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Pennellate bibliche

Date a Cesare...

di Carlo Gonella
Indiocesi.it - Anno 3 - N.3 - maggio 2007
 

Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?". Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: "Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda". Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Gesù disse loro: "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". (Mc. 12,13-17)

Questa ultima frase, conosciuta da tutti, in questi ultimi mesi è tornata di gran moda e viene sempre più spesso citata. Devo confessare di aver sempre avuto qualche problema di fronte a questo testo.

Eppure risulta chiarissimo: separazione degli ambiti, da un lato la sfera materiale, dall’altra quella spirituale.

Ma se rifletto un po’ di più un problema lo trovo: non riesco a capire cosa sia di Cesare e cosa sia (o meglio non sia) di Dio. Può un cristiano, cioè uno che crede davvero che Dio si è fatto carne e quindi ha nobilitato la sfera umana, ignorare la sfera materiale? Inoltre, come occuparsi dell’uomo nella sua integralità senza essere integralisti? È il problema della laicità!

La nostra frase citata forse ci vuole insegnare che dobbiamo lasciare a Cesare, cioè a colui che crede di realizzarsi comandando, a colui che non conosce persone ma solo sudditi su cui esercitare il proprio potere, ciò che gli appartiene: questo suo modo di pensare tutto teso al potere e all’avere.

Il discepolo di Cristo, al contrario, sa che l’agire di Dio è assai diverso: “Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui “ (1 Gv 4, 16) “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia” (1 Cor. 13,4). Lasciate dunque l’arroganza agli arroganti, la ricerca compulsiva dell’avere agli avidi: voi non siate così! Potrebbe essere questo il significato?

Oppure significa che dobbiamo riconoscere come valore lo stare nel mondo, camminando con ogni altro uomo alla ricerca di soluzioni per migliorare ciò che è possibile rendere migliore, considerandoci umili compagni di viaggio dell’uomo, nella consapevolezza che l’appartenenza religiosa ci sostiene sì nel trovare le motivazioni del nostro impegno, ma che le soluzioni sono da costruire nella comunità civile attraverso la ricerca comune, che conosce la fatica del dialogo.

In ogni caso una cosa mi è chiara: il verbo della frase è nella forma dell’im-perativo: rendete!. Non concede quindi spazio all’indolenza ma all’impegno; non è possibile rinchiudersi in uno spiritualismo che abbia paura di incontrare le persone per affrontare i problemi.

Carlo Gonella