“Io speriamo che me la cavo” era il titolo di un
libro di successo. Una speranza che più che una certezza era un
desiderio. Un desiderio che ha poco di quell’«attendere certo»
della speranza della fede che si radica nell’aiuto del divino.
Chi spera opera con la sicurezza di essere sostenuto da un Altro.
Il filosofo tedesco Bloch nella sua monumentale
opera Il principio speranza mostra come la speranza si
insinui in tutte le manifestazioni dell’uomo, a partire dai
sogni, che sono l’attesa di un mondo migliore. Finite le
ideologie e le tensioni dei grandi ideali, sembra che siano finiti
anche i sogni e le progettualità. Oggi ci si mette insieme non
per raggiungere ideali comuni, ma interessi comuni.
La speranza biblica, che in Gesù Cristo si
fonda nel Dio che fa vivere i morti, è sorgente di forza per
vivere senza angosce e paure. È in Dio che si trova il futuro
dell’uomo. Bloch, che pure si dichiarava non credente, affermava
che “la religione contiene in sé i desideri più profondi degli
uomini” e in fondo l’evoluzione dell’umanità, nel passaggio
dalla scimmia all’uomo darwinianamente, è andata verso il
meglio perché guidata da forze invisibili che noi non
controlliamo, che la tradizione delle religioni chiama Dio.
Antonio Denanni