Il professor Baima Bollone, medico
legale, ordinario di medicina e di giurisprudenza dell’Università
di Torino, nel 1948 ha avuto la possibilità di eseguire la più
complessa autopsia della sua carriera, un’autopsia senza salma,
effettuata su un pezzo di stoffa, il sacro lino, la Sindone.
In totale il professor Baima ha lavorato sei
volte sulla Sindone. Egli è il più entusiasta sostenitore dell’autenticità
della Sindone. Nel 1978 prova la natura ematica di alcune tracce
della Sindone. Sul lenzuolo ha trovato cellule umane, globuli
rossi in corrispondenza delle lesioni, materiale che non può
essere utilizzato da un pittore. Anche il lino a spina di pesce
presenta una cucitura identica a quella di uno dei brandelli di
stoffa rinvenuti a Masada, dove nel 72 d.C. un migliaio di zeloti
si suicidano in massa per non cadere nelle mani dei romani. Sulla
Sindone si trovano quarantotto tipi di pollini, buona parte dei
quali cresce tra Gerusalemme e il mar Morto. Vi sono due impronte
di monete nella zona delle orbite oculari che servivano per tener
chiuse le palpebre dei defunti, una delle quali, la più piccola,
battuta sotto Ponzio Pilato. Le ferite sono perfettamente
coincidenti con il racconto degli evangelisti. L’esame medico
legale attesta che la Sindone ha avvolto un cadavere per non più
di quaranta ore perché non vi sono tracce di putrefazione. Un
giorno, il professor Baima si è seduto ai piedi della Sindone e l’ha
guardata obliquamente. Ha avuto la netta sensazione del rilievo,
della terza dimensione. Sensazione provata anche da altri colleghi
scienziati di diverse religioni, o atei. A tutti sembra che Gesù
sia lì presente. Il professor Baima, come uomo, nella Sindone
vede l’immagine di una sofferenza indicibile, come credente l’immagine
vera di Gesù.
Simona Bruera