| |
Léon Tshilolo è nato in Congo, cinquant’anni fa,
da una famiglia appartenente al ceto medio locale. È sposato con
Marie-Denise, con la quale ha avuto sei figli, è laureato in
medicina. Ha studiato in Italia e in Belgio, diventando pediatra,
studioso di malattie tropicali e soprattutto è diventato uno dei
maggiori esperti internazionali di drepanocitosi, una grave forma
di anemia mediterranea diffusa in Africa. Una condizione per la
quale ha avuto offerte importanti sia da un punto di vista
scientifico che economico da varie strutture sanitarie del vecchio
continente: “in primis” dal “Hospital Erasme” di Anversa,
città dove ha effettuato buona parte degli studi e dove aveva
anche la possibilità
di assumere la cittadinanza belga, come altri
suoi connazionali. Il medico africano ha però ha rifiutato le
offerte, preferendo rientrare nella sua terra. «La mia gente ha
bisogno di medici più che gli europei» ha confidato ad amici
italiani, motivando la scelta di tornare in patria, dove lavora
con tenacia, ma dove il suo guadagno è pari a meno di un quarto
di quanto avrebbe ottenuto lavorando da noi. Il dottor Tshilolo
spiega di essere convinto della scelta, soprattutto per curare i
giovanissimi in una terra dove la mortalità infantile sotto i
cinque anni è di 207 bambini su mille: «La Medicina è un’arte,
un mestiere, un servizio, ma soprattutto una vocazione», afferma
il medico, ora direttore sanitario a Kinshasa. «Dare a chi non
ha» è il suo stile di vita, come gli ha insegnato anni addietro
un sacerdote italiano, che lo ha accolto mentre era studente all’università
di Padova.
|