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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



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Il grande silenzio
di Walter Gambarotto
Indiocesi.it - Anno 2 - N.4 - settembre 2006
    Philip Groening, dopo diciannove anni di attesa, ha avuto il permesso dai Frati Certosini che vivono nella Grande Chartreuse sulle Alpi francesi vicino a Grenoble – la Casa Madre dell’Ordine – di passare con loro sei mesi, filmandone la vita. Tutto, alla Chartreuse, è agli antipodi della nostra esistenza quotidiana. Dove noi abbiamo benessere e comodità, lì c’è povertà essenziale. Dove noi abbiamo disordine e accavallarsi di stimoli, lì c’è ritmo, ordine, silenzio. Dove noi abbiamo deserto dell’anima, alienazione, fragilità e paura, lì sono fede assoluta, ricerca, meditazione, semplice e pura felicità. La fede, appunto, una fede che spaventa ed ammutolisce. In fondo non è importante ‘quale’ Dio preghino i certosini. Quello che è importante è l’intensità assoluta, la fede con cui si immergono nel Divino e si abbandonano ad esso, la certezza con cui lo vedono e lo sentono in ogni istante del loro tempo, in ogni minimo, ordinario, semplice gesto che compiono. La povertà. Elementare. Quasi ci inquieta la ripetizione della massima evangelica sulla necessità di lasciare i propri beni se si vuole attuare il dettato evangelico.

Assistiamo a questa vita in cui nessuno ha nulla, e pensiamo quasi con fastidio ai nostri beni, che per questo poco tempo abbiamo lasciato di là dalla porta, e quasi ci chiediamo se davvero saremo gli stessi, quando torneremo fuori. Il silenzio. Una dimensione a noi ormai praticamente sconosciuta, in un mondo in cui rumori, voci, suoni dissonanti formano un ottuso ronzio di fondo che assorda il nostro spirito. Nella Chartreuse i suoni sono quelli delle campane, che chiamano al lavoro o alla preghiera, quelli dei canti liturgici, della poche parole scambiate la domenica. Per il resto, c’è solo il respiro della Creazione, presente ovunque. Ordine delle cose nello spazio, dei movimenti, delle parole, dei suoni, che viene fortificato dalla ripetizione, dal ritmo, i quali confermano un’armonia interna alle cose, prima che esterna. Serenità, felicità, potremmo dire necessità. Nella nostra vita quotidiana, senso di inutilità, insicurezze, odii, bisogni e paure – quella della morte, prima di tutto – ci angustiano e ci avvelenano ogni istante. In quell’esistenza privata di tutto, e ricca solo di assoluto, gli animi trovano, pace, serenità, addirittura gioia. Liberati dai legami della contingenza, i Certosini trovano la gioia della rivelazione e della conoscenza interiore, scoprono l’intimo valore della propria esistenza vissuta alla luce dell’Assoluto.

Walter Gambarotto