Indiocesi.it

GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO

 



Home page
Il progetto "Indiocesi"
Redazione
Archivio
Contatti
Links utili
Testate diocesane
Album fotografico
 









 


Home Page :: Indietro

 
Pinerolo a memoria
Una chiesa da raccontare (8)
di Vittorio Morero
Indiocesi.it - Anno 2 - N.3 - maggio 2006
 

L'accusa di essere solo dei teorici, mi ha spinto fra le altre ragioni a chiedere di diventare parroco di Baudenasca e di San Luigi. La pastorale sul terreno, come dicono i francesi. La pratica quotidiana. Il secondo motivo era il mio desiderio di lasciare Casa Alpina che anche dopo la morte di don Barra mi occupava come assistente senza alcuna responsabilità, data ad altri che dirigevano da Pinerolo. Ho sempre sentito attorno alla mia persona molta diffidenza, perché la Chiesa è anche questo: c'è chi è simpatico e chi no. Presi la decisione immediata quando il vescovo venuto a Casa Alpina mi disse che non trovava nessuno per Baudenasca, in tre avevano detto di no (ai tempi di Binaschi ciò non succedeva, lui destinava e ciascuno filava). Io dissi di sì, ma poi mi pentii non poco, perché da Baudenasca arrivò una delegazione che fece opposizione alla mia nomina. I motivi? Nell'incontro con la delegazione mi si disse che ero un intellettuale e rischiavo di non essere capito; ma i motivi erano altri e io lo sapevo perché avevo a Baudenasca un informatore molto preciso. Risposi che da 19 anni predicavo e dicevo Messa alla Jacopo Bernardi e i miei vecchietti mi avevano sempre capito e mi volevano bene. Fu per me un brutto momento. Avrei voluto decisamente ritirarmi, ma non volevo far soffrire la mamma che sarebbe venuta con me. Così arrivai a Baudenasca e a San Luigi. (…) Mi buttai con entusiasmo nel lavoro delle due parrocchie, i miei predecessori avevano lavorato molto bene. Per cui oggi ricordo con una punta di nostalgia i ragazzini che affollavano la piccola sacrestia per servire la messa, i ragazzi, molti, a cui acquistai le maglie per il calcio, i giovani che vennero a più campeggi estivi organizzati, le gite di due giorni a Venezia e ad Assisi-Firenze, la Schola Cantorum molto affiatata e ben diretta da Simona, il dinamismo della "Santiano Dante", a cui concessi il terreno per il campo da tennis e di bocce, lo stuolo non piccolo di persone anziane cariche di fede e di saggezza contadina, la catechesi per adulti che svolsi durante una Quaresima nelle case con i vicini invitati (fu una esperienza limitata perché dopo la mia breve concione, arrivavano le paste e la bottiglia e quindi la catechesi diventava una festa sia pure simpatica e gradevole), ricordo anche i lutti tremendi (Romano, Aurelio, Scalerandi), le tante lacrime mescolate alla gioia di molte feste. (…) Ho sempre creduto molto ai doni che lo Spirito elargisce e adesso questi doni li toccavo con mano. Anche in persone molto semplici ma buone e generose. Cercai anche di equilibrare la pietà popolare con la liturgia, restaurai le Rogazioni, il Rosario nelle molte cappelle della frazione il mese di maggio, curai molto nei primi anni la Benedizione delle case, la festa di Sant'Isidoro, il Recital di Natale che era opera delle ottime animatrici (Simona, Renata, Lucia, Patrizia, Antonella).
Ora bisognerebbe moltiplicare tutto questo per sessanta e avremmo la panoramica di una comunità particolare (la Diocesi) molto ricca e variegata. Variegata e pluralista nella teologia e nella spiritualità.
  Pluralista con le dovute dialettiche che ci sono sempre state, anche nei tempi più vicini a noi oggi e non solo durante il referendum sul divorzio che divise la comunità non sui principi ma sull'opportunità o meno di avere una legge per chi non è credente e non segue la disciplina cattolica.
Divisioni politiche, ideologiche, culturali, spirituali che talvolta dormono sotto la cenere e talvolta esplodono. Ho lavorato molto per il Sinodo che ha fatto sentire tutte le voci in modo serio, ho ammirato il vescovo Giachetti per il suo ecumenismo e per la sua lunga pazienza. Perché oggi un vescovo corre molti rischi. Se mira al consenso e cerca di accontentare tutti è bloccato un pochino e non esce fuori una linea chiara, se mira alla realtà e non al consenso deve mediare molto e fare sintesi, se usa il potere rischia di emarginare e di isolarsi.

(8. Continua)

 

V.Morero, Pinerolo a memoria, Esperienze, 2001