Il vescovo di Pinerolo Mons. Piergiorgio Debernardi nell’anno
pastorale in corso dedicato alla Parola di Dio, in Quaresima ha
inviato alla chiesa pinerolese una lettera pastorale su questo
tema. Con l’invito a leggere il testo integrale chiedendolo
nelle parrocchie oppure scaricandolo dal sito internet della
diocesi all’indirizzo: http://www.diocesipinerolo.it/Vescovo/mainVescovo.htm
faccio mio il suo commento alla figura di discepolato di Marta e
di Maria.
Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una
donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una
sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù,
ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti
servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi
che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi
aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e
ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è
bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà
tolta” (Lc10,38-42).
Gesù è in viaggio verso Gerusalemme (Lc 9,51).
Attraversa la Samaria, (…). Qui trova accoglienza e ospitalità
presso la casa di Marta. Con lei c’è la sorella Maria (Lc 10,38-42).
(…). Gesù voleva loro molto bene. Marta, appena Gesù entra in
casa, lo accoglie e lo serve. Certamente Egli ha gradito questa
ospitalità cordiale. Maria, invece, sedutasi ai suoi piedi,
“ascoltava la sua parola” (Lc 10,39). Marta pare
infastidita e gelosa dell’atteggia-mento di Maria e muove un
rimprovero a Gesù, perché con il suo silenzio sembra approvare
il comportamento inattivo della sorella: “Signore, non ti
curi che la mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille
dunque che mi aiuti” (Lc 10,40). Ma Gesù non si
turba, prende l’avvio da queste parole per affermare ciò che è
più importante nella vita, qual è la gerarchia dei valori, qual
è l’amore più grande che illumina e scalda tutti gli altri
amori: Dio. Nella vita del discepolo e della discepola di Cristo
non è possibile disgiungere queste due dimensioni, la
contemplazione e l’azione. In Gesù sono strettamente
unite e inseparabili. Anzi, separare l’una dall’altra,
vorrebbe dire rendere meno autentica o l’una o l’altra. In
ciascuno di noi ci deve essere l’entusiasmo di Marta che sa
accogliere e servire, e l’ardore di Maria che desidera gustare
la parola del Signore.
(…) Voglio invitarvi a guardare a Maria di Betania “seduta
ai piedi” di Gesù mentre ascolta le sue parole. Non è
soltanto una posizione fisica. È l’atteggia-mento abituale del
discepolo e della discepola nei confronti del suo rabbi.
“Stare ai piedi di Gesù” ha una grande valenza
simbolica… vuol dire fondare la nostra vita su Gesù: è Lui la
roccia su cui costruire la nostra casa; significa mettersi alla
sua scuola e lasciare che i suoi esempi plasmino la nostra vita.
Anche noi, come Chiesa, dobbiamo “stare ai piedi”
del Maestro per ascoltarlo.
Carlo Gonella