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Pennellate bibliche

Secondo Qoèlet

di Carlo Gonella
Indiocesi.it - Anno 3 - N.5 - novembre 2007
 

  Per ogni cosa c`è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo./C`è un tempo per nascere e un tempo per morire,/ un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante./ Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,/ un tempo per demolire e un tempo per costruire./ Un tempo per piangere e un tempo per ridere,/ un tempo per gemere e un tempo per ballare./ Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,/ un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci./ Un tempo per cercare e un tempo per perdere,/ un tempo per serbare e un tempo per buttar via./ Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,/ un tempo per tacere e un tempo per parlare./ Un tempo per amare e un tempo per odiare,/ un tempo per la guerra e un tempo per la pace.(Qoelet 3, 1-8)

Qoelet è un libro che genera molte incertezze per le radicali posizioni che spesso offre.

Qui non ci cimentiamo con l’in-terpretazione del testo, ma proviamo a riflettere su un’applicazione che risulta essere di straordinaria attualità oggi, dove tra le tante contrapposizioni che oppongono i giovanissimi alle persone adulte una si impone per la sua urgenza: il significato e la gestione del tempo libero. Vivere il giorno oppure vivere la notte? C’e un tempo per il giorno e un tempo la notte?

Sì, mi riferisco alle sere/notti del fine settimana.

I giovani affermano: «Ma come fate a non rendervene conto? Ci avete organizzato tutto: cosa mangiare, cosa studiare (la scuola), che sport fare (corsi di nuoto e di danza…), ci controllate il e con il telefonino. Per tutti i giorni della settimana vi dobbiamo piacere… Volete lasciarci un buco - il sabato notte - dove possiamo essere come cavolo ci piace o no?»

Gli adulti replicano: «Ma perché la notte, proprio la notte? Che senso ha tirare fino al mattino per poi rinunciare al resto del giorno e a tutto ciò che ti potrebbe offrire: le gioie della natura, le passeggiate in montagna, il mare con i suoi profumi e i suoi sapori, e perché no la gioia di un po’ di volontariato? Invece tutti nel letto a dormire fino alle tre del pomeriggio e poi il mal di testa.

Come siete strani! A meno che vi vergogniate così tanto di ciò che fate, da decidere di coprirlo con il buio».

A chi dare ragione?

Qoelet sembra suggerirci di trovare il tempo per tutto: per essere seri ma anche per saper apprezzare la festa. Ma ogni modo va bene per far festa? La festa ci ricrea (ricreazione) o è semplice intervallo, cioè ci rincitrullisce?

Carlo Gonella