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Cineforum

Non è mai troppo tardi

un film di Rob Reiner (2008)
Indiocesi.it - Anno 4 - N.4 - settembre 2008
 

   In una stanza d'ospedale si incontrano due anziani, entrambi malati di cancro, ad affrontare il dolore della malattia e la futura prospettiva della morte. Edward Cole, proprietario di quella e di altre strutture ospedaliere, è bianco, ricco, arrogante, burbero e solo. Carter Chambers, meccanico in pensione addolorato per non aver potuto completare gli studi, è nero, riflessivo, colto, e vive circondato dalle premure e dall’affetto della sua famiglia.
Nonostante le differenti origini tra i due nasce un rapporto di amicizia vero e profondo. Decisi a non subire passivamente la sorte che il destino ha loro riservato, anziché distruggersi nell’angoscia decidono di ribellarsi al cancro realizzando tutto ciò che non hanno mai potuto fare prima per mancanza di tempo, di denaro o semplicemente per pigrizia. Compilano così la "lista del capolinea", un elenco di sogni mai concretizzati e, decisi a mettere in atto i loro desideri prima che sia troppo tardi, scappano dall’ospedale
.
In questa avventura straordinaria, man mano che cancellano dalla lista le esperienze messe in pratica, i due uomini scopriranno il meglio di loro stessi e le gioie offerte dalla vita. Quando Carter muore, Edward ricorderà con commozione lo sconosciuto diventato, nella sofferenza ma anche nella gioia, il suo migliore amico.
Gradevole e toccante questo racconto allegorico sull’amicizia tra due uomini totalmente diversi e costretti ad una convivenza forzata, grazie alla quale scopriranno con sorpresa di avere impensate risorse in comune. La lotta per non sottomettersi al male e il desiderio di scoprire il lato bello delle cose creano, lungo lo snodarsi della narrazione, scoppi di impulsiva vivacità e momenti di intensa riflessione. Le asprezze relative ai caratteri dei due protagonisti si spianano man mano che si conoscono
, lasciando spazio ad un rispetto reciproco nella sensazione di avere l’oppor-tunità di migliorarsi vicendevolmente. Ognuno dei due ha qualcosa di unico da donare all'altro e nello stesso tempo di ritrovare la parte nascosta e più bella di se stesso. Attraverso un percorso originale di creatività, affiatamento, amicizia e stima, il regista ci porta a guardare la malattia e la morte con dignità.
Il titolo del film esprime chiaramente l’idea tematica alla base di tutto il processo narrativo: non è mai troppo tardi per vivere pienamente la propria esistenza e accettare il male senza compatirsi.

Walter Gambarotto