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Il gioco è una delle esperienze
che più accomunano le persone di ogni età, tempo e latitudine.
Alla domanda «Perché gli
uomini giocano» la risposta più ovvia è «Perché si
divertono». A voler sottilizzare, però, non sappiamo perché
esattamente gli esseri viventi investano tante energie nel gioco.
Nel definirlo c'è qualcosa che
ci sfugge. È un’esperienza comunque piacevole, divertente di
manipolazione della realtà, che coinvolge la persona nella sua
globalità. Qualcuno afferma che nel “gioco”, quando si è
veramente coinvolti, si è “giocati”.
«Il gioco nell’intima radice e nei fiori, è
un mistero sacrale; la speranza in un'altra vita che si fa gesto,
atteggiamento. Gioco è incantesimo, rappresentazione del
totalmente altro, anticipazione del futuro, rifiuto dell’oggettività
opprimente. Quanto è terreno diventa improvvisamente provvisorio
nel gioco, presto superato e del tutto eleminato: e lo spirito è
cosi pronto ad accettare l'inaudito, ad addentrarsi in un mondo di
leggi del tutto diverse, pronto ad essere senza peso e libero,
regalmente indipendente, divino. L'homo ludens attende... quella
miracolosa levità che spingeva a danza celeste il corpo liberato
dal peso terreno» (H. Rahner, L'homo ludens, Paideia, Brescia)
Antonio Denanni
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