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Lorenzo Crosta, figlio di
mezzadri padovani emigrati a Venegono Superiore per fame, quando
aveva tre mesi, si diploma perito elettronico alle serali a
Saronno. Entra a far parte di un gruppo di Lotta continua, la cui
specialità è menare i cattolici. Il 13 novembre 1977 vede dei
manifesti che annunciano un incontro sulla condizione giovanile
firmati Movimento popolare. Vi partecipa e si ritrova a un’assemblea
di Comunione e liberazione. Dopo l’incontro si scontra con il
relatore Pippo Ciancia, ed alla fine, sente dentro di sé la
percezione di ciò che è bene e di ciò che è male. Chiede a
Ciancia che cosa può fare ed inizia così ad occuparsi di Tonino,
un tetraplegico. Gli tiene compagnia due ore al giorno, insieme a
lui scrive libri di poesie. Si rende conto che è Tonino a tener
compagnia a lui; lo stupisce la sua gioia, la sua pazienza, il
fatto che non si lamenta mai. Nel 1980, Pippo Ciancia si
trasferisce con la sua famiglia a fare il medico in Uganda, e l’anno
dopo, Crosta apre il primo laboratorio per i disabili con l’amico
Francesco Coatti. Centosettanta sono i disabili assunti da Crosta;
sono Down, spastici, malati di mente che producono cablaggi per
frigoriferi e lavatrici, recinti elettrici, in-segne luminose,
ecc. In diciannove anni non ha mai lasciato nessuno alla porta. Ha
preso anche trenta malati di Aids e venticinque carcerati in
regime di semilibertà. Anche la segretaria di Crosta è Down.
Attraverso il lavoro i Down ricreano i nessi con la realtà. Per
loro il lavoro non è un dovere, ma il senso del vivere. Il sogno
di Crosta è quello di costruire un villaggio dove invecchiare
tutti insieme, noi cosiddetti normali, anziani, Down, malati.
Simona Bruera
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