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Renato Magnoni, fra i ghiacci la sua felicità

Un eremita all'ospizio Gran San Bernardo

di Simona Bruera
Indiocesi.it - Anno 4 - N.4 - settembre 2008
 

Renato, varesino, è un artigiano di 66 anni. Fin dall’infanzia è vissuto a Milano, non è sposato. Da due anni è in pensione e ha deciso di diventare oblato e condividere la vita di quattro frati che abitano l’ospizio costruito nel 1050 da San Bernardo di Menthon, patrono delle Alpi e degli alpinisti. I monaci si chiamano canonici regolari di Sant’Agostino, anche se li ha fondati San Bernardo. Sono appena 65 sparsi fra Svizzera ed Italia. L’ospizio è situato nel cuore delle Alpi a 2473 metri di altitudine sul colle del Gran San Bernardo. Senza televisione, senza radio, senza giornali. Solo la copia di “Avvenire” del venerdì, se qualche pellegrino sale al convento in pellegrinaggio. In inverno si raggiungono i 30° sotto zero. Tira vento estate ed inverno, soffia anche a 268 Km orari e può sollevare metri e metri di neve. Davanti all’ospizio si forma un muro bianco e bisogna uscire dalle finestre del primo piano. Molte persone salgono al convento spinte dalla voglia di ascolto interiore, di intimità con la natura, alla ricerca di un luogo dello spirito. Arrivano con gli sci ai piedi, tre ore di marcia sulla neve. La prima volta che Renato salì al Gran San Bernardo, aveva circa 40 anni. In compagnia di amici si fermò per una notte al convento. Un suo amico, vedendo una strana luce nei suoi occhi, gli disse di fermarsi lì per sempre. Aveva visto giusto. Renato per anni è salito al convento e appena ha potuto ha chiesto al priore di prenderlo all’ospizio. Solo al colle ha trovato la pienezza della vita, la risposta al suo bisogno di solitudine e silenzio.

Simona Bruera