| |
Esiste una diffusa tendenza a lamentarsi
degli altri,
perché pretendiamo
che si
comportino secondo le nostre aspettative. Cioè secondo il nostro
modo di vedere le cose, i nostri modelli di pensiero, le nostre
convinzioni sociali, politiche, religiose.
In questo atteggiamento l’aspetto che merita
particolare attenzione non è la lamentela, ma il nostro “pretendere”.
A volte siamo esigenti nei confronti di noi stessi e con lo stesso
metro esigiamo molto dagli altri. Oppure abbiamo una scarsa stima
di noi stessi e facciamo pressione sugli altri perché siano e
facciano quello che vorremmo essere e saper fare noi stessi. Le
aspettative nei confronti di noi stessi, diventate così “pretese”
nei confronti degli altri, sono motivo di stress, di
incomprensioni e dissapori, a volte di veri conflitti.
Dagli altri pretendiamo che siano come sogniamo
di essere noi: più giusti, precisi, osservanti. Ma l’altro è
precisamente “un altro”, è come è, come desidera o ha
programmato di essere, o come cerca di essere. Ci aspettiamo più
dagli altri che da noi stessi.
La logica cristiana dell’attesa dagli altri
è quella del dono d’amore, del dare. Diamo generosamente,
seminiamo largamente, consapevoli che se seminiamo il bene presto
germoglierà. La logica cristiana dell’attesa è anche quella
del rispetto, ad imitazione di quello paziente di Dio, che aspetta
anche quando la nostra libertà sceglie diversamente. L’etica
della gratuità e del rispetto è un’etica incentrata sul dono,
ma anche sulla libertà.
Antonio Denanni
|