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Pagine di storia religiosa del Pinerolese

L'abbazia di Santa Maria di Pinerolo

di Chiara Povero
Indiocesi.it - Anno 4 - N.5 - novembre 2008
 

   L’abbazia benedettina di Santa Maria di Pinerolo, fondata in “Burgo Santi Verani” nel 1064 per volontà della contessa Adelaide di Savoia, è protagonista di una storia che attraversa sette secoli, fino a quando l’autorità del suo abate fu sostituita da quella della diocesi di Pinerolo istituita nel 1748.

Finora l’abbazia è stata oggetto di pochi studi, concentrati nel secolo scorso e finalizzati ad esplorare il periodo medievale del monastero: si ricordino gli studi di C. Alliaudi, C. Cipolla, F. Gabotto, e negli anni sessanta quelli di A. F. Parisi. Molto resta da fare per sondare l’evo moderno, sul quale la documentazione si presenta sì abbondante, ma anche molto dispersa.

Gli storici locali che hanno pubblicato opere sulla storia di Pinerolo (P. Caffaro, D. Carutti, A. Pittavino) hanno reso testimonianza del ruolo degli abati e dell’abbazia di Santa Maria non solo nelle vicende della cittadina, ma anche di tutto il territorio circostante su cui gli abati ebbero giurisdizione. Tuttavia, il loro lavoro deve essere aggiornato da un’attenta verifica delle fonti, sebbene rimanga un punto di partenza imprescindibile.

Più recentemente, saggi monografici e convegni di storia locale, anche se non rivolti in modo specifico alle vicende dell’abbazia, hanno messo in luce la sua importanza nelle vicende della valle e dell’abitato di Pinerolo. Come si è fatto nel V centenario della consacrazione della Chiesa di San Donato, nel seminario di studi dal titolo “Il Cinquecento religioso nel Pinerolese”, in cui si é cercato di mettere a fuoco un’epoca cruciale nella vita religiosa ed artistica dell'abbazia pinerolese, inserendola nella storia di uno spazio di frontiera, com'é stato il Piemonte occidentale, lungo un arco cronologico che va oltre il secolo XVI.

Studiare oggi la storia dell’Abbazia di Santa Maria consente di capire il peso avuto da questa istituzione nella storia religiosa, politica, economica e sociale non solo di Pinerolo, ma anche delle valli e dei centri abitati dell’area subalpina. Se infatti è vero che la sua area di influenza si è molto ridotta nei secoli, resta pur innegabile che gli abati abbiano giocato un ruolo di tutto rilievo in quest’area strategicamente importante, come dimostra il passaggio continuo di truppe francesi e sabaude e come provano anche le frizioni intercorse tra il potere secolare e quello ecclesiastico per il controllo della nomina dell’abate.

Inoltre, se si considera la presenza sul territorio piemontese di altre istituzioni religiose coeve all'abbazia pinerolese (si pensi a Novalesa, a Sant'Antonio di Ranverso, a S. Michele della Chiusa, a S. Giusto di Susa, alle abbazie intitolate come quella di Pinerolo a Santa Maria di Cavour, Caramagna, Staffarda e Vezzolano) si disegna una geografia del sacro in grado non solo di offrire un panorama delle devozioni locali, ma anche di mostrare l’esi-stenza di centri di potere e di influenza in quest'area.

La loro evoluzione, lungo un arco cronologico ampio, dimostra il graduale e difficoltoso processo di accentramento esercitato dall’am-ministrazione centrale in opposizione al fenomeno del decentramento dell’au-torità avvenuto nell’epoca medievale, in cui si colloca la fondazione delle abbazie. In età moderna la nascita dello Stato rende necessari il contenimento e l’elimi-nazione degli altri centri di potere presenti sul territorio, le cui autonomie vengono progressivamente erose per essere ricondotte ad un disegno di uniformità ed accentramento, premessa indispensabile alla realizzazione di un soggetto politico capace di esercitare il proprio controllo su tutto il territorio.

Chiara Povero