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Lo sfondo è quello
spietato dell’Olocausto. Bruno (Asa Butterfield) è un bambino
di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione
porta la famiglia a trasferirsi dalla comoda casa di Berlino in un’area
desolata. Qui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e
nessuno con cui giocare. È così che, incurante delle continue
raccomandazioni della madre, decide di esplorare il giardino
posteriore e di spingersi verso la “fattoria” lì vicino, dove
incontra Shmuel (Jack Scanlon), un coetaneo “dal pigiama a
strisce” che vive una vita totalmente diversa dalla sua dall’altra
parte del filo spinato. Un incontro che conduce Bruno dall’innocenza
a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che lo
circonda… Nonostante quella recinzione a dividerli, le vite dei
due diventano inesorabilmente collegate. Il film è ricattatorio,
non è moralista e non produce nello spettatore uno struggimento
che pian piano si trasforma in un senso di fastidio. Non è
nemmeno consolatorio, perché in questa storia d’amicizia fra
Schmuel e Bruno non c’è assolutamente spazio per la redenzione.
I cattivi, che sono gli adulti, restano cattivi, e nei loro
sguardi non si coglie mai il rimorso o il pentimento. Il padre di
Bruno riesce ad essere ottuso e sgradevole fino all’ultimo
fotogramma, ed è una scelta giusta e coraggiosa, tanto più se si
pensa che il film, targato Disney, nasce come prodotto destinato a
un pubblico di bambini. L’idea di base è originale (un bambino
che crede che il campo di prigionia sia una fattoria in cui lavora
gente in pigiama), anche se non possiamo non pensare a La vita
è bella di Roberto Benigni.
Il bambino con il pigiama a righe ci
racconta la malvagità umana, per poi lasciarci sconcertati con un
finale a dir poco tremendo che ci fa capire perché ci troviamo di
fronte a un’ opera coraggiosa. Interessanti sono poi i
personaggi di Schmuel, che si porta dietro una dolorosa
consapevolezza, e di Bruno, che smettendo di adorare il padre
diventa adulto a soli 8 anni. Debole invece, e stereotipata, la
mamma di Bruno (Vera Farmiga), divisa fra l’amore per il marito
e l’orrore di fronte al massacro degli ebrei.
Walter Gambarotto
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