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Editoriale

Immigrati

di Antonio Denanni
Indiocesi.it - Anno 5 - N.3 - maggio 2009
 

   Qualcuno sostiene che l’ostilità verso gli immigrati sia dovuta alla sostituzione di un atteggiamento sentimentale un po’ obsoleto - l’amore verso il prossimo - con uno più razionale: gli immigrati tolgono lavoro a società che già soffrono di disoccupazione e di crisi economica.
   Eppure guardando i dati - che nessuno contesta in modo serio - negli anni dal 1995 al 2005 il benessere dell’Europa sarebbe andato incontro a un declino senza l’ap-porto degli immigrati. In Gran Bretagna, dove il loro contributo all’economia è particolarmente alto (10 per cento), lasciano allo Stato 4 miliardi di dollari più di quanto costano. In Germania, nella sua vita ogni immigrante dà allo Stato 50000 euro più di quanti ne riceva. Vi è poi l’aiuto che viene dato ai paesi d’origine: il milione di indiani che vive negli Stati Uniti rappresenta solo uno 0,1 per cento della popolazione dell’In-dia, ma un 10 per cento del suo reddito.
   Date queste cifre, le buone regole dell’economia dovrebbero suggerire di accrescere gli investimenti per gli immigrati. Invece, seppur crescano le spese per accoglierli, con una rapidità ben superiore crescono quelle per tenerli fuori. Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti hanno aumentato del 400 per cento le spese per barriere e filtri all’immigrazione. L’Italia, dove i costi per accoglierli e quelli per respingerli si equivalevano, nel 2002 ha modificato il bilancio per dedicare solo il 20 per cento ai primi e l’80 per cento ai secondi.
   È il caso di dire che il valore morale dell’accoglienza e dell’amore verso il prossimo immigrato non solo sia giusto, ma anche economicamente conveniente.

Antonio Denanni