L’indignazione del mondo occidentale per l’esecuzione
capitale di Saddam Hussein è certamente dovuta al rifiuto della
pena di morte e alla repulsione per un’esecuzione mediatica
foriera di sentimenti ed emozioni viscerali, ma anche a valori
profondi ormai assimilati dalla cultura occidentale come la
giustizia che redime e il perdono.
Eventi anche tragici ci hanno insegnato che
nessuna ferita è inguaribile, nessun passato è incancellabile,
nessuno scontro è senza via di uscita. Questa convinzione è
stata applicata in modo esemplare in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid
dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione inventata
dal vescovo anglicano Desmond Tutu e voluta da Nelson Mandela. Il
riconoscimento della verità dei fatti successi, l’ammissione
delle colpe e l’impegno alla riparazione hanno avuto come
contropartita la concessione del perdono.
La riparazione e il perdono hanno avuto
soprattutto la valenza simbolica che evidenziava il cambiamento
avvenuto nelle relazioni tra persone. Un guardare il passato non
per incolpare, ma per assolvere. Un’esperienza laica che per i
cristiani è stata ancora più importante, perché il Vangelo è
maestro in tutto questo.
Antonio Denanni