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Pagine di storia della chiesa pinerolese

La chiesa al tempo della rivolizione francese - 1

di Aurelio Bernardi
Indiocesi.it - Anno 4 - N.3 - giugno 2008
 

  Il primo settecento
Pinerolo godette per quasi tutto il 1700 di un periodo di pace; assunse un volto nuovo e conquistò un certo benessere. Fioriva nelle campagne circostanti l'agricoltura e si sviluppava l'allevamento del bestiame.
  Il Comune acquistò le mura demolite ed i fossati delle fortificazioni, realizzò una grande spianata che partiva dalla Porta di Francia sino alla Porta di Torino, e quel pia-no diede uno sviluppo edilizio che trasformò la Città.
   Ricostituito nel 1700 il Senato Pinerolese, sotto la denominazione di Consiglio Superiore, nel 1729 la Città ha nuovi Statuti, poi, soppresso definitivamente il Senato, le sue attribuzioni vennero divise tra la Prefettura e l'Intendenza o Provincia.
   Nel 1733 Carlo Emanuele III abolì il Consiglio dei Cento e dei Venticinque e diede vita ad un Consiglio Comunale composto da un Sindaco e da sei membri e confermò gli usi della Chiesa Gallicana.
   Nel 1746 venne trasferito da Torino a Pinerolo l'Ospizio dei Catecumeni per promuo-vere il ritomo al cattolicesimo dei valdesi che ormai erano maggioranza nelle Valli di Luserna e di S. Martino.
   Nel 1747 il Re chiese al Papa Benedetto XIV l'istituzione della Diocesi di Pinerolo onde dare sempre maggior importanza alla città. La popolazione, dai 5 mila abitanti all'inizio del secolo, era passata a 7 mila.
   L'erezione solenne della nuova sede episcopale avvenne il 6 aprile 1749, ed il 29 giugno dello stesso anno Pinerolo accoglierà il suo primo vescovo, che segnerà il tramonto dell'Abbazia di S. Maria e la piena autonomia dalla Diocesi di Torino. La Città
, ancora capoluogo di Provincia, è annoverata tra le più fiorenti del Piemonte ed alle sue fiere accorrono mercanti dalla Savoia e dal Delfinato. L'industria della lana, seta e carta, dà lavoro a 1500 operai.
   Nel Collegio dei Gesuiti, sorto nel 1684 e ricostruito da Amedeo II nel 1698 sul Monte Oliveto, si studia il latino, il greco, la matematica, la fisica e l'astronomia; questo Collegio dei nobili resterà in vita sino al 1773, sostituito poi da un Collegio Reale. Prosperano in città gli studi scientifici, giuridici ed economici e nel risveglio culturale primeggiano alcuni personaggi (M. Buniva, S. Gerard, B. Bocchiardo) iscritti e propugnatori della loggia massonica.

 Il ritorno al passato
  
Le monarchie, succedute da due secoli ai grandi feudatari, avevano instaurato governi assoluti che privavano il popolo di molte libertà, conculcavano i diritti umani e la giustizia.
  Vittorio Amedeo II (1675-1730), con il suo fasto e la sua disinvolta amministrazio-ne, aveva condotto lo Stato sull'orlo del fallimento. Carlo Emanuele III (1730-1773) aveva perseguitato gli intellettuali e gli uomini di scienza, considerandoli responsabili delle rivolte popolari. Vittorio Amedeo III (1773-1796) instaurerà una politica fortemente conservatrice e il ritorno al regime feudale.
   Le condizioni sociali del popolo erano dure e rinacque un forte malcontento veden-do ritornare privilegi che sembravano ormai estinti.
   Era evidente che in questa situazione il pensiero degli enciclopedisti francesi, apportatori di idee innovatrici e di civile progresso, aveva trovato largo spazio in Piemonte in contrapposizione ai reazionari che non accet-tavano il tramonto dei propri privilegi.
   Nel 1789, data dell'assalto alla Bastiglia di Parigi, scoppiano rivolte contro i feudatari in varie città piemontesi, e nel 1791 gruppi di affamati percorrono le strade di Pinerolo al grido di "Viva la Francia, Viva Parigi".

Aurelio Bernardi, Rivista diocesana, n.1 del 2004 (1.Continua)