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L’abbazia
benedettina di Santa Maria di Pinerolo, fondata in “Burgo Santi
Verani” nel 1064 per volontà della contessa Adelaide di Savoia,
è protagonista di una storia che attraversa sette secoli, fino a
quando l’autorità del suo abate fu sostituita da quella della
diocesi di Pinerolo istituita nel 1748.
Finora l’abbazia è stata oggetto di pochi
studi, concentrati nel secolo scorso e finalizzati ad esplorare il
periodo medievale del monastero: si ricordino gli studi di C.
Alliaudi, C. Cipolla, F. Gabotto, e negli anni sessanta quelli di
A. F. Parisi. Molto resta da fare per sondare l’evo moderno, sul
quale la documentazione si presenta sì abbondante, ma anche molto
dispersa.
Gli storici locali che hanno pubblicato opere
sulla storia di Pinerolo (P. Caffaro, D. Carutti, A. Pittavino)
hanno reso testimonianza del ruolo degli abati e dell’abbazia
di Santa Maria non solo nelle vicende della cittadina, ma anche di
tutto il territorio circostante su cui gli abati ebbero
giurisdizione. Tuttavia, il loro lavoro deve essere aggiornato da
un’attenta verifica delle fonti, sebbene rimanga un punto di
partenza imprescindibile.
Più recentemente, saggi monografici e convegni
di storia locale, anche se non rivolti in modo specifico alle
vicende dell’abbazia, hanno messo in luce la sua importanza
nelle vicende della valle e dell’abitato di Pinerolo. Come si è
fatto nel V centenario della consacrazione della Chiesa di San
Donato, nel seminario di studi dal titolo “Il Cinquecento
religioso nel Pinerolese”, in cui si é cercato di mettere a
fuoco un’epoca cruciale nella vita religiosa ed artistica
dell'abbazia pinerolese, inserendola nella storia di uno spazio di
frontiera, com'é stato il Piemonte occidentale, lungo un arco
cronologico che va oltre il secolo XVI.
Studiare oggi la storia dell’Abbazia di Santa
Maria consente di capire il peso avuto da questa istituzione nella
storia religiosa, politica, economica e sociale non solo di
Pinerolo, ma anche delle valli e dei centri abitati dell’area
subalpina. Se infatti è vero che la sua area di influenza si è
molto ridotta nei secoli, resta pur innegabile che gli abati
abbiano giocato un ruolo di tutto rilievo in quest’area
strategicamente importante, come dimostra il passaggio continuo di
truppe francesi e sabaude e come provano anche le frizioni
intercorse tra il potere secolare e quello ecclesiastico per il
controllo della nomina dell’abate.
Inoltre, se si considera la presenza sul
territorio piemontese di altre istituzioni religiose coeve
all'abbazia pinerolese (si pensi a Novalesa, a Sant'Antonio di
Ranverso, a S. Michele della Chiusa, a S. Giusto di Susa, alle
abbazie intitolate come quella di Pinerolo a Santa Maria di
Cavour, Caramagna, Staffarda e Vezzolano) si disegna una geografia
del sacro in grado non solo di offrire un panorama delle devozioni
locali, ma anche di mostrare l’esi-stenza di centri di potere e
di influenza in quest'area.
La loro evoluzione, lungo un arco cronologico
ampio, dimostra il graduale e difficoltoso processo di
accentramento esercitato dall’am-ministrazione centrale in
opposizione al fenomeno del decentramento dell’au-torità
avvenuto nell’epoca medievale, in cui si colloca la fondazione
delle abbazie. In età moderna la nascita dello Stato rende
necessari il contenimento e l’elimi-nazione degli altri centri
di potere presenti sul territorio, le cui autonomie vengono
progressivamente erose per essere ricondotte ad un disegno di
uniformità ed accentramento, premessa indispensabile alla
realizzazione di un soggetto politico capace di esercitare il
proprio controllo su tutto il territorio.
Chiara Povero
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