| |
Nelle
vicende abbaziali dell’abbazia di Santa Maria è possibile
distinguere sei periodi: il primo va dal 1064 al 1140 ed è
segnato dalle donazioni di Adelaide di Savoia, di Immilla sua
sorella e di Umberto suo figlio e di altri benefattori del
monastero, che raggiunse il suo massimo sviluppo in quegli anni;
il secondo periodo parte dal 1140 e si conclude nel 1246
con la sottomissione di Pinerolo ai conti di Savoia i quali misero
in ombra il dominio della stessa abbazia sul territorio. A partire
da quella data e fino al 1433 la cittadina attraversò un periodo
fiorente, che la vide prima subordinata ai Savoia, senza che
questo comportasse la perdita dell’autonomia comunale, per poi
diventare capitale dello Stato dei principi d’Acaia. In questo
terzo periodo della sua storia l’abbazia assistette alla
progressiva diminuzione del suo potere temporale e fu costretta ad
alienare alcune proprietà, che si ridussero alla Val Lemina e all’abitato
di Abbadia. Il quarto periodo incomincia con la concessione
dell’abbazia in commenda nel 1433: a partire da questa data gli
abati che ressero l’abbazia non furono più claustrali, ossia
monaci del convento, ma secolari, la maggior parte dei quali
appartenente ad illustri famiglie legate ai Savoia. Il quinto
periodo cominciò con la sostituzione dei monaci benedettini con
quelli fogliensi nel 1590 e terminò con l’erezione della
diocesi di Pinerolo nel 1748, evento che segnò la perdita di ogni
giurisdizione per l’abbazia. Nel sesto periodo tornarono
nuovamente gli abati claustrali e l’abbazia fu ridotta ad un
semplice convento fino alla soppressione, avvenuta nel 1793 ad
opera del governo francese.
La prima donazione di cui fu
beneficiaria l’abbazia di Santa Maria fu quella compiuta l’8
settembre 1064 dalla contessa Adelaide di Savoia. Negli anni
successivi altri membri del suo casato furono egualmente generosi
nel dotare l’abbazia.
Per l’abbazia furono anni di
espansione e di consolidamento del patrimonio fondiario e della
giurisdizione dell’abate, con i privilegi spettanti all’ordine
ed una giurisdizione “quasi episcopale” sui territori soggetti
all’abbazia.
Sin dall’origine gli abati
claustrali di Santa Maria furono eletti dai monaci del monastero,
come previsto dalla bolla di Gregorio VII del 4 aprile 1073.
L’eletto avrebbe dovuto
essere un monaco dell’ab-bazia, o in mancanza di candidati degni
doveva appartenere ad un’altra; la sua elezione avrebbe dovuto
ricevere il placet del potere secolare, oltrechè essere approvata
dagli altri abati.
Tuttavia, sin dal Trecento si
ha notizia della contestazione di questo meccanismo d’elezione.
La svolta avviene con la bolla del 10 gennaio 1461 quando il papa
Nicolò V cambiò le disposizioni di nomina, concedendo al duca
Ludovico di Savoia la nomina di tutti i benefici concistoriali,
compresa quella dell’abate di Santa Maria. A partire da quella
data gli abati furono tutti secolari, nominati dalla corte e
appartenenti a nobili famiglie savoiarde o addirittura membri
della dinastia regnante.
L’influenza dei duchi segnò
la storia dell’abbazia sin dalla sua fondazione, con le
donazioni della contessa Adelaide e dei suoi congiunti, e
proseguì nei secoli seguenti. A partire dal 1433 con la cessione
dell’abbazia in commenda i duchi ebbero un peso ancora più
considerevole con la nomina degli abati commendatari.
Chiara Povero
|