Quattordici anni fa all’elezione del laico Rostan a moderatore
al Sinodo si presta molta attenzione alla spiritualità e
all'impegno sociale. Nasce così un dipartimento molto importante
che i valdesi chiamano "diaconia". Il servizio ai
deboli, ai poveri e alle persone in difficoltà. Questa fase si
accompagna anche alla scelta decisiva a favore del dialogo
ecumenico.
Un dialogo che troverà terreno favorevole nella disponibilità
del vescovo di Pinerolo Giachetti che riuscirà a stabilire un
vero feeling personale con alcuni pastori valdesi e nella
attenzione di don Mario Polastro che in campo cattolico ha guidato
e guida un vero processo di ecumenizzazione. Ma non sono i
cattolici a stanare i valdesi sul terreno ecumenico, la scelta
ecumenica è elaborazione propria, autonoma grazie soprattutto al
lavoro costante del pastore Ricca. Non è stata e non è una
scelta facile, poiché gli ostacoli non sono pochi. La prima
difficoltà viene dall'identità valdese che è teologica senza
dubbio, ma anche storica. I Valdesi curano molto la loro
storiografìa tanto è vero che agisce con ottimi momenti di
riflessione e di ricerca la Società di studi valdesi a cui oggi
si affianca il Centro Culturale valdese di Torre Pellice di cui è
fondatore e anima Giorgio Tourn. La storia recita ciò che deve
recitare, quindi è chiaro che nel sottofondo valdese c'è sempre
la pagina delle persecuzioni e insieme una certa polemica
anticattolica che non si risparmia. L'ecumenismo dovrebbe mirare
al futuro, camminare verso la Chiesa del domani, ma il passato e
la memoria hanno anche i loro diritti. In più il valdese
veramente valdese si sente minoranza, anche se in valle, ad
esempio a Torre Pellice, sono maggioranza e si comportano da
maggioranza.
Direi che ci troviamo di fronte ad un ecumenismo costellato di
molti contenziosi con il rischio però in campo valdese di
esasperare le differenze e in campo cattolico di tacerle. Per
questa ragione personalmente mi trovo a disagio. Mi trovo a
disagio per questa metodica che in casa valdese esaspera la
distinzione, che per essere obbligata e forte finisce per
analizzare il cattolicesimo con forti tinte che qualche volta sono
persino caricaturali. Tourn parla del papato come di un impero e
quindi il papa sarebbe un imperatore, la questione delle
indulgenze viene vista come centrale nella disciplina cattolica,
mentre in realtà è marginale. Quando noi cattolici affrontiamo
un problema etico, in casa valdese sembra che tutto da noi sia
netto, definito, aproblematico, imposto. Non c'è capitolo di
riflessione da parte della pubblicistica valdese ove non sia
esaminata la posizione cattolica che magari è sfumata, pluralista
ma presso i valdesi sembra univoca e sempre la peggiore.
È chiaro che quando io vado a Torre Pellice ne esco sempre con
le ossa rotte, dovrei coprirmi il capo di cenere. Insomma
sbagliamo tutto o quasi.
Così sono a disagio con gli ecumenisti di casa mia, che
tendono a nascondere le differenze e dialogano ma senza
dialettica. Ora una dialettica esercitata solo da una parte non è
più dialettica. Forse in questi atteggiamenti di casa mia, gioca
non poco la difficoltà a collocare il criterio ecumenico al
centro. Insomma la mia Chiesa troppo poco si chiede se ciò che
sta dicendo o facendo è ecumenico. Ecumenico nel senso di
chiarezza, di sostanzialità e di essenzialità, secondo quella
gerarchla delle verità che dovrebbe aiutare le chiesa a
riformarsi partendo dal Vangelo. Sto parlando, s'intende, della
Chiesa universale o di quella che esiste in Italia, non della mia
chiesa-diocesi. Purtroppo gli ecumenisti di Pinerolo si sentono
impotenti di fronte a questo andazzo e oggi nella mia Chiesa siamo
tornati alla stagione del consenso e del silenzio. Le voci
profetiche sono proprio poche, troppo poche.
(3. Continua)
V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001