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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



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Pinerolo a memoria
Una chiesa da raccontare (9)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 2 - N.4 - settembre 2006
 

La Chiesa insomma è la Parola di Dio, l'Eucarestia, il perdono, la comunione, la fraternità, la fede, la speranza e la carità, ma è anche i nostri peccati. I soliti: piccole ambizioni, il complesso dell'ombelico per cui le mie iniziative sono il top, quelle degli altri insignificanti, le piccole gelosie un po' meschine, la competizione per uno straccio di potere, l'uso del ricatto per piegare il prossimo e tirare il potere dalla tua parte, l'uso indiscriminato delle etichettature, le corporazioni degli amici come una specie di alleanza politica, il giudizio facile, immediato, poco meditato. Insomma tutti i difetti degli uomini, di una società che è divina per il suo Fondatore, santa per la Parola e la Grazia che vi scorre con abbondanza nonostante tutto, per le buone ispirazioni alla santità che per il 70 è opera del Signore e non nostra, ma anche fatta di uomini che stanno nella storia e nella cronaca quotidiana

Piccoli giochi di potere, anche, come quando una piccola delegazione di preti mandò all'aria la scelta di un vicario generale che aveva un suo carisma personale molto vicino alle istanze dei più poveri. Peccato! Comunque non difetti tali da oscurare la serietà delle tendenze, che oggi sono due: c'è una corrente effìcientista ai confini del semi pelagianesimo, per cui contano molto le opere, i mezzi anche finanziari, le leve di potere, il giornale che faccia l'apologia e solo l'apologia mai una piccola critica, un buon dinamismo di gestione, una certa identità fra fede e politica, quest'ultima un pochino stimata instrumentum regni, la preghiera certo, ma per assicurare e non per relativizzare e problematicizzare.

E c'è una corrente più spiritualista che mira all'autenticità, non crede molto né alle leve del potere (e infatti non le cerca e quindi ne resta priva) né ai mezzi mondani, fa amicizia e alleanza ma su dati ideologici precisi, ha grande fiducia in una Chiesa leggera (povera) ove si fa pesante solo la Parola di Dio e la testimonianza, ma sovente è una Parola che stenta a incarnarsi e a diventar decisione. Infatti questa corrente è un pochino frenata da un dibattito che mira alla chiarezza, ma con lunghe pause di attesa, anche perché crede molto al destino escatologico che relativizza il presente e spompa le imprese umane. Sono due correnti fìsiologiche con qualche patologia da guarire E per guarirle bisognerebbe equilibrare meglio la rappresentanza al vertice per dare ad entrambe uno spazio sufficiente per incontrarsi, confrontarsi e fare sintesi, non elidersi. La fraternità è il tesoro più grande di una Chiesa, non sempre è così. Non solo e non tanto la fraternità retorica e sentimentale, ma quella anche intellettuale che è stima e fiducia reciproca. Certo la fraternità secondo la fede, ma la fede è sovente quella che ci manca. Signor nostro perdonaci, non siamo male, ma potremmo essere senza dubbio meglio.

Non siamo male perché è una diocesi attiva con comunità vive, attenzione ai poveri con la Caritas, fornita di una scuola di teologia per laici, aperta alle problematiche sociali (c'è una Cooperativa che dà lavoro ai giovani disoccupati), ecumenica, giovane (c'è un Centro giovani che lavora bene), un giornale al servizio del territorio, il diaconato, una certa attenzione alla cultura e all'arte. Ma potrebbe essere meglio nelle congiunture e nelle relazioni, nella fiducia e nella comprensione dell'insieme e reciproca. Forse è anche una chiesa troppo piccola, angusta geograficamente, ove preti, laici e comunità si conoscono perfìn troppo e quindi possono essere fra loro molto solidali, ma anche molto reattivi, ove certo emergono più facilmente i doni e i carismi di tutti e di ciascuno, ma anche i difetti e noi amiamo i nostri doni e i difetti degli altri, i nostri difetti li copriamo facilmente anche se ci pensano gli altri a segnalarli forse anche a ingrandirli a benefìcio della nostra umiltà, che però tante volte non è umiltà ma semplicemente presunzione offesa. Abbiamo avuto sempre degli ottimi vescovi, molto laboriosi, molto pii, pazienti e buoni. È stata una grande fortuna, come è stata una grande fortuna avere generazioni di preti formidabili sia fra quelli che mi hanno preceduto sia fra quelli che vengono oggi dopo di me e sono migliori di me. Ho girato molto, ho conosciuto molte altre chiese come le nostre, ma sono sempre tornato volentieri a Pinerolo. Quindi è una chiesa che amo e che amo molto e quando uno ama molto, soffre anche molto. Soffre nel dare, ma soffre anche nel ricevere, soffre per la Chiesa ma anche a causa della Chiesa che si autoproclama madre ma qualche volta non lo è. Ma la Chiesa siamo noi e quindi i conti tornano.

(9. Fine) V.Morero, Pinerolo a memoria, 2001