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La società, il
gruppo di riferimento, i media definiscono continuamente ciò che
è bene, ciò che è appropriato, ciò che è corretto, ciò che
è «in». Simmetricamente definiscono ciò che è male, ciò che
è inappropriato... ciò che è «out». Se in una società le
istituzioni richiamano continuamente determinati valori (ad es. la
solidarietà) e stigmatizzano sistematicamente determinati
atteggiamenti (ad es. l’ostilità verso gli immigrati), una
parte degli intervistati preferisce non rivelare le proprie
preferenze se esse sembrano confliggere con ciò che è
considerato socialmente desiderabile». L’autore poi prosegue
sostenendo che nella cultura dominante vi è un pregiudizio verso
il voto di destra. Ragion per cui la persona non si scopre nel
dire le proprie opinioni o comportamenti, per cui i sondaggi
sovente non riescono.
Lo
scritto
richiama alla
mente il comportamento che si avverte
sovente anche in campo religioso nei vari luoghi del vivere
civile, specie giovanile, dove i luoghi comuni sulla pratica
religiosa, specie cattolica, sono ampi e diffusi (“come, vai
ancora in chiesa?”). Per cui molti, seppur credenti e
praticanti, intimoriti da questa pressione sociale se ne stanno
zitti e abbottonati. Il tutto a scapito della testimonianza!
Antonio Denanni
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