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“L’uomo è cacciatore”, recita un vecchio detto
popolare. Lo si può condividere nel senso che l’uomo (senza
distinzione di sesso) ama spesso cacciarsi in un mare di guai!
In queste settimane ad esempio è risuonato da
varie parti l’allarme per le prospettive assai scure che
incombono sulla salute del pianeta. Si prospetta un futuro
minaccioso e molti ritengono che l’uomo abbia non poche colpe in
proposito. Purtroppo bisogna ammettere che una certa
responsabilità la si può ricondurre alla presunzione che l’uomo
ha progressivamente acquisito di essere l’ombelico del mondo:
lui al centro dell’universo. Tale convinzione secondo molti
trova fondamento anche nel racconto biblico della creazione, dove
si afferma il presunto ruolo dominante dell’uomo sul creato:
“26E Dio disse: "Facciamo l'uomo
a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del
mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie
selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". 27Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e disse loro:
"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;
soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del
cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra".
29Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba
che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui
è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. (…) E
così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa
molto buona.” (Gen. 1, 26
– 31)
Ma le cose stanno davvero così o si tratta di
una lettura un po’ frettolosa e di comodo, attraverso la quale l’uomo
ha stupidamente gonfiato il proprio orgoglio?
Intanto è bene notare che ad ogni passo, in
conclusione della giornata il commento di Dio risuona solenne: “Dio
vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina.”
Molto significativo appare poi il testo che,
sempre nel libro della Genesi segue nel capitolo successivo, ma
che secondo quanto ci insegnano i biblisti è assai più antico
del precedente: “8Poi il Signore Dio piantò un giardino
in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il
Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi
graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della
vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e
del male. (…)15Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel
giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
16Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai
mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell'albero della
conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando
tu ne mangiassi, certamente moriresti".
18Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo:
gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". 19Allora il
Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e
tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere
come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato
ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli
uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche…”
( Gen. 2, 8-9. 15-20)
Possiamo dunque ritrovare anche nel testo della
Genesi la sensibilità che porta all’attenzione per la
salvaguardia del creato, di cui l’uomo deve essere l’attento
custode e non il cieco padrone.
Carlo Gonella
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