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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO  



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Pinerolo a memoria
Una chiesa da raccontare (7)
di Vittorio Morero
Anno 2 - N.2 - marzo 2006
 


  
Certo il corpo della Chiesa era solido, la rete delle comunità non andò in frantumi, nacque il Colletto di don Pollo come alternativa ad una spiritualità troppo ideologizzata, fece grandi progressi il movimento ecumenico, la stessa parrocchia di San Lazzaro senza nulla tradire della sua fedeltà ai poveri e alla classe operaia - il che non piacerà mai ai benpensanti - accentuò la sua scelta ecclesiale al riparo da contaminazioni troppo ideologiche, rifiutò tutto ciò che poteva apparire come rottura radicale imboccando la strada del dialogo e dell'ecumenismo. Anzi saranno l'ecumenismo di don Polastro e una pastorale fondata sul primato della Parola di Dio già messa in atto da don Accastelli a salvare la comunione e, diciamo pure, a solidificare una esperienza senza dubbio singolare, ma non settaria. Don Barbero aveva intanto lasciato la parrocchia per fondare la comunità di base che si manifesterà a tempi alterni ora con momenti di aggressione (verbale) molto acuti, ora con momenti silenziosi di preghiera, di studio e di riflessione interna e con attività di servizio a favore dei tossicodipendenti, in certe occasioni provocando in diocesi una forte dialettica fra chi voleva la rottura anche giuridica e quindi, l'estromissione e chi invece preferiva la pazienza, il dialogo e la prova del tempo. Ebbero sempre la meglio i secondi a riprova che esiste in diocesi un retroterra culturale che preferisce la chiarezza ma nella carità e nel rispetto reciproco, anche in ossequio all'ecumenismo che deve anche essere costume interno. Tutto ciò ha significato per la Chiesa locale una buona conduzione da parte dei suoi pastori (Quadri, Giustetti, Giachetti e ora Debernardi), una buona maturazione del laicato e di una parte di preti in ottica conciliare (il recente Sinodo lo ha dimostrato), il superamento di un'ottica troppo introversa per obiettivi di bene comune di effettivo rinnovamento. Ha voluto anche dire che non esiste in Diocesi una corrente integralista in grado di alimentare una guerra fra gli opposti estremismi.

Verso la fine degli anni 70 ho dato una mano alla ricostituzione degli uffici diocesani che in qualche modo hanno sostituito il reticolato dell'Azione Cattolica nel campo dell'animazione, hanno funzionato meno bene del previsto i Consigli pastorali diocesani, è nato il Coordinamento che coordina il possibile, stante il risorgere di una stagione più volta all'individualismo spontaneo che al lavoro organizzato. Non è che gli uffici siano la fonte dell'attività ma se mai il contrario e quindi mi sembra un po' ingiusta la considerazione di coloro che descrivono questo lavoro come pura teoria. Se c'è Ufficio catechistico vuol dire c'è la catechesi e si fa catechesi (molta in età infantile, un po' meno per l'età adulta ed è un cruccio), se c'è l'Ufficio Liturgico è perché vive anche nella più piccola comunità la liturgia, preghiera e azione di santificazione, se c'è l'Ufficio famiglia è perché ci sono le famiglie e le famiglie comunque vivono una loro spiritualità, se c'è la Caritas è perché in concreto le comunità e i singoli credenti amano il prossimo o cercano di amare il prossimo. Se c’è un vescovo, che è ministro di unità, è perché esiste una comunità con un solo Signore e un solo battesimo.

(7. Continua)

 

V.Morero, Pinerolo a memoria, Esperienze, 2001