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I due
uomini dissero a Lot: "Il Signore ci ha mandato per
distruggere questo luogo, perché tremenda è la protesta salita
fino a lui contro i suoi abitanti. Perciò fa' uscire di qui i
tuoi figli, le tue figlie, i tuoi futuri generi, tutti i tuoi che
abitano in questa città e ogni altro parente, se ne hai
ancora".(…)
Lot era ancora indeciso, ma poiché il Signore voleva
risparmiarlo, quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le
due figlie, li fecero uscire e li lasciarono fuori della città.
Nel condurli fuori uno di essi diceva a Lot: - Scappa! Ne va della
tua vita! Non voltarti indietro. Non fermarti nella pianura! Fuggi
in montagna, così non verrai travolto dal disastro.
(…) Il sole si era levato e Lot era giunto a Zoar 24quando
il Signore fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e
fuoco. Il Signore distrusse quelle città e tutti i loro abitanti,
tutta la pianura e la vegetazione del territorio. Ma la moglie di
Lot si voltò indietro a guardare e divenne una statua di sale.
(Gen. 19,13-26)
Non vogliamo fermare la nostra attenzione su brani molto simili,
che potremmo trovare in altri testi appartenenti alla letteratura
classica, non vogliamo neanche cercare spiegazioni nell’ambito
geomorfologico della regione. Proviamo invece a soffermarci sulle
suggestioni che derivano da queste poche parole: Ma la moglie
di Lot si voltò indietro a guardare e divenne una statua di sale.
Giunti a una certa età (oltre il mezzo del
cammin di nostra vita…) viene meno l’entusiasmo, si ha
paura a guardare avanti, a progettare il futuro e spesso si
affaccia la tentazione di volersi rintanare nel ricordo del
dolce(?) passato. Subentra la nostalgia, a volte il rimpianto.
Devo confessare di non aver ancora risolto il
dubbio che da tempo mi accompagna: ieri era davvero migliore di
oggi, oppure è soltanto il ricordo della giovane età a illudermi
e tradirmi?
Il dubbio persiste anche perché la stessa
affermazione la sentivo dire da giovane adolescente in cerca del
mio futuro dagli anziani di allora e la condannavo senza riserve.
Certo a guardarsi attorno, non sembra oggi
godere di un periodo di gran fioritura la capacità di sognare, di
mettersi in gioco, di costruire progetti di ampio respiro per sé
e per il mondo in cui siamo inseriti. E questo sembra coinvolgere
giovani e adulti, ahimè!
Siamo tutti tentati, giovani e adulti, per un
motivo o per l’altro di voltarci indietro e al massimo,
semmai, di cogliere l’attimo.
Con quale esito? Se non ci sforziamo di
guardare avanti, saremo condannati alla sterilità: cristallizzati
come statue di sale!.
Carlo Gonella
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