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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



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Pinerolo a memoria
L'altra Chiesa (3)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 3 - N.2 - marzo 2007
  Quattordici anni fa all’elezione del laico Rostan a moderatore al Sinodo si presta molta attenzione alla spiritualità e all'impegno sociale. Nasce così un dipartimento molto importante che i valdesi chiamano "diaconia". Il servizio ai deboli, ai poveri e alle persone in difficoltà. Questa fase si accompagna anche alla scelta decisiva a favore del dialogo ecumenico.

Un dialogo che troverà terreno favorevole nella disponibilità del vescovo di Pinerolo Giachetti che riuscirà a stabilire un vero feeling personale con alcuni pastori valdesi e nella attenzione di don Mario Polastro che in campo cattolico ha guidato e guida un vero processo di ecumenizzazione. Ma non sono i cattolici a stanare i valdesi sul terreno ecumenico, la scelta ecumenica è elaborazione propria, autonoma grazie soprattutto al lavoro costante del pastore Ricca. Non è stata e non è una scelta facile, poiché gli ostacoli non sono pochi. La prima difficoltà viene dall'identità valdese che è teologica senza dubbio, ma anche storica. I Valdesi curano molto la loro storiografìa tanto è vero che agisce con ottimi momenti di riflessione e di ricerca la Società di studi valdesi a cui oggi si affianca il Centro Culturale valdese di Torre Pellice di cui è fondatore e anima Giorgio Tourn. La storia recita ciò che deve recitare, quindi è chiaro che nel sottofondo valdese c'è sempre la pagina delle persecuzioni e insieme una certa polemica anticattolica che non si risparmia. L'ecumenismo dovrebbe mirare al futuro, camminare verso la Chiesa del domani, ma il passato e la memoria hanno anche i loro diritti. In più il valdese veramente valdese si sente minoranza, anche se in valle, ad esempio a Torre Pellice, sono maggioranza e si comportano da maggioranza.

Direi che ci troviamo di fronte ad un ecumenismo costellato di molti contenziosi con il rischio però in campo valdese di esasperare le differenze e in campo cattolico di tacerle. Per questa ragione personalmente mi trovo a disagio. Mi trovo a disagio per questa metodica che in casa valdese esaspera la distinzione, che per essere obbligata e forte finisce per analizzare il cattolicesimo con forti tinte che qualche volta sono persino caricaturali. Tourn parla del papato come di un impero e quindi il papa sarebbe un imperatore, la questione delle indulgenze viene vista come centrale nella disciplina cattolica, mentre in realtà è marginale. Quando noi cattolici affrontiamo un problema etico, in casa valdese sembra che tutto da noi sia netto, definito, aproblematico, imposto. Non c'è capitolo di riflessione da parte della pubblicistica valdese ove non sia esaminata la posizione cattolica che magari è sfumata, pluralista ma presso i valdesi sembra univoca e sempre la peggiore.

È chiaro che quando io vado a Torre Pellice ne esco sempre con le ossa rotte, dovrei coprirmi il capo di cenere. Insomma sbagliamo tutto o quasi.

Così sono a disagio con gli ecumenisti di casa mia, che tendono a nascondere le differenze e dialogano ma senza dialettica. Ora una dialettica esercitata solo da una parte non è più dialettica. Forse in questi atteggiamenti di casa mia, gioca non poco la difficoltà a collocare il criterio ecumenico al centro. Insomma la mia Chiesa troppo poco si chiede se ciò che sta dicendo o facendo è ecumenico. Ecumenico nel senso di chiarezza, di sostanzialità e di essenzialità, secondo quella gerarchla delle verità che dovrebbe aiutare le chiesa a riformarsi partendo dal Vangelo. Sto parlando, s'intende, della Chiesa universale o di quella che esiste in Italia, non della mia chiesa-diocesi. Purtroppo gli ecumenisti di Pinerolo si sentono impotenti di fronte a questo andazzo e oggi nella mia Chiesa siamo tornati alla stagione del consenso e del silenzio. Le voci profetiche sono proprio poche, troppo poche.

(3. Continua)

V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001