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Gino Girolomoni
nasce a Isola del Piano, sulle colline di Urbino. A ventitré anni
compra, indebitandosi, il monastero di Montebello e lo riporta in
vita. Ci abita con la moglie Tullia e i tre figli. Nella Valle del
Metauro tutto era in abbandono, oggi ci sono coltivazioni
biologiche, cooperative agricole, un pastificio, un agriturismo,
un laboratorio officinale. Girolomoni esporta i suoi prodotti
naturali fin negli Stati Uniti e in Giappone e pubblica, ogni tre
mesi, la rivista “Mediterraneo”. Ha lavorato talmente bene che
i suoi compaesani l’hanno tenuto sindaco per dieci anni.
Girolomoni non sopporta il progresso. È convinto che Dio punirà
l’uomo per aver calpestato quello che secondo lui è l’undicesimo
comandamento:”Non mischierai l’uomo con la bestia, né il
vegetale con l’animale”. Girolomoni afferma: ”Gli Ogm, la
clonazione, la brevettabilità delle forme viventi: siamo al
delirio di onnipotenza”. L’uomo si crede Dio, la vita viene
dall’uomo e non più da Dio. Per Girolomoni, quando mangiamo,
compiamo un atto sacro. Gesù, nell’Ultima Cena, benedice il
pane e il vino e li trasforma nel proprio corpo e nel proprio
sangue. Gino non vuole rinunciare a quel pane e a quel vino per
cibarsi di mostruosità concepite in provetta. A Gino, però,
rimane un desiderio: restaurare anche l’antica Chiesa del
monastero per riportare a Montebello i resti del biblista Sergio
Quinzio che si rifugiò nel suo monastero dal 1973 al 1987.
Simona Bruera
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