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Pennellate bibliche
L'uomo padrone o fratello della terra?
di Carlo Gonella
Indiocesi.it - Anno 2 - N.5 - novembre 2006
    “L’uomo è cacciatore”, recita un vecchio detto popolare. Lo si può condividere nel senso che l’uomo (senza distinzione di sesso) ama spesso cacciarsi in un mare di guai!

In queste settimane ad esempio è risuonato da varie parti l’allarme per le prospettive assai scure che incombono sulla salute del pianeta. Si prospetta un futuro minaccioso e molti ritengono che l’uomo abbia non poche colpe in proposito. Purtroppo bisogna ammettere che una certa responsabilità la si può ricondurre alla presunzione che l’uomo ha progressivamente acquisito di essere l’ombelico del mondo: lui al centro dell’universo. Tale convinzione secondo molti trova fondamento anche nel racconto biblico della creazione, dove si afferma il presunto ruolo dominante dell’uomo sul creato:

26E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". 27Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra".

29Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. (…) E così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.” (Gen. 1, 26 – 31)

Ma le cose stanno davvero così o si tratta di una lettura un po’ frettolosa e di comodo, attraverso la quale l’uomo ha stupidamente gonfiato il proprio orgoglio?

Intanto è bene notare che ad ogni passo, in conclusione della giornata il commento di Dio risuona solenne: “Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina.”

Molto significativo appare poi il testo che, sempre nel libro della Genesi segue nel capitolo successivo, ma che secondo quanto ci insegnano i biblisti è assai più antico del precedente: “8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. (…)15Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
16Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".
18Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le
bestie selvatiche…” ( Gen. 2, 8-9. 15-20)

Possiamo dunque ritrovare anche nel testo della Genesi la sensibilità che porta all’attenzione per la salvaguardia del creato, di cui l’uomo deve essere l’attento custode e non il cieco padrone.

Carlo Gonella