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Il grandioso
complesso della Visitazione fu costruito nel 1630 per ospitare le
suore visitandine. La loro presenza a Pinerolo fu caldeggiata dal
vescovo di Ginevra, François De Sales, venuto in visita nella
cittadina nel 1622 e da Francesca Rabutin di Chantal, figlia della
fondatrice dell’ordine, che come moglie dell’allora
governatore di Pinerolo, Antoine Toulonjon, era stata nella
cittadina dal 1630 al 1633.
In quegli anni il Pinerolese era
passato per la seconda volta sotto il dominio dei francesi e la
nuova amministrazione aveva interesse nell’introdurre ordini
religiosi provenienti d’oltralpe. Durante il Seicento infatti,
il convento fu sotto la protezione del re Luigi XIV e le monache
in esso ospitate furono quasi tutte francesi; nel secolo
successivo, il monastero passò sotto la tutela dei duchi di
Savoia, tornati in possesso della zona dopo il Trattato di Torino
del 1696, ed anche la provenienza geografica delle suore coincise
con i territori sabaudi.
La comunità religiosa
visitandina rimase attiva fino al 1800 ed ospitò un numero
considerevole di monache provenienti soprattutto dai ceti elevati
del Pinerolese, del Saluzzese, delle valli e della pianura
circostanti. In totale tra la fine del Seicento e l’Ottocento le
vestizioni superarono il centinaio, la maggior parte di queste
giovani, che in media avevano 17 anni, proveniva dalla nobiltà
piemontese e subalpina che di conseguenza era anche la maggiore
fonte di finanziamento per l’istituzione che viveva innanzitutto
delle doti delle monache e delle elemosine, donazioni e lasciti
dei benefattori. I capitali che il convento ottenne vennero
utilizzati innanzitutto per riparare l’edificio dai danni del
bombardamento del 1693, quando i Savoia ripresero il controllo di
Pinerolo e in secondo luogo furono impiegati per acquistare una
discreta proprietà immobiliare adiacente al monastero, per
ampliarne le dimensioni oppure per comprare fondi ed appezzamenti
agricoli in grado di produrre quanto necessario per il
sostentamento della comunità.
Tra le famiglie più illustri
della nobiltà piemontese e subalpina che ebbero delle figlie
presenti nel monastero si ricordano gli Asinari di Bernezzo, i
Benso di Cavour, i Cacherano di Bricherasio, i Canalis di Cumiana,
i Della Chiesa di Cervignasco, i Falcombello ed i Falletti di
Pinerolo, i Nomis di Pollone, i Provana di Frossasco, i Roero di
Settime e quelli di Cortanze, i Saluzzo di Cardé, i Solaro di
Moretta e quelli di Savigliano. Ma le religiose potevano anche
provenire da famiglie del notabilato locale, avvocati, medici,
notai, consiglieri, o essere di condizione sociale più modesta,
anche se la percentuale è minore rispetto a quelle di estrazione
nobiliare.
Il monastero visitandino svolse
fino alla sua chiusura il ruolo di educandato per le giovani, un
compito complementare a quello compiuto dal collegio dei gesuiti
per i ragazzi e voluto dall’amministrazione cittadina che aveva
acconsentito alla presenza della comunità religiosa della
Visitazione a patto che si occupasse dell’istruzione delle
fanciulle dai 6 ai 18 anni. L’istruzione impartita aveva lo
scopo di insegnare i fondamenti della fede cattolica, ma erano
anche coltivati i doveri della vita civile, dato che le giovani
ospiti dell’educandato sarebbero poi state chiamate a diventare
mogli di notabili e uomini di corte oltreché madri e avrebbero
potuto influire sulle scelte amministrative e politiche dei loro
mariti e sull’educazione della loro prole. Per tal ragione le
materie oggetto di studio comprendevano la lingua italiana e
quella francese, la storia sacra e quella profana, la geografia,
la fisica, l’algebra, la musica, il disegno ed il ricamo, oltre
al catechismo ed alle pratiche religiose assidue.
Chiara Povero
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