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Il primo settecento
Pinerolo godette per quasi tutto il 1700
di un periodo di pace; assunse un volto nuovo e conquistò un
certo benessere. Fioriva nelle campagne circostanti l'agricoltura
e si sviluppava l'allevamento del bestiame.
Il Comune acquistò le mura demolite ed i fossati delle
fortificazioni, realizzò una grande spianata che partiva dalla
Porta di Francia sino alla Porta di Torino, e quel pia-no diede
uno sviluppo edilizio che trasformò la Città.
Ricostituito nel 1700 il Senato Pinerolese, sotto la
denominazione di Consiglio Superiore, nel 1729 la Città ha nuovi
Statuti, poi, soppresso definitivamente il Senato, le sue
attribuzioni vennero divise tra la Prefettura e l'Intendenza o
Provincia.
Nel 1733 Carlo Emanuele III abolì il Consiglio dei
Cento e dei Venticinque e diede vita ad un Consiglio Comunale
composto da un Sindaco e da sei membri e confermò gli usi della
Chiesa Gallicana.
Nel 1746 venne trasferito da Torino a Pinerolo
l'Ospizio dei Catecumeni per promuo-vere il ritomo al
cattolicesimo dei valdesi che ormai erano maggioranza nelle Valli
di Luserna e di S. Martino.
Nel 1747 il Re chiese al Papa Benedetto XIV
l'istituzione della Diocesi di Pinerolo onde dare sempre maggior
importanza alla città. La popolazione, dai 5 mila abitanti
all'inizio del secolo, era passata a 7 mila.
L'erezione solenne della nuova sede episcopale
avvenne il 6 aprile 1749, ed il 29 giugno dello stesso anno
Pinerolo accoglierà il suo primo vescovo, che segnerà il
tramonto dell'Abbazia di S. Maria e la piena autonomia dalla
Diocesi di Torino. La Città, ancora
capoluogo di
Provincia, è annoverata tra le più
fiorenti del Piemonte ed alle sue fiere accorrono mercanti dalla
Savoia e dal Delfinato. L'industria della lana, seta e carta, dà
lavoro a 1500 operai.
Nel Collegio dei Gesuiti, sorto nel 1684 e
ricostruito da Amedeo II nel 1698 sul Monte Oliveto, si studia il
latino, il greco, la matematica, la fisica e l'astronomia; questo
Collegio dei nobili resterà in vita sino al 1773, sostituito poi
da un Collegio Reale. Prosperano in città gli studi scientifici,
giuridici ed economici e nel risveglio culturale primeggiano
alcuni personaggi (M. Buniva, S. Gerard, B. Bocchiardo) iscritti e
propugnatori della loggia massonica.
Il ritorno al passato
Le monarchie, succedute da due secoli ai grandi
feudatari, avevano instaurato governi assoluti che privavano il
popolo di molte libertà, conculcavano i diritti umani e la
giustizia.
Vittorio Amedeo II (1675-1730), con il suo fasto e la sua
disinvolta amministrazio-ne, aveva condotto lo Stato sull'orlo del
fallimento. Carlo Emanuele III (1730-1773) aveva perseguitato gli
intellettuali e gli uomini di scienza, considerandoli responsabili
delle rivolte popolari. Vittorio Amedeo III (1773-1796)
instaurerà una politica fortemente conservatrice e il ritorno al
regime feudale.
Le condizioni sociali del popolo erano dure e
rinacque un forte malcontento veden-do ritornare privilegi che
sembravano ormai estinti.
Era evidente che in questa situazione il pensiero
degli enciclopedisti francesi, apportatori di idee innovatrici e
di civile progresso, aveva trovato largo spazio in Piemonte in
contrapposizione ai reazionari che non accet-tavano il tramonto
dei propri privilegi.
Nel 1789, data dell'assalto alla Bastiglia di Parigi,
scoppiano rivolte contro i feudatari in varie città piemontesi, e
nel 1791 gruppi di affamati percorrono le strade di Pinerolo al
grido di "Viva la Francia, Viva Parigi".
Aurelio Bernardi, Rivista diocesana, n.1
del 2004 (1.Continua)
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