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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



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Storia religiosa del Pinerolese

Le suore della Visitazione a Pinerolo

di Chiara Povero
Indiocesi.it - Anno 5 - N.3 - maggio 2009
 

   Il grandioso complesso della Visitazione fu costruito nel 1630 per ospitare le suore visitandine. La loro presenza a Pinerolo fu caldeggiata dal vescovo di Ginevra, François De Sales, venuto in visita nella cittadina nel 1622 e da Francesca Rabutin di Chantal, figlia della fondatrice dell’ordine, che come moglie dell’allora governatore di Pinerolo, Antoine Toulonjon, era stata nella cittadina dal 1630 al 1633.

In quegli anni il Pinerolese era passato per la seconda volta sotto il dominio dei francesi e la nuova amministrazione aveva interesse nell’introdurre ordini religiosi provenienti d’oltralpe. Durante il Seicento infatti, il convento fu sotto la protezione del re Luigi XIV e le monache in esso ospitate furono quasi tutte francesi; nel secolo successivo, il monastero passò sotto la tutela dei duchi di Savoia, tornati in possesso della zona dopo il Trattato di Torino del 1696, ed anche la provenienza geografica delle suore coincise con i territori sabaudi.

La comunità religiosa visitandina rimase attiva fino al 1800 ed ospitò un numero considerevole di monache provenienti soprattutto dai ceti elevati del Pinerolese, del Saluzzese, delle valli e della pianura circostanti. In totale tra la fine del Seicento e l’Ottocento le vestizioni superarono il centinaio, la maggior parte di queste giovani, che in media avevano 17 anni, proveniva dalla nobiltà piemontese e subalpina che di conseguenza era anche la maggiore fonte di finanziamento per l’istituzione che viveva innanzitutto delle doti delle monache e delle elemosine, donazioni e lasciti dei benefattori. I capitali che il convento ottenne vennero utilizzati innanzitutto per riparare l’edificio dai danni del bombardamento del 1693, quando i Savoia ripresero il controllo di Pinerolo e in secondo luogo furono impiegati per acquistare una discreta proprietà immobiliare adiacente al monastero, per ampliarne le dimensioni oppure per comprare fondi ed appezzamenti agricoli in grado di produrre quanto necessario per il sostentamento della comunità.

Tra le famiglie più illustri della nobiltà piemontese e subalpina che ebbero delle figlie presenti nel monastero si ricordano gli Asinari di Bernezzo, i Benso di Cavour, i Cacherano di Bricherasio, i Canalis di Cumiana, i Della Chiesa di Cervignasco, i Falcombello ed i Falletti di Pinerolo, i Nomis di Pollone, i Provana di Frossasco, i Roero di Settime e quelli di Cortanze, i Saluzzo di Cardé, i Solaro di Moretta e quelli di Savigliano. Ma le religiose potevano anche provenire da famiglie del notabilato locale, avvocati, medici, notai, consiglieri, o essere di condizione sociale più modesta, anche se la percentuale è minore rispetto a quelle di estrazione nobiliare.

Il monastero visitandino svolse fino alla sua chiusura il ruolo di educandato per le giovani, un compito complementare a quello compiuto dal collegio dei gesuiti per i ragazzi e voluto dall’amministrazione cittadina che aveva acconsentito alla presenza della comunità religiosa della Visitazione a patto che si occupasse dell’istruzione delle fanciulle dai 6 ai 18 anni. L’istruzione impartita aveva lo scopo di insegnare i fondamenti della fede cattolica, ma erano anche coltivati i doveri della vita civile, dato che le giovani ospiti dell’educandato sarebbero poi state chiamate a diventare mogli di notabili e uomini di corte oltreché madri e avrebbero potuto influire sulle scelte amministrative e politiche dei loro mariti e sull’educazione della loro prole. Per tal ragione le materie oggetto di studio comprendevano la lingua italiana e quella francese, la storia sacra e quella profana, la geografia, la fisica, l’algebra, la musica, il disegno ed il ricamo, oltre al catechismo ed alle pratiche religiose assidue. 

Chiara Povero