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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



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Pinerolo a memoria
L'altra Chiesa (5)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 3 - N.4 - settembre 2007
  C'è intanto nelle due chiese, la mia e quella valdese, una fascia di credenti che in buona fede temono l'ecumenismo. Solo ieri un prete cattolico mi diceva: Tu sei per i valdesi. Insomma c'è un tifo pro e un tifo contro. Il problema è più complesso. Il cattolico integralista vede nell'ecumenismo un cedimento o una confusione. Più o meno come l'integralista valdese che immagina l'ecumenismo come una specie di voluta integrazione che minaccia la propria identità. Il cattolico integralista non cerca la verità ma la possiede, il valdese integralista vive la propria fede in funzione della nostra che non è autentica ed è nemmeno fede.

Ritengo invece che l'ecumenismo sia sì una marcia verso l'unità, ma l'unità che riconosca le diversità degli uni e degli altri, come complementari e arricchenti, una marcia di conversione e anche di revisione che conduca le diversità non solo a riconoscersi ma a riconoscersi come legittime interpretazioni della Rivelazione che è unica essendo uno Cristo Signore. Il cammino è lungo e non sappiamo né dove conduca né quali saranno le tappe intermedie.

Intanto le differenze ci sono e non si possono tacere o minimizzare. Ma almeno cerchiamo di considerarle per quelle che sono, permettendo che ciascuno dica la sua posizione e non debba essere costruita dagli altri.

Non può essere un valdismo secondo i cattolici, ma solo un valdismo secondo i valdesi, così non si può dare un cattolicesimo secondo i valdesi ma un cattolicesimo secondo i cattolici. Tocca ai valdesi dirci chi sono e tocca ai cattolici fare lo stesso. Penso che oggi siamo in questa fase di confronto, anzi è un confronto in fase preliminare, poiché non ci conosciamo ancora bene. Ciascuno interpreta l'altro non per quello che è veramente, ma per quello che noi pensiamo che esso sia. Noi cattolici abbiamo la tendenza a cattolicizzare il valdese, il valdese a chiuderci in un monolitico immobile che dia ragione alla propria diversità.

Spiritualmente sono anche del parere che questo confronto sia debole su un punto. Infatti confrontarci corre il rischio di essere esercizio ecclesiocentrico, mentre l'ecumenismo dovrebbe essere la nostra conversione a Cristo Signore. L'ecumenismo è confrontarsi con la Parola di Dio. Deve essere una vocazione, cioè una chiamata; non una chiamata dalla Chiesa, dalla mia tradizione confessionale, ma dal Signore di cui dobbiamo fare la volontà.

Troppe volte le Chiese si sono sostituite a Dio, infatti parlano molto di sé e poco di Dio. Il dativo di Calvino "Soli Deo gloria" e il genitivo di Ignazio "Ad maiorem Dei gloriam" ha cambiato sostantivo: non Dio ma la Chiesa.

L'indifferentismo nasce anche da questa situazione: noi predichiamo noi stessi, non Dio. E noi non siamo molto affascinanti. Non l'ospite che è poi il Signore viene fatto conoscere, ma la casa. C'è un eccesso di ecclesiologia o di moralismo, mentre dovremmo predicare Cristo che è più della Chiesa, più dell'etica. È Cristo che ci salva, non i buoni principi che senza di Lui sono sterili.

Lo devo confessare: sia il confessionalismo valdese, sia il clericalismo cattolico mi danno un certo fastidio. Forse è per questa ragione che ho avuto e ho migliori rapporti con esponenti valdesi laici cioè non inseriti nel vertice della Chiesa, facenti parte però di questo popolo meraviglioso per serietà, impegno professionale, capacità di adattamento e di affezione a queste valli.

(…) Senza dubbio la mia simpatia per il popolo valdese sta nella mia formazione teologica che è votata all'essenzialismo e al primato del Vangelo (almeno in teoria perché io sono peccatore), ma anche alla storia di questa chiesa e al suo radicamento nella civiltà alpina che è civiltà ecumenica ante litteram.

È un popolo che amo molto al di là dei confini confessionali. Un popolo di gente solida, di poche parole, abituata alla fatica e alla solidarietà, con alle spalle una storia gloriosa di libertà e di impegno.

(5. Fine)

V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001