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Certo il corpo della Chiesa era solido, la rete delle comunità
non andò in frantumi, nacque il Colletto di don Pollo come
alternativa ad una spiritualità troppo ideologizzata, fece grandi
progressi il movimento ecumenico, la stessa parrocchia di San
Lazzaro senza nulla tradire della sua fedeltà ai poveri e alla
classe operaia - il che non piacerà mai ai benpensanti -
accentuò la sua scelta ecclesiale al riparo da contaminazioni
troppo ideologiche, rifiutò tutto ciò che poteva apparire come
rottura radicale imboccando la strada del dialogo e
dell'ecumenismo. Anzi saranno l'ecumenismo di don Polastro e una
pastorale fondata sul primato della Parola di Dio già messa in
atto da don Accastelli a salvare la comunione e, diciamo pure, a
solidificare una esperienza senza dubbio singolare, ma non
settaria. Don Barbero aveva intanto lasciato la parrocchia per
fondare la comunità di base che si manifesterà a tempi alterni
ora con momenti di aggressione (verbale) molto acuti, ora con
momenti silenziosi di preghiera, di studio e di riflessione
interna e con attività di servizio a favore dei
tossicodipendenti, in certe occasioni provocando in diocesi una
forte dialettica fra chi voleva la rottura anche giuridica e
quindi, l'estromissione e chi invece preferiva la pazienza, il
dialogo e la prova del tempo. Ebbero sempre la meglio i secondi a
riprova che esiste in diocesi un retroterra culturale che
preferisce la chiarezza ma nella carità e nel rispetto reciproco,
anche in ossequio all'ecumenismo che deve anche essere costume
interno. Tutto ciò ha significato per la Chiesa locale una buona
conduzione da parte dei suoi pastori (Quadri, Giustetti, Giachetti
e ora Debernardi), una buona maturazione del laicato e di una
parte di preti in ottica conciliare (il recente Sinodo lo ha
dimostrato), il superamento di un'ottica troppo introversa per
obiettivi di bene comune di effettivo rinnovamento. Ha voluto
anche dire che non esiste in Diocesi una corrente integralista in
grado di alimentare una guerra fra gli opposti estremismi.
Verso la fine degli anni 70 ho dato una mano
alla ricostituzione degli uffici diocesani che in qualche modo
hanno sostituito il reticolato dell'Azione Cattolica nel campo
dell'animazione, hanno funzionato meno bene del previsto i
Consigli pastorali diocesani, è nato il Coordinamento che
coordina il possibile, stante il risorgere di una stagione più
volta all'individualismo spontaneo che al lavoro organizzato. Non
è che gli uffici siano la fonte dell'attività ma se mai il
contrario e quindi mi sembra un po' ingiusta la considerazione di
coloro che descrivono questo lavoro come pura teoria. Se c'è
Ufficio catechistico vuol dire c'è la catechesi e si fa catechesi
(molta in età infantile, un po' meno per l'età adulta ed è un
cruccio), se c'è l'Ufficio Liturgico è perché vive anche nella
più piccola comunità la liturgia, preghiera e azione di
santificazione, se c'è l'Ufficio famiglia è perché ci sono le
famiglie e le famiglie comunque vivono una loro spiritualità, se
c'è la Caritas è perché in concreto le comunità e i singoli
credenti amano il prossimo o cercano di amare il prossimo. Se c’è
un vescovo, che è ministro di unità, è perché esiste una
comunità con un solo Signore e un solo battesimo.
(7. Continua )
V.Morero, Pinerolo a memoria,
Esperienze, 2001
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