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Pinerolo a memoria
L'altra Chiesa (4)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 3 - N.3 - maggio 2007
 

Intanto in questo dialogo-confronto c’è anche una sfumatura da tenere presente. Il valdismo è una chiesa non solo nelle valli, ma in tutta la penisola. Non è una porzione di cristiani che stanno sul territorio pinerolese. Non sono quindi una geografia limitata, tanto meno una porzione della mia Diocesi. Quindi noi a Pinerolo dialoghiamo e ci confrontiamo con il I Distretto della Chiesa valdese, ma la Chiesa valdese è dappertutto ed essendo una chiesa protestante è in tutta Europa e nel mondo.

Non ho mai capito perché certi quotidiani facciano la cronaca del sinodo nelle pagine di Torino, come solo il Tg3 regionale dia spazio ad un avvenimento che interessa i valdesi di Calabria e di Milano, nonché di Napoli.

È giusto e legittimo che i valdesi facciano molta memoria del passato perché la memoria fa parte dell'identità di una persona, ma la memoria valdese sembra qualche volta una specie di continuo richiamare le nostre responsabilità, le responsabilità della mia chiesa che ha senza dubbio commesso molti peccati in quanto chiesa - io non credo alla teoria di una chiesa tutta santa, la chiesa è santa e peccatrice assieme - ma noi oggi non siamo responsabili di quelle colpe e quindi non possiamo chiedere perdono o essere perdonati. Ma allora - mi chiedo - fino a che punto questa memoria valdese va invocata? Forse la domanda è mal posta: bisognerebbe chiedersi infatti a quale scopo invocare questa memoria? Senza dubbio per riconoscenza verso i loro padri che hanno resistito, hanno lottato, non sono venuti meno alla loro fede. Poi per una giusta e lodevole autocertifìcazione, autoalimentazione del proprio essere e del proprio agire. Anche per ricordare le differenze, e quindi le distinzioni. Non dovrebbe però essere usata per definire la chiesa di oggi, la chiesa dell'eredità, sia essa chiesa perseguitante sia essa chiesa perseguitata. E invece succede talvolta di sentire in questa memoria una specie di traslazione per cui i valdesi si sentono ancora oggi perseguitati e sentono i cattolici di oggi come dei persecutori. Invece né la Chiesa valdese è oggi perseguitata né oggi noi cattolici li perseguitiamo.

Inoltre penso che la memoria debba essere completa nel senso che bisogna anche dire i colpi inferti, non solo i colpi ricevuti. Certo non c'è paragone fra i colpi inferti dall'inquisizione e le reazioni che erano senza dubbio più che giustificate quindi normali. Ma nel periodo ultimo, quello apologetico-pole-mico, esisteva una certa parità nel dare e nel ricevere. Noi chiamavamo i valdesi eretici, mettevamo in dubbio persino la loro fede, usavamo la denigrazione più acerba, ma anche i valdesi descrivevano la nostra Chiesa come la Babilonia, come la prostituta e noi cattolici come idolatri, pagani ecc. Ciò è durato per molto tempo, qualche volta affiora ancora oggi, per cui già ai tempi del Concilio si cercò di dimostrare non ciò che il Concilio era ma ciò che il Concilio non era; c'è una lettura del cattolicesimo sempre in chiave peggiorativa, nel senso che le nostre posizioni anche dottrinali vengono in qualche modo interpretate non per quelle che sono, ma in funzione della propria autenticità e della propria ragion d'essere. Faccio solo un esempio recente: volendo affermare una posizione più possibilista circa l'eutanasia è stato detto che la dottrina e la prassi evangelica non considerano come noi cattolici la sofferenza avente un valore intrinseco. Poiché personalmente non ho mai pensato che la sofferenza avesse un valore intrinseco, sono andato a compulsare i nostri testi e non ho trovato traccia di una simile posizione. I valori della sofferenza sono tutti estrinseci e cioè l'amore, la donazione, la penitenza come desiderio di un riscatto. Anche i cattolici non sono masochisti, anzi ci fu un tempo in cui i protestanti ci accusavano di aver dimenticato la theologia crucis per il nostro abituale tendere alla glorificazione di noi e della chiesa.

(4. Continua)

V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001