nel 1438 fondò, con l’indulto del papa, “unum
religionis Beati Dominici conventum in villa Pinerolii” ed
elargì un fondo di mille fiorini perché fosse edificato “in
platea dictae villae Pinerolii” nei pressi della porta di San
Francesco.
La fondazione fu osteggiata dai francescani
che, vivendo di elemosina, temevano la concorrenza di un altro
ordine mendicante. Tuttavia l’erezione del convento procedette
grazie alla generosità dei duchi sabaudi, del comune e di privati
cittadini. La costruzione del sacello e della chiesa, che dovevano
ospitare un priore e alcuni frati dediti alla predicazione e ai
divini uffici, andò a rilento: ancora nel 1684 i frati chiedevano
sussidi per continuare i lavori.
I Domenicani comparvero a Pinerolo in un
momento in cui la città era divenuta marginale rispetto al
contesto politico piemontese: morto nel 1418 l’ultimo
discendente degli Acaia, il Piemonte e i suoi domini erano stati
annessi da Amedeo VIII con il conseguente trasferimento delle
funzioni amministrative a Torino, relegando così in posizione
subordinata città piemontesi che un tempo avevano avuto una certa
rilevanza. La ricchezza economica di Pinerolo, derivante nel
Trecento dal commercio della lana, è provata dalle generose
elargizioni che le mae-stranze dell’arte della lana fecero a
vantaggio dell’ordi-ne domenicano: un legato fu offerto nel 1484
da “non-nulli artistes et laborantes lanam”, mentre nel 1525 i
tessitori di panno, che avevano la loro cappella nella chiesa,
approvarono nuovi statuti. A dimostrazione dell’ancora fiorente
tessuto commerciale della cittadina nel Quattrocento vi furono
diversi commercianti, notai, avvocati e borghesi “burgenses”
che lasciarono legati per i domenicani.
La ricchezza e il potere dell’ordine erano
visibili nella chiesa e nell’annesso convento che all’epoca fu
il più grande di Pinerolo e fu alquanto osteggiato da altri
ordini: oltre ai francescani, entrarono in lite con i predicatori
di San Domenico i canonici del Duomo per il pagamento delle
decime, per i diritti di precedenza durante le processioni, per i
diritti di sepoltura e per l’amministrazione dei sacramenti.
La presenza dei domenicani non fu però mai
cospicua: la visita apostolica del 1584 annovera nel convento sei
sacerdoti e due conversi, la chiesa era già in pessime
condizioni: vi erano troppi altari e cappelle laterali, molte
delle quali abbandonate, e il visitatore ordinò di ridurne il
numero in ossequio alle prescrizioni triden-tine. Alla fine ‘600
la guerra e l’incendio distrussero una delle chiese più antiche
di Pinerolo. La ricostruzione settecentesca ridusse notevolmente
la grandezza dell’edificio, che non tornò mai più alle sue
iniziali dimensioni. Nel 1801 il convento fu soppresso e i suoi
beni assegnati all’ospedale degli infermi: il duca Vittorio
Emanuele e il vescovo di Pinerolo mons. Bigex confermarono la
cessione nel 1821 e nel 1824.
Chiara Povero
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