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Nessuna ferita è inguaribile
di Antonio Denanni
Indiocesi.it - Anno 3 - N.1 - gennaio 2007
      L’indignazione del mondo occidentale per l’esecuzione capitale di Saddam Hussein è certamente dovuta al rifiuto della pena di morte e alla repulsione per un’esecuzione mediatica foriera di sentimenti ed emozioni viscerali, ma anche a valori profondi ormai assimilati dalla cultura occidentale come la giustizia che redime e il perdono.

Eventi anche tragici ci hanno insegnato che nessuna ferita è inguaribile, nessun passato è incancellabile, nessuno scontro è senza via di uscita. Questa convinzione è stata applicata in modo esemplare in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione inventata dal vescovo anglicano Desmond Tutu e voluta da Nelson Mandela. Il riconoscimento della verità dei fatti successi, l’ammissione delle colpe e l’impegno alla riparazione hanno avuto come contropartita la concessione del perdono.

La riparazione e il perdono hanno avuto soprattutto la valenza simbolica che evidenziava il cambiamento avvenuto nelle relazioni tra persone. Un guardare il passato non per incolpare, ma per assolvere. Un’esperienza laica che per i cristiani è stata ancora più importante, perché il Vangelo è maestro in tutto questo.

Antonio Denanni