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Suor Giuliana Galli

La coordinatrice dei volontari del Cottolengo

di Simona Bruera
Indiocesi.it - Anno 3 - N.4 - settembre 2007
 

  

Giuliana Galli è una suora di 64 anni dal sorriso straordinario. Da piccola la mamma le racconta le storie del beato Cottolengo che curava i poveri. Nel 1955 visita il Cottolengo con un gruppo di amici. Rimane impressionata dal grigio. Tutto le sembra grigio. A volte ripensa a questo posto e, quando decide che cosa fare della sua vita, sceglie di rinunciare al matrimonio e di andare là. A 21 anni e mezzo, dopo il noviziato e un periodo di studi a Roma, parte per l’America del Nord dove rimane per tredici anni. Insegna in un istituto per handicappati a Miami. Nel 1980 torna al Cottolengo a coordinare i volontari. A un volontario suor Giuliana chiede di essere capace di prendersi cura di se stesso e poi di mettere a disposizione almeno quattro ore di fila. Per i volontari a tempo pieno, non meno di 15 giorni consecutivi. Fare del volontariato, per suor Giuliana, è come bere un contravveleno. La casa, la famiglia, il lavoro, il divertimento, le cure ci avvelenano. Ed è un veleno che non uccide subito, avvelena per gradi, uccide senza uccidere. Solo il lavoro disinteressato compensa. Al Cottolengo si impara un mestiere che altrove non si può imparare così bene: avere pietà. Al Cottolengo sono ospitate duemila persone. Handicappati sensoriali, mentali e fisici, anziani, gente senza fissa dimora, minori e madri in difficoltà. C’è un ospedale, una mensa per i poveri e gli extracomunitari. Nessuna sovvenzione dallo Stato. A suor Giuliana il Cottolengo ha dato tutto e tolto nulla, è la sua vita.

Simona Bruera