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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



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Pinerolo a memoria
L'altra Chiesa (2)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 3 - N.1 - gennaio 2007
 

II popolo valdese ama molto la sua storia, si direbbe che il libro di storia accompagni il Libro per eccellenza che è la Bibbia che è tutto, manuale di teologia, di pastorale, di spiritualità. Il valdese prega con la Bibbia in mano. La storia mette sovente noi cattolici in difficoltà, ma mette anche in crisi i valdesi di oggi, poiché le vicende storiche del passato suonano rimprovero alla Chiesa cattolica in modo acuto per via delle persecuzioni, ma è probabile che suoni anche rimprovero all’indifferentismo che si è anche installato nel mondo valdese in una fascia non lieve che ha abbandonato la vita della Chiesa e si ricorda di essere valdese solo il 17 febbraio. C'è però a questo riguardo un particolare che mi ha sempre colpito: l'anagrafe valdese cioè quella praticata sui registri delle comunità tiene conto solo dei membri attivi.

La confermazione è tappa molto importante nell'itinerario di fede dei valdesi e la confermazione è preceduta da un vero proprio catecumenato che riguarda i ragazzi e le ragazze di 16-18 anni.

Ho conosciuto e conosco la Chiesa valdese nei suoi mutamenti che in questi decenni non sono stati pochi.

Il valdismo del primo '900 oscillava fra la corrente pietistica che noi diremmo oggi scelta eminentemente religiosa e spirituale, un po' intimistica e rigorosa a livello etico individuale e la cosiddetta corrente liberale un po' desacralizzante, aperta alla cultura laica illuminista (tanto è vero che ci furono molti pastori iscritti alla massoneria). Poi c'è stata la svolta barthiana che vede nel nucleo del Ciabas (gruppo di teologi, di pastori e di laici attorno a Giovanni Miegge, il più grande teologo valdese del '900) i pionieri. Siamo in pieno regime fascista, verso la fine della guerra. Il fascismo nel mondo valdese non ha mai suscitato molti consensi e molta simpatia, c'era comunque una fascia di ottimisti che si adeguava anche per un senso di lealtà e per favorire un minimo di libertà religiosa. È stato comunque grande il contributo valdese all'antifascismo e alla resistenza, insomma c'è un filo che non si è mai spezzato nonostante la tentazione al conformismo. […]

Comunque ai tempi di Lombardini la dirigenza della Chiesa era piuttosto politicamente neutrale come lo era sta-to in certo senso durante il ventennio. La svolta avvenne allorché il gruppo barthiano divenne classe dirigente. E allora abbiamo avuto Agape per opera di Tullio Vinay, un centro ecumenico che ebbe subito una speciale attenzione per la teologia politica; Vinay andrà poi a Riesi in Sicilia ove sorse quell'esperienza di comunità a favore di una popolazione abbandonata a se stessa e sfruttata, una certa intellighenzia valdese sarà vicina all'esperimento di Comunità di Adriano Olivetti; con la guerra nel Vietnam pastori e giovani valdesi sono presenti nelle file del dissenso, si arriva persino a trovare un accordo fra fede e ideologia marxista. La fede come assoluto, l'ideologia come strumento di interpretazione sociale. Le prime aperture valdesi al dialogo con i cattolici avvengono su questo terreno. Claudio Canal frequenta Agape, c'è una particolare attenzione di pastori valdesi alla parrocchia di san Lazzaro e alla Comunità di base di don Barbero. La scelta politica e in particolare la candidatura di Tullio Vinay al senato come indipendente nelle liste del Pci suscita una certa reazione e nasce un movimento valdese di borghesi e di moderati che contestano quella che essi dicono una politicizzazione del valdismo.

È una stagione però che dura poco, poiché la teologia e la fede sono elementi equilibratori non nel senso di costituire un silenziatore, ma nel senso che riescono a ricondurre il discorso in profondità, a rendere forti le motivazioni religiose, a far prevalere la Parola di Dio sull'ideologia.

(2. Continua)

V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001