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Philip Groening, dopo diciannove anni di attesa, ha
avuto il permesso dai Frati Certosini che vivono nella Grande
Chartreuse sulle Alpi francesi vicino a Grenoble – la Casa Madre
dell’Ordine – di passare con loro sei mesi, filmandone la
vita. Tutto, alla Chartreuse, è agli antipodi della nostra
esistenza quotidiana. Dove noi abbiamo benessere e comodità, lì
c’è povertà essenziale. Dove noi abbiamo disordine e
accavallarsi di stimoli, lì c’è ritmo, ordine, silenzio. Dove
noi abbiamo deserto dell’anima, alienazione, fragilità e paura,
lì sono fede assoluta, ricerca, meditazione, semplice e pura
felicità. La fede, appunto, una fede che spaventa ed ammutolisce.
In fondo non è importante ‘quale’ Dio preghino i certosini.
Quello che è importante è l’intensità assoluta, la fede con
cui si immergono nel Divino e si abbandonano ad esso, la certezza
con cui lo vedono e lo sentono in ogni istante del loro tempo, in
ogni minimo, ordinario, semplice gesto che compiono. La povertà.
Elementare. Quasi ci inquieta la ripetizione della massima
evangelica sulla necessità di lasciare i propri beni se si vuole
attuare il dettato evangelico.
Assistiamo a questa vita in cui nessuno ha
nulla, e pensiamo quasi con fastidio ai nostri beni, che per
questo poco tempo abbiamo lasciato di là dalla porta, e quasi ci
chiediamo se davvero saremo gli stessi, quando torneremo fuori. Il
silenzio. Una dimensione a noi ormai praticamente sconosciuta, in
un mondo in cui rumori, voci, suoni dissonanti formano un ottuso
ronzio di fondo che assorda il nostro spirito. Nella Chartreuse i
suoni sono quelli delle campane, che chiamano al lavoro o alla
preghiera, quelli dei canti liturgici, della poche parole
scambiate la domenica. Per il resto, c’è solo il respiro della
Creazione, presente ovunque. Ordine delle cose nello spazio, dei
movimenti, delle parole, dei suoni, che viene fortificato dalla
ripetizione, dal ritmo, i quali confermano un’armonia interna
alle cose, prima che esterna. Serenità, felicità, potremmo dire
necessità. Nella nostra vita quotidiana, senso di inutilità,
insicurezze, odii, bisogni e paure – quella della morte, prima
di tutto – ci angustiano e ci avvelenano ogni istante. In quell’esistenza
privata di tutto, e ricca solo di assoluto, gli animi trovano,
pace, serenità, addirittura gioia. Liberati dai legami della
contingenza, i Certosini trovano la gioia della rivelazione e
della conoscenza interiore, scoprono l’intimo valore della
propria esistenza vissuta alla luce dell’Assoluto.
Walter Gambarotto
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