Per ogni cosa c`è il suo
momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo./C`è un
tempo per nascere e un tempo per morire,/ un tempo per piantare e
un tempo per sradicare le piante./ Un tempo per uccidere e un
tempo per guarire,/ un tempo per demolire e un tempo per
costruire./ Un tempo per piangere e un tempo per ridere,/ un tempo
per gemere e un tempo per ballare./ Un tempo per gettare sassi e
un tempo per raccoglierli,/ un tempo per abbracciare e un tempo
per astenersi dagli abbracci./ Un tempo per cercare e un tempo per
perdere,/ un tempo per serbare e un tempo per buttar via./ Un
tempo per stracciare e un tempo per cucire,/ un tempo per tacere e
un tempo per parlare./ Un tempo per amare e un tempo per odiare,/
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.(Qoelet 3, 1-8)
Qoelet è un libro che genera molte incertezze per le radicali
posizioni che spesso offre.
Qui non ci cimentiamo con l’in-terpretazione
del testo, ma proviamo a riflettere su un’applicazione che
risulta essere di straordinaria attualità oggi, dove tra le tante
contrapposizioni che oppongono i giovanissimi alle persone
adulte una si impone per la sua urgenza: il significato e la
gestione del tempo libero. Vivere il giorno oppure vivere la
notte? C’e un tempo per il giorno e un tempo la notte?
Sì, mi riferisco alle sere/notti del
fine settimana.
I giovani affermano: «Ma come fate a
non rendervene conto? Ci avete organizzato tutto: cosa mangiare,
cosa studiare (la scuola), che sport fare (corsi di nuoto e di
danza…), ci controllate il e con il telefonino. Per tutti i
giorni della settimana vi dobbiamo piacere… Volete lasciarci un
buco - il sabato notte - dove possiamo essere come cavolo ci piace
o no?»
Gli adulti replicano: «Ma perché la
notte, proprio la notte? Che senso ha tirare fino al mattino per
poi rinunciare al resto del giorno e a tutto ciò che ti potrebbe
offrire: le gioie della natura, le passeggiate in montagna, il
mare con i suoi profumi e i suoi sapori, e perché no la gioia di
un po’ di volontariato? Invece tutti nel letto a dormire fino
alle tre del pomeriggio e poi il mal di testa.
Come siete strani! A meno che vi vergogniate
così tanto di ciò che fate, da decidere di coprirlo con il
buio».
A chi dare ragione?
Qoelet sembra suggerirci di trovare il tempo
per tutto: per essere seri ma anche per saper apprezzare la festa.
Ma ogni modo va bene per far festa? La festa ci ricrea (ricreazione)
o è semplice intervallo, cioè ci rincitrullisce?
Carlo Gonella