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Supplemento d'anima
Ngawang Sangdrol
La monaca tibetana che lotta per la libertà
Indiocesi.it - Anno 3 - N.1 - gennaio 2007
  Ngawang Sangdrol, una monaca tibetana del monastero femminile di Garu, 5 km a nord di Lhasa, è stata arrestata per la prima volta nel 1990, a 13 anni, per aver gridato slogan indipendentisti. In quell'occasione è stata rilasciata dopo nove mesi perché era troppo giovane per essere processata. Nel 1992 venne arrestata di nuovo per aver partecipato ad una manifestazione indipendentista non violenta, a Lhasa. Questa volta fu processata e condannata a tre anni di reclusione. L’anno successivo, mentre si trovava in detenzione nel carcere di Drapchi, incise di nascosto, assieme ad altre 13 compagne di detenzione, un’audiocassetta con canzoni, poesie e slogan indipendentisti. La cassetta fu poi fatta uscire clandestinamente dal carcere e riprodotta in centinaia di copie fatte circolare per tutto il Tibet. Le quattordici monache furono condannate ad incrementi di pena variabili fra i tre e i nove anni. A Ngawang Sangdrol furono comminati altri sei anni di detenzione, portando la durata della sua condanna a nove anni.
In seguito ad altre manifestazioni Ngawang raggiunse un totale di 21 anni di condanna, la più lunga comminata a una detenuta politica in Tibet. Al momento del primo arresto aveva solo 16 anni e avrebbe dovuto essere rilasciata alla fine del 2013, quando ne avrebbe avuto 37. La particolarità della sua storia ha fatto sì che il suo caso venisse preso come simbolo della repressione non solo del popolo tibetano ma di tutti gli attivisti non violenti oppressi da poteri brutali. In Italia diversi comuni hanno dato a Ngawang Sangdrol la cittadinanza onoraria proprio a riconoscimento della sua lotta per la libertà.

Il 17 ottobre del 2002 Ngawang Sangdrol è stata, inaspettatamente, liberata e le è stato consentito di recarsi all’estero per curarsi. A.D.

 Da Avvenire 29.04.06