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Pagine di storia della chiesa pinerolese

La chiesa al tempo della rivoluzione francese

di Aurelio Bernardi
Indiocesi.it - Anno 4 - N.4 - settembre 2008
 

 L'insurrezione francese suscita nel Pinerolese molte speranze: nei liberali che vedevano sorgere l'invocata libertà, nei valdesi che speravano di ottenere la parità di culto, ed infine in tutti coloro che auspicavano un nuovo ordine che avrebbe portato uguaglianza, fraternità e libertà al popolo.

Michele Buniva, Sebastiano Giraud, capi della Loggia massonica di Pinerolo, e il pastore valdese Samuele Peyran di Pomaretto, che era stato segretario di Voltaire - tutti in stretto collegamento con i massoni di Francia - diffondono proclami, promet-tendo ai contadini ed agli operai la liberazione da tutti i balzelli e la distribuzione dei beni delle famiglie nobili.

Sull'esempio della plebe parigina invitano a sollevarsi e a proclamare la sovranità popolare, propugnando il rovesciamento della monarchia sabauda.

Nel 1793, ritenendo la Francia colpita a morte dalle discordie interne e dagli alleati, Vittorio Amedeo III (1773-1796) le dichiara guerra pensando di poter allargare i confini del suo stato.

Pinerolo diviene, per la sua posizione geografica, la sede dell'Armata delle Alpi: l'esercito, però, era male organizzato e senza alcuna esperienza.

La Val Pellice è teatro di forti scontri.

Vengono sequestrate le campane delle chiese. Le tre campane di S. Donato vengono inviate all'Arsenale di Torino per costruire cannoni.

La guerra rovinosa termina con l'armistizio di Cherasco nel 1796, e Pinerolo è costretta a fornire viveri e foraggi alle truppe francesi che depredano le campagne.

Si aggiunge alla miseria, anche la carestia.

Nel 1796 a Vittorio Amedeo III succede Carlo Emanuele IV (1796-1802), un personaggio malaticcio e insignificante, incapace di opporre resistenza alla marcia della rivoluzione.

Il proclama rivoluzionario che chiede la sollevazione dei piemontesi ed inneggia a Napoleone passa di mano in mano.

Nel luglio 1797 Bricherasio si solleva contro i conti Cacherano per l'uso delle acque del Pellice destinate ai pascoli, ed invece convogliate verso le loro proprietà terriere.

A Campiglione, il Marchese Luserna di Rorà è assediato nel suo castello da 2 mila valdesi.

L'8 dicembre 1797 fa il suo ingresso in città il 2° Vescovo di Pinerolo, Giuseppe Maria Grimaldi, uomo di grande cuore e di spirito liberale. Egli scende tra il popolo invitandolo alla pace e reclamando giustizia, al di fuori di ogni violenza.

Frattanto dal Colle della Croce, fuoriusciti piemontesi e rivoluzionari francesi violano i confini ed incitano gli abitanti delle Valli alla rivolta. Pinerolo vede passare truppe reali dirette nella Val Pellice per sbarrare loro il passo. Il terrore e la confusione regnano ovunque.

Il Direttorio francese, sospettando che Carlo Emanuele IV aderisca alla Lega di Inghilterra, Austria, Russia e Turchia, manda le sue truppe a invadere il Piemonte onde abbattere il regno, costituendo a Torino un governo repubblicano provvisorio. Il Re si rifugia in Sardegna il 9 dicembre 1798, impotente a resistere alle pressioni del Governo francese.

Il 21 settembre 1798, 4500 soldati, agli ordini del generale La Suire, erano entrati in Pinerolo dalla Porta di Francia. Il Comune è obbligato al mantenimento dell'esercito francese ed al versamento di un tributo di cinquantamila lire, pagabili in denaro e preziosi, da ottenere dai nobili, dai ricchi e dal clero, considerati nemici dei princìpi repubblicani.

Il La Suire minaccia il saccheggio della Città e con una lettera ai "cittadini consiglieri" sollecita il pagamento del tributo entro ventiquattro ore. 

La municipalità supplica la cittadinanza ad intervenire offrendo "doni patriottici".

I Giacobini chiudono al culto la Chiesa di S. Domenico e la trasformano in pubblico teatro e luogo per balli e banchetti.

Il clero è profondamente diviso sul piano politico: alcuni vedono di buon occhio il nuovo ordinamento repubblicano trascinati dalla rivolta contro le sfacciate ricchezze e i disgustosi privilegi, altri sono preoccupati dall'emergere di forti tendenze antireligiose.

(2.Continua)

Aurelio Bernardi, Rivista diocesana, n.1 del 2004