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Pagine di storia religiosa del Pinerolese

L'abbazia di Santa Maria e i rapporti con il potere

di Chiara Povero
Indiocesi.it - Anno 5 - N.1 - gennaio 2009
 

   Nelle vicende abbaziali dell’abbazia di Santa Maria è possibile distinguere sei periodi: il primo va dal 1064 al 1140 ed è segnato dalle donazioni di Adelaide di Savoia, di Immilla sua sorella e di Umberto suo figlio e di altri benefattori del monastero, che raggiunse il suo massimo sviluppo in quegli anni; il secondo periodo parte dal 1140 e si conclude nel 1246 con la sottomissione di Pinerolo ai conti di Savoia i quali misero in ombra il dominio della stessa abbazia sul territorio. A partire da quella data e fino al 1433 la cittadina attraversò un periodo fiorente, che la vide prima subordinata ai Savoia, senza che questo comportasse la perdita dell’autonomia comunale, per poi diventare capitale dello Stato dei principi d’Acaia. In questo terzo periodo della sua storia l’abbazia assistette alla progressiva diminuzione del suo potere temporale e fu costretta ad alienare alcune proprietà, che si ridussero alla Val Lemina e all’abitato di Abbadia. Il quarto periodo incomincia con la concessione dell’abbazia in commenda nel 1433: a partire da questa data gli abati che ressero l’abbazia non furono più claustrali, ossia monaci del convento, ma secolari, la maggior parte dei quali appartenente ad illustri famiglie legate ai Savoia. Il quinto periodo cominciò con la sostituzione dei monaci benedettini con quelli fogliensi nel 1590 e terminò con l’erezione della diocesi di Pinerolo nel 1748, evento che segnò la perdita di ogni giurisdizione per l’abbazia. Nel sesto periodo tornarono nuovamente gli abati claustrali e l’abbazia fu ridotta ad un semplice convento fino alla soppressione, avvenuta nel 1793 ad opera del governo francese.
   La prima donazione di cui fu beneficiaria l’abbazia di Santa Maria fu quella compiuta l’8 settembre 1064 dalla contessa Adelaide di Savoia. Negli anni successivi altri membri del suo casato furono egualmente generosi nel dotare l’abbazia.
   Per l’abbazia furono anni di espansione e di consolidamento del patrimonio fondiario e della giurisdizione dell’abate, con i privilegi spettanti all’ordine ed una giurisdizione “quasi episcopale” sui territori soggetti all’abbazia.
   Sin dall’origine gli abati claustrali di Santa Maria furono eletti dai monaci del monastero, come previsto dalla bolla di Gregorio VII del 4 aprile 1073.
   L’eletto avrebbe dovuto essere un monaco dell’ab-bazia, o in mancanza di candidati degni doveva appartenere ad un’altra; la sua elezione avrebbe dovuto ricevere il placet del potere secolare, oltrechè essere approvata dagli altri abati.
   Tuttavia, sin dal Trecento si ha notizia della contestazione di questo meccanismo d’elezione. La svolta avviene con la bolla del 10 gennaio 1461 quando il papa Nicolò V cambiò le disposizioni di nomina, concedendo al duca Ludovico di Savoia la nomina di tutti i benefici concistoriali, compresa quella dell’abate di Santa Maria. A partire da quella data gli abati furono tutti secolari, nominati dalla corte e appartenenti a nobili famiglie savoiarde o addirittura membri della dinastia regnante.
  
L’influenza dei duchi segnò la storia dell’abbazia sin dalla sua fondazione, con le donazioni della contessa Adelaide e dei suoi congiunti, e proseguì nei secoli seguenti. A partire dal 1433 con la cessione dell’abbazia in commenda i duchi ebbero un peso ancora più considerevole con la nomina degli abati commendatari.

Chiara Povero