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In una stanza
d'ospedale si incontrano due anziani, entrambi malati di cancro,
ad affrontare il dolore della malattia e la futura prospettiva
della morte. Edward Cole, proprietario di quella e di altre
strutture ospedaliere, è bianco, ricco, arrogante, burbero e
solo. Carter Chambers, meccanico in pensione addolorato per non
aver potuto completare gli studi, è nero, riflessivo, colto, e
vive circondato dalle premure e dall’affetto della sua famiglia.
Nonostante le differenti origini tra i due nasce un rapporto di
amicizia vero e profondo. Decisi a non subire passivamente la
sorte che il destino ha loro riservato, anziché distruggersi nell’angoscia
decidono di ribellarsi al cancro realizzando tutto ciò che non
hanno mai potuto fare prima per mancanza di tempo, di denaro o
semplicemente per pigrizia. Compilano così la "lista del
capolinea", un elenco di sogni mai concretizzati e, decisi a
mettere in atto i loro desideri prima che sia troppo tardi,
scappano dall’ospedale.
In questa avventura straordinaria, man mano che cancellano dalla
lista le esperienze messe in pratica, i due uomini scopriranno il
meglio di loro stessi e le gioie offerte dalla vita. Quando Carter
muore, Edward ricorderà con commozione lo sconosciuto diventato,
nella sofferenza ma anche nella gioia, il suo migliore amico.
Gradevole e toccante questo racconto allegorico sull’amicizia
tra due uomini totalmente diversi e costretti ad una convivenza
forzata, grazie alla quale scopriranno con sorpresa di avere
impensate risorse in comune. La lotta per non sottomettersi al
male e il desiderio di scoprire il lato bello delle cose creano,
lungo lo snodarsi della narrazione, scoppi di impulsiva vivacità
e momenti di intensa riflessione. Le asprezze relative ai
caratteri dei due protagonisti si spianano man mano che si
conoscono, lasciando
spazio ad un rispetto reciproco nella sensazione di avere l’oppor-tunità
di migliorarsi vicendevolmente. Ognuno dei due ha qualcosa di
unico da donare all'altro e nello stesso tempo di ritrovare la
parte nascosta e più bella di se stesso. Attraverso un percorso
originale di creatività, affiatamento, amicizia e stima, il
regista ci porta a guardare la malattia e la morte con dignità.
Il titolo del film esprime chiaramente l’idea tematica alla base
di tutto il processo narrativo: non è mai troppo tardi per vivere
pienamente la propria esistenza e accettare il male senza
compatirsi.
Walter Gambarotto
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