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Ngawang Sangdrol, una monaca tibetana del monastero
femminile di Garu, 5 km a nord di Lhasa, è stata arrestata per la
prima volta nel 1990, a 13 anni, per aver gridato slogan
indipendentisti. In quell'occasione è stata rilasciata dopo nove
mesi perché era troppo giovane per essere processata. Nel 1992
venne arrestata di nuovo per aver partecipato ad una
manifestazione indipendentista non violenta, a Lhasa. Questa volta
fu processata e condannata a tre anni di reclusione. L’anno
successivo, mentre si trovava in detenzione nel carcere di Drapchi,
incise di nascosto, assieme ad altre 13 compagne di detenzione, un’audiocassetta
con canzoni, poesie e slogan indipendentisti. La cassetta fu poi
fatta uscire clandestinamente dal carcere e riprodotta in
centinaia di copie fatte circolare per tutto il Tibet. Le
quattordici monache furono condannate ad incrementi di pena
variabili fra i tre e i nove anni. A Ngawang Sangdrol furono
comminati altri sei anni di detenzione, portando la durata della
sua condanna a nove anni.
In seguito ad altre manifestazioni Ngawang raggiunse un totale di
21 anni di condanna, la più lunga comminata a una detenuta
politica in Tibet. Al momento del primo arresto aveva solo 16 anni
e avrebbe dovuto essere rilasciata alla fine del 2013, quando ne
avrebbe avuto 37. La particolarità della sua storia ha fatto sì
che il suo caso venisse preso come simbolo della repressione non
solo del popolo tibetano ma di tutti gli attivisti non violenti
oppressi da poteri brutali. In Italia diversi comuni hanno dato a
Ngawang Sangdrol la cittadinanza onoraria proprio a riconoscimento
della sua lotta per la libertà.
Il 17 ottobre del 2002 Ngawang Sangdrol è
stata, inaspettatamente, liberata e le è stato consentito di
recarsi all’estero per curarsi. A.D.
Da Avvenire 29.04.06
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