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Supplemento d'anima

Yolande Mukagasana

di A.D.
Indiocesi.it - Anno 5 - N.3 - maggio 2009
 

  Yolande Mukagasana è stata insignita di recente di un premio UNESCO. Ruandese, infermiera tutsi, rifugiata in Belgio, è tra i principali testimoni del genocidio in Ruanda avvenuto nel 1994, dove sono morte un milione di persone. Tra queste i tre suoi figli, il marito Joseph, i suoceri e i fratelli del marito. La casa distrutta, lei si è salvata perché nascosta per tre mesi in casa di una donna hutu, indossando gli abiti tolti a un cadavere. Questa è la sua storia che racconta in giro per il mondo, anche in Italia, testimoniando queste atrocità affinché non si ripetano più. Dice: «Ho capito il valore della vita solo conoscendo la morte. Da allora, una spinta forte dentro di me mi dice di rendermi testimone di ciò che è accaduto, messaggera di vita soprattutto tra i giovani».
   Yolande è oggi madre di 21 orfani, adottati in seguito a quel genocidio, è autrice di alcuni libri che raccontano della sua vicenda ma anche di quella di chi è scampato, di chi ha ucciso. «Nel momento in cui ho messo piede sul vecchio continente, come rifugiata, ho capito che amavo ancora il mio paese nonostante le sofferenze patite. E ho capito che un giorno avrei fatto il lavoro che sto facendo: dialogare non solo con i superstiti del genocidio ruandese del 1994, ma anche con i boia. E cercare di mettere questi due dialoghi in prospettiva, per fare comunicare i boia con le vittime. Perché? Perché ne va della dignità del popolo ruandese. Non ci sarà riconciliazione senza giustizia, certo, ma non ce ne sarà neppure se i boia saranno demonizzati in blocco. Ciò che ho capito è che tra i boia, alcuni sono vittime dell'essere boia. Ed é a loro in modo particolare che dedico questo lavoro».         AD