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Pinerolo a memoria
L'altra Chiesa (1)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 2 - N.5 - novembre 2006
 

Ho conosciuto valdesi fin dall’infanzia (…).

Conoscere dei valdesi non significa ancora conoscere la Chiesa valdese che è chiesa organica, ricca di storia, di doni spirituali e di fede. Durante il Concilio conobbi il pastore Ricca che invitammo a Pinerolo a parlarci dal punto di vista valdese sul Concilio. Frequentai da osservatore esterno, molto esterno, all'inizio, come cronista, il Sinodo valdese fin dagli Anni '60. E così mi diventarono molto familiari alcune figure di questa chiesa. (…)

Un certo accostamento molto approfondito avvenne durante una Conferenza europea delle Chiese riformate che si tenne a Torre Pellice mi pare sul finire degli Anni '60. Il tema era: Lo Spirito Santo nella vita delle comunità. Fu in quella occasione che imparai un metodo omiletico che nella mia chiesa cattolica era quasi sconosciuto o raramente usato.

Mentre noi illustriamo il dogma in termini dogmatici, catechistici e teologici per cui il testo biblico serve solo come pezza di appoggio, il predicatore valdese parte dal testo biblico, usa molto l'esegesi e l'ermeneutica per giungere alla sua attualizzazione. Un percorso inverso. E così mi hanno sempre impressionato i sermoni di inaugurazione dei vari Sinodi, un po' di meno quelli dei funerali che mi sembrano talvolta o troppo retorici o troppo freddi. Come ho sempre trovato un po' fredda la liturgia valdese, salvo in questi ultimi anni ove c'è stato un vero miglioramento. La Corale invece è sempre molto virtuosa, anche se nell'innario valdese le parole sono ottocentesche.

Ci dividono dai valdesi molte cose, soprattutto l'ecclesiologia, ma anche il modo di rapportarsi all'etica che fa più affidamento sul senso di responsabilità e sulla libertà di coscienza che non sull'oggettività della norma o sugli apparati che accompagnano la norma. La Chiesa è ben organizzata, fa affidamento su tanti carismi, non solo sul pastore. Anzi in questo ultimo decennio e più ha avuto come moderatore un laico che è un ingegnere.

Ho sempre applicato e applico alla chiesa valdese il criterio della continuità e della storicità, nel senso che si tratta di una chiesa piccola eppure ormai secolare, è un piccolo popolo che ha resistito grazie alla Parola di Dio e alla fede, una chiesa creativa la quale nonostante il "sola gratia" non ha mai trascurato le opere specie in questi ultimi trent'anni sotto la voce "diaconia" che vuol dire servizio. (..)

Il popolo valdese ama molto la sua storia, si direbbe che il libro di storia accompagni il Libro per eccellenza che è la Bibbia che è tutto, manuale di teologia, di pastorale, di spiritualità. Il valdese prega con la Bibbia in mano. La storia mette sovente noi cattolici in difficoltà, ma mette anche in crisi i valdesi di oggi, poiché le vicende storiche del passato suonano rimprovero alla Chiesa cattolica in modo acuto per via delle persecuzioni, ma è probabile che suoni anche rimprovero all'indifferentismo che si è anche installato nel mondo valdese in una fascia non lieve che ha abbando-nato la vita della Chiesa e si ricorda di essere valdese solo il 17 febbraio. C'è però a questo riguardo un particolare che mi ha sempre colpito: l’anagrafe valdese cioè quella praticata sui registri delle comunità tiene conto solo dei mèmbri attivi.

La confermazione è tappa molto importante nell'itinerario di fede dei valdesi e la confermazione è preceduta da un vero e proprio catecumenato che riguarda i ragazzi e le ragazze di 16-18 anni.

(1. Continua)

V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001