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Cineforum
Il giorno più bello
di Massimo Cappelli (2005)
Indiocesi.it - Anno 3 - N.2 - marzo 2007
 

Il matrimonio è un tema fra i più sfruttati. Ha senso proporlo ancora? Si, a patto che lo si guardi da un’ango-lazione nuova. Questo film racconta una storia di persone che subiscono, più o meno consciamente, quel rito della società occidentale che conduce al “Giorno più bello”.

Tutti hanno vissuto il rito delle nozze, almeno indirettamente. Tutti sanno che una volta presa questa decisione inizia una sorta di marcia forzata, con tappe prestabilite da altri e che si ripetono immutabili da decenni. Il regista Massimo Cappelli in questo film riesce a rendere l’idea di come oggi si costruisce l’identità di una coppia di giovani intorno ai 30 anni. La relazione nella coppia è molto più disinvolta rispetto al passato. I giovani a larga maggioranza decidono a priori di convivere senza pensare a regolarizzare giuridicamente l’unione, senza preoccuparsi di vecchi stereotipi. Ma cosa succede se si decidesse di sposarsi? La storia di Nina (Violante Placido) e Leonardo (Fabio Troiano), narra ciò che succede ad una coppia di giovani adulti, collaudata da ormai tre anni di convivenza, quando decide alla fine di regolarizzare l’unione con il matrimonio. I due giovani innamorati, anticonformisti, alternativi, improvvisamente devono misurarsi con tutto ciò che fa ancora parte della prassi per la preparazione del rito matrimoniale. Coinvolgimento in toto dei rispettivi genitori, scelta del vestito da sposa, bomboniere, matrimonio in chiesa, scelta dei testimoni, scelta della chiesa e del prete celebrante le nozze. Il senso del messaggio che Massimo Cappelli riesce alla fine a costruire con la narrazione del film coglie bene nel segno. Esistono sempre i vecchi schemi, dei quali la stessa identità della cultura dei giovani è intrisa, e Nina ne è una conferma: il giorno del matrimonio deve essere “Il giorno più bello”, così esige da Leo totale partecipazione e accettazione dei preparativi.

Il promesso sposo si trova così in un vortice da cui non riesce ad uscire. Spesso è piegato dagli eventi. Coltiva solo una piccola speranza: essere diverso dagli altri. Almeno un po’, soprattutto per questo “giorno”. Insomma è difficile essere padroni della propria vita. La famiglia, gli amici, le consuetudini sociali sono difficili da combattere. In fondo Leo è alla ricerca di un altro punto di vista… “il suo”.

Walter Gambarotto