Questa ultima frase, conosciuta da tutti, in
questi ultimi mesi è tornata di gran moda e viene sempre più
spesso citata. Devo confessare di aver sempre avuto qualche
problema di fronte a questo testo.
Eppure risulta chiarissimo: separazione degli
ambiti, da un lato la sfera materiale, dall’altra quella
spirituale.
Ma se rifletto un po’ di più un problema lo
trovo: non riesco a capire cosa sia di Cesare e cosa sia (o meglio
non sia) di Dio. Può un cristiano, cioè uno che crede davvero
che Dio si è fatto carne e quindi ha nobilitato la sfera umana,
ignorare la sfera materiale? Inoltre, come occuparsi dell’uomo
nella sua integralità senza essere integralisti? È il problema
della laicità!
La nostra frase citata forse ci vuole insegnare
che dobbiamo lasciare a Cesare, cioè a colui che crede di
realizzarsi comandando, a colui che non conosce persone ma solo
sudditi su cui esercitare il proprio potere, ciò che gli
appartiene: questo suo modo di pensare tutto teso al potere e all’avere.
Il discepolo di Cristo, al contrario, sa che l’agire
di Dio è assai diverso: “Dio è amore; chi sta nell'amore
dimora in Dio e Dio dimora in lui “ (1 Gv 4, 16) “La
carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la
carità, non si vanta, non si gonfia” (1 Cor. 13,4).
Lasciate dunque l’arroganza agli arroganti, la ricerca
compulsiva dell’avere agli avidi: voi non siate così! Potrebbe
essere questo il significato?
Oppure significa che dobbiamo riconoscere come
valore lo stare nel mondo, camminando con ogni altro uomo alla
ricerca di soluzioni per migliorare ciò che è possibile rendere
migliore, considerandoci umili compagni di viaggio dell’uomo,
nella consapevolezza che l’appartenenza religiosa ci sostiene
sì nel trovare le motivazioni del nostro impegno, ma che le
soluzioni sono da costruire nella comunità civile attraverso la
ricerca comune, che conosce la fatica del dialogo.
In ogni caso una cosa mi è chiara: il verbo
della frase è nella forma dell’im-perativo: rendete!. Non
concede quindi spazio all’indolenza ma all’impegno; non
è possibile rinchiudersi in uno spiritualismo che abbia paura di
incontrare le persone per affrontare i problemi.
Carlo Gonella