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Supplemento d'anima
Takashi Nagai
di Antonio Denanni
Anno I - N.5 - settembre 2005

 

Takashi Nagai, definito il “Gandhi giapponese”, già radiologo e professore universitario a Nagasaki, dopo quel 9 agosto del 1945 in cui trovò incenerito il corpo della moglie Midori, a seguito dell’esplosione atomica, si è quasi interamente dedicato alla scrittura. Viveva a Urakami, il rione di Nagasaki abitato in maggioranza da cristiani. Il quartiere dove c’era la più bella cattedrale dell’Estremo Oriente che fu anche l’epicentro della deflagrazione atomica, che ucciderà 72 mila persone. Una delle due campane quel giorno venne danneggiata. L’altra fu estratta intatta dalle macerie divenendo poi il simbolo della continuità della vita nella città martoriata. A queste campane s’ispirò Takashi Nagai nello scrivere il suo libro “Le campane di Nagasaki”, che divenne un best-seller mondiale per la forza del suo messaggio di pace, così pure la riduzione cinematografica.

L’influenza di Takashi Nagai è stata soprattutto spirituale: coi suoi scritti e con la sua testimonianza di malato terminale di leucemia (per via del suo lavoro di radiologo prima e dell’esplosione nucleare poi) ha lavorato per far crescere la positiva disposizione interiore verso un avvenire di pace. Con le sue opere (in quattro anni ha pubblicato 15 volumi), attraverso la sua esperienza eccezionale e la sua competenza, si è proposto innanzitutto di fare un resoconto fedele dell’esplosione atomica, quindi di operare all’instau-razione della pace, convinto che una pace duratura si può fondare soltanto sullo spirito d’amore.

Alla fine del libro “Le campane di Nagasaki” ha scritto: «L’umanità sarà felice nell’era atomica, oppure misera? Di quest’arma a doppio taglio nascosta da Dio nell’universo ed ora scoperta dall’uomo, che farne? Un buon uso farebbe progredire a grandi passi la civiltà; un cattivo uso distruggerebbe il mondo. La decisione sta nel libero volere dell’uomo. Egli tiene in mano il proprio destino. Pensandoci, ci si sente assaliti dal terrore e, per conto mio, credo che un vero spirito religioso sia l’unica garanzia in questo campo… In ginocchio nella cenere del deserto atomico, preghiamo perché Urakami sia l’ultima vittima della bomba».

Antonio Denanni