Ho conosciuto valdesi fin dall’infanzia (…).
Conoscere dei valdesi non significa ancora
conoscere la Chiesa valdese che è chiesa organica, ricca di
storia, di doni spirituali e di fede. Durante il Concilio conobbi
il pastore Ricca che invitammo a Pinerolo a parlarci dal punto di
vista valdese sul Concilio. Frequentai da osservatore esterno,
molto esterno, all'inizio, come cronista, il Sinodo valdese fin
dagli Anni '60. E così mi diventarono molto familiari alcune
figure di questa chiesa. (…)
Un certo accostamento molto approfondito
avvenne durante una Conferenza europea delle Chiese riformate che
si tenne a Torre Pellice mi pare sul finire degli Anni '60. Il
tema era: Lo Spirito Santo nella vita delle comunità. Fu in
quella occasione che imparai un metodo omiletico che nella mia
chiesa cattolica era quasi sconosciuto o raramente usato.
Mentre noi illustriamo il dogma in termini
dogmatici, catechistici e teologici per cui il testo biblico serve
solo come pezza di appoggio, il predicatore valdese parte dal
testo biblico, usa molto l'esegesi e l'ermeneutica per giungere
alla sua attualizzazione. Un percorso inverso. E così mi hanno
sempre impressionato i sermoni di inaugurazione dei vari Sinodi,
un po' di meno quelli dei funerali che mi sembrano talvolta o
troppo retorici o troppo freddi. Come ho sempre trovato un po'
fredda la liturgia valdese, salvo in questi ultimi anni ove c'è
stato un vero miglioramento. La Corale invece è sempre molto
virtuosa, anche se nell'innario valdese le parole sono
ottocentesche.
Ci dividono dai valdesi molte cose, soprattutto
l'ecclesiologia, ma anche il modo di rapportarsi all'etica che fa
più affidamento sul senso di responsabilità e sulla libertà di
coscienza che non sull'oggettività della norma o sugli apparati
che accompagnano la norma. La Chiesa è ben organizzata, fa
affidamento su tanti carismi, non solo sul pastore. Anzi in questo
ultimo decennio e più ha avuto come moderatore un laico che è un
ingegnere.
Ho sempre applicato e applico alla chiesa
valdese il criterio della continuità e della storicità, nel
senso che si tratta di una chiesa piccola eppure ormai secolare,
è un piccolo popolo che ha resistito grazie alla Parola di Dio e
alla fede, una chiesa creativa la quale nonostante il "sola
gratia" non ha mai trascurato le opere specie in questi
ultimi trent'anni sotto la voce "diaconia" che vuol dire
servizio.
Il popolo valdese ama molto la sua storia, si
direbbe che il libro di storia accompagni il Libro per eccellenza
che è la Bibbia che è tutto, manuale di teologia, di pastorale,
di spiritualità. Il valdese prega con la Bibbia in mano. La
storia mette sovente noi cattolici in difficoltà, ma mette anche
in crisi i valdesi di oggi, poiché le vicende storiche del
passato suonano rimprovero alla Chiesa cattolica in modo acuto per
via delle persecuzioni, ma è probabile che suoni anche rimprovero
all'indifferentismo che si è anche installato nel mondo valdese
in una fascia non lieve che ha abbando-nato la vita della Chiesa e
si ricorda di essere valdese solo il 17 febbraio. C'è però a
questo riguardo un particolare che mi ha sempre colpito: l’anagrafe
valdese cioè quella praticata sui registri delle comunità tiene
conto solo dei mèmbri attivi.
La confermazione è tappa molto importante nell'itinerario di
fede dei valdesi e la confermazione è preceduta da un vero e
proprio catecumenato che riguarda i ragazzi e le ragazze di 16-18
anni.
(1. Continua)
V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001