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Giovanni Spaggiari - Il metodo Bernardette
di Simona Bruera
Indiocesi.it - Anno 2 - N.3 - maggio 2006
 

Giovanni Spaggiari, neuropsichiatra e psicologo, iniziò la sua professione all’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia nel 1965. Nella sua mente rimase impresso il momento in cui il portone del manicomio si chiuse alle sue spalle e il rumore dei tre colpi di chiave dati dal custode. Venne portato in una camerata dove vivevano ammassate centocinquanta donne. Alcune gridavano, altre si dimenavano sul pavimento. Niente bagni, solo qualche bugliolo. In quel momento Giovanni pensò che la dignità dell’uomo era stata crocifissa. Dopo molte insistenze ottenne le posate per i malati che prima mangiavano con cucchiai di legno in ciotole di legno. Oggi, afferma Giovanni, la malattia mentale è cambiata. Ieri si trattava di anziani abbandonati, ora sono i giovani ad ammalarsi. I ragazzi non reggono più i ritmi imposti dalla società, nello studio, nel lavoro e neppure nel divertimento. Mancano le motivazioni per vivere e così si ammalano di stress, disturbi psicosomatici, attacchi di panico. Ingurgitano ansiolitici, poi passano ai neurolettici. Negli anni ottanta, Giovanni conobbe il metodo del professor Alfred Tomatis che aveva scoperto che i suoni acuti sono in grado di ricaricare il sistema nervoso. Chiese alla sua Usl di attrezzarsi per applicare questo metodo, ma la sua richiesta venne bocciata. Giovanni lasciò l’ospedale e aprì un ambulatorio privato dove nacque il metodo Bernadette. Iniziò ad usare il suo metodo che consiste nell’utilizzo di una vastissima gamma di suoni per far riaffiorare situazioni negative associate ai suoni ed annullarle. Su duecentocinquanta persone trattate col metodo Bernadette, centotrentaquattro testimoniarono di aver riscontrato un miglioramento delle condizioni di salute, cinquantasei un ottimo miglioramento, quarantatre un sufficiente miglioramento, solo diciassette non notarono effetti apprezzabili. Il metodo funzionava nel novantatre per cento dei casi. Giovanni volle intitolare il suo metodo Bernadette per ricordare la figlia che, nata nel 1972, si ammalò di tumore al cervello a soli nove anni e, dopo nove mesi, morì. Questa figlia, tanto amata, diede la forza a Giovanni di condensare i suoi studi per realizzare il metodo Bernadette.

Simona Bruera