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Editoriale

Il suono del silenzio

di Antonio Denanni
Indiocesi.it - Anno 5 - N.1 - gennaio 2009
 

   Nella civiltà dei suoni e delle immagini, della comunicazione, della pubblicità e del marketing si pensa al silenzio solo come negazione del frastuono e della confusione che ci stringono d'assedio. Ma al di là del rumore c'è qualcosa di più. C'è il suono del silenzio, un mondo interiore da scoprire, o meglio, da riscoprire.

Già nel 1969 Simon e Garfunkel cantavano "The sound of silence".
"Si è molto discusso e scritto dei 'grandi silenzi' (mistici-estatici-emotivi), dei silenzi negativi (subiti o imposti), dei silenzi sintomo (di malattia o dolore), ma assai meno dei silenzi scelti - ha scritto Nicoletta Polla Mattiot nel libro Riscoprire il silenzio -; cercare una qualità volontaria e deliberata del tacere è un privilegio contemporaneo. Il mondo della comunicazione ha declinato fuori misura le possibilità di entrare in contatto, trasferire informazioni, dirsi, raccontarsi. Oggi siamo oltre i decibel, mentali e acustici, recepibili. L'alternativa, in termini di efficacia, la possibilità di farsi notare, è la privazione di qualsiasi suono, l'assenza di rumore".

Meglio fermarsi allora, perché, ,come scrive ancora Polla Mattiot: "A volte è semplicemente meglio tacere: per evitare lo spreco, per rivalutare le parole, anche le più comuni. Un apologo orientale contiene, pur senza darle, alcune spiegazioni: prima della predica di un maestro bud-dista, un uccellino iniziò a cantare, il maestro tacque e tutti ascoltarono in rapito silenzio, quando smise il maestro annunciò che la predica era finita e se ne andò".

Antonio Denanni