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Pagine di storia della chiesa pinerolese

Com'è difficile nominare un vescovo

di Aurelio Bernardi
Indiocesi.it - Anno 4 - N.2 - marzo 2008
 

  Dal 1867 al 1871 viene in gran parte rinnovato l'episcopato piemontese. Molte diocesi erano allora vacanti per le controverse trattative con il governo per ottenere il regio “placet” ai candidati all'episcopato.

In questa situazione tesa e difficile il Papa incominciò a scegliere liberamente i vescovi senza più le lunghe trattative politiche con il governo sabaudo.

Intanto si andava spegnendo anche in Piemonte l'epoca dei vescovi pre-Concilio Vaticano I, tutti formatisi all'Università di Torino, sostenitori di una certa autonomia nei confronti di Roma e, anche per questa, oppositori, seppur con diversa intensità di atteggiamenti, dell’infallibilità pontificia.

Il ricambio dell'episcopato avvenne secondo i voleri di Pio IX che esigeva dai vescovi piena sintonia con il Vaticano I.

(…) Per le nomine in Piemonte, successive al 1871, la S. Sede interpellò spesso anche l'arcivescovo di Torino. Laboriosa fu la scelta per la sede di Pinerolo, vacante dal 23 luglio 1873 per la morte di mons. Renaldi. L'arcivescovo di Torino Castaldi propose alcuni nominativi del clero torinese già indicati per altre diocesi anch'esse vacanti. In una lettera al card. Antonelli scriveva: "A Pinerolo c’è gran bisogno di un vescovo che dia mano ferma a porre disciplina nel clero. Mons. Charvaz si occupava più di studi che della direzione degli affari. Il suo successore Renaldi, a parer mio, non seppe conoscere abbastanza che cosa i tempi esigessero dal clero. Io penso che don Priotti (parroco di Era, già proposto per Mondovì) sia l'uomo che ci vuole per le necessità di quella diocesi”.

(…) Gastaldi pertanto proponeva all'episcopato sacerdoti aperti ma moderati, confermando l'orientamento della sua linea politica mediana tra gli estremi rappresentati da Renaldi di Pinerolo e Losana di Biella da un lato e da Manacorda, l'intransigente di Fossano, dall'altro.

Si era intanto sparsa la voce della possibile nomina di Mons. Jacopo Bernardi, vicario capitolare eletto dal capitolo di Pinerolo durante la sede vacante. Emigrato dal Veneto, fu scelto dapprima da Mons. Renaldi come docente di filosofia nel liceo del seminario e poi come suo vicario generale.

Jacopo Bernardi era un uomo di vasta cultura, di forte impegno nei settori della carità, dell'assistenza e della scuola ma godeva la fama di appoggiare troppo i cattolici liberali. La sua forte "italianità" non era da tutti accolta. Egli a Torino, frequentava i gruppi dei "conciliatoristi"; scriveva moltissimo e aveva conoscenze ad alto livello tra gli uomini del Risorgimento. Si sapeva inoltre che aveva sostenuto tenacemente la non approvazione dell'infallibilità pontificia e che a Roma durante il Concilio fu spesso portavoce di questa linea presso vari gruppi di vescovi non piemontesi.

Immediata fu la reazione dell'intransigente vescovo di Fossano, Manacorda, che inoltrò una lettera allarmata alla Segreteria di Stato per metterla in guardia da un simile pericolo per la diocesi di Pinerolo e per l'episcopato piemontese.

(…) La scelta della Santa Sede cadde sul teologo Federico Albert, nato nel 1820 e parroco di Lanzo Torinese, sostenuto da Don Bosco. Nel settembre 1873 ebbe la designazione ufficiale per Pinerolo.

Quando all’Albert venne recapitata la notifica da parte dell’ufficiale della Curia torinese rimase confuso e preoccupato. Dopo alcuni giorni decise di rinunciare alla nomina.

(…) La designazione cadde finalmente sul parroco di Cavallermaggiore, il teol. Gian Domenico Vassarotti. Sul suo nome svolse opera di persuasione l'arcivescovo Castaldi con una lettera del 9 dicembre 1873 alla Segreteria di Stato. Vassarotti fu consacrato vescovo di Pinerolo il 24 febbraio 1874 senza il regio "placet" del governo.

Di carattere austero e forte, grande la-voratore e fervoroso nella sua pietà, gli venne chiesto tramite il Nunzio di "Instaurare disciplina nel clero, di riportare ordine nelle idee, grande attenzione al seminario in crisi e alla vita delle parrocchie, molte delle quali erano pressoché inattive anche per la mancanza delle visite pastorali".

Aurelio Bernardi, Rivista diocesana, n.2 del 2002 (sintesi)