Pierantonio Costa è nato a Mestre nel 1939, a
quindici anni ha raggiunto il padre emigrato nello Zaire. A Bukavu,
nel 1960, ha fatto la prima esperienza di guerra e si è prodigato
per traghettare sull'altra sponda del lago Kivu gruppi di profughi
congolesi. Nel 1964 si è spostato in Rwanda dove ha sposato
Mariann, una cittadina svizzera, e ha avuto tre figli. È titolare
di alcune aziende ed è stato Console italiano dal 1988 al 2003.
Nei tre mesi del conflitto etnico tra hutu e tutsi, un vero
genocidio di un milione di persone, dal 6 aprile al 21 luglio
1994, Costa ha portato in salvo dapprima gli italiani e gli
occidentali, poi stabilitosi in Burundi, a casa del fratello, ha
cominciato una serie incessante di viaggi attraverso il Rwanda per
mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Costa,
usando i privilegi della rappresentanza diplomatica, la sua rete
di conoscenze e il suo denaro per ottenere visti di uscita dal
paese per tutti coloro che gli chiedevano aiuto, ha salvato quasi
2000 persone, tra cui 375 bambini di un orfanotrofio della Croce
Rossa. Si è fermato solo quando gli è stato consigliato
vivamente di non farlo più: sapeva che quella frase significava
che, in caso contrario, sarebbe stato ucciso.
Pierantonio Costa ha detto di avere fatto solo qualcosa, e lo
ha raccontato in un libro (La lista del Console. Paoline,
Milano, 2004) dieci anni dopo quei terribili giorni che hanno
portato la morte
a un milione di
ruandesi
Nel suo libro ricorda quei giorni insonni in
cui aveva toccato con mano la morte e l'aveva rischiata, "mai
troppo", sottolinea, ammettendo incertezze e dubbi che ne
fanno un antieroe.
Simona Bruera