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Pierantonio Costa
La "lista del console" per salvare migliaia di ruandesi
Indiocesi.it - Anno 2 - N.4 - settembre 2006
 

Pierantonio Costa è nato a Mestre nel 1939, a quindici anni ha raggiunto il padre emigrato nello Zaire. A Bukavu, nel 1960, ha fatto la prima esperienza di guerra e si è prodigato per traghettare sull'altra sponda del lago Kivu gruppi di profughi congolesi. Nel 1964 si è spostato in Rwanda dove ha sposato Mariann, una cittadina svizzera, e ha avuto tre figli. È titolare di alcune aziende ed è stato Console italiano dal 1988 al 2003.

Nei tre mesi del conflitto etnico tra hutu e tutsi, un vero genocidio di un milione di persone, dal 6 aprile al 21 luglio 1994, Costa ha portato in salvo dapprima gli italiani e gli occidentali, poi stabilitosi in Burundi, a casa del fratello, ha cominciato una serie incessante di viaggi attraverso il Rwanda per mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Costa, usando i privilegi della rappresentanza diplomatica, la sua rete di conoscenze e il suo denaro per ottenere visti di uscita dal paese per tutti coloro che gli chiedevano aiuto, ha salvato quasi 2000 persone, tra cui 375 bambini di un orfanotrofio della Croce Rossa. Si è fermato solo quando gli è stato consigliato vivamente di non farlo più: sapeva che quella frase significava che, in caso contrario, sarebbe stato ucciso.

Pierantonio Costa ha detto di avere fatto solo qualcosa, e lo ha raccontato in un libro (La lista del Console. Paoline, Milano, 2004) dieci anni dopo quei terribili giorni che hanno portato la morte a un milione di ruandesi

Nel suo libro ricorda quei giorni insonni in cui aveva toccato con mano la morte e l'aveva rischiata, "mai troppo", sottolinea, ammettendo incertezze e dubbi che ne fanno un antieroe.

Simona Bruera