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GIORNALE DELL'UFFICIO SCUOLA INSEGNANTI DI RELIGIONE DELLA DIOCESI DI PINEROLO  



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Pinerolo a memoria
Una chiesa da raccontare (4)
di Vittorio Morero
Anno I - N.5 - settembre 2005
 

Intanto l'Azione Cattolica diocesana era soprattutto Aurelio Bernardi, il presidente, il Prof. Frassino prima di lui, poi quel trio formidabile con cui ho lavorato gomito a gomito che era Fava, Calliero e Buttiero e da cui ho imparato molto. Nel campo della Gioventù femminile bastano due nomi: Giovanna Moretti e Carla Reita. Forse è per questa ragione che io ho sempre patito molto un certo clericalismo in tutti i suoi risvolti non ultimo una certa sfiducia verso il laicato, una conduzione pastorale tutta incentrata su un solo ministero che concentrava in sé tutti i ministeri. Come vice assistente con particolare responsabilità per il movimento aspiranti avevo come superiore diretto (ma i rapporti erano più che fraterni) don Mario Tardivo che era l'assistente, spirito pratico, duttilità diplomatica, presenza non asfissiante. Don Tardivo era anche vicecancelliere e solo più tardi apprezzai questa scelta da parte del vescovo Binaschi che dell'Azione Cattolica era il più entusiasta di tutti. Infatti Tardivo conosceva bene i preti, che dovevano tutti per un motivo o per l'altro passare in Curia, e dopo tutto sembrava dire che l'Azione Cattolica non fosse laterale alla vita della Chiesa ma centrale come la Curia. Tardivo frequentava i preti di tutte le generazioni fra cui spiccava allora quel nucleo più anziano che aveva sofferto due guerre, era vissuto in tempi di acceso anticlericalismo, alcuni poi erano stati i pionieri dell'Azione Cattolica ai tempi di Cuatto. Ricordo questa generazione di preti per le loro grandi doti di umanità, di intelligenza, duttili perché sperimentati, molto amici fra di loro salvo qualche eccezione che risaliva ad antica data, allorché Cuatto aveva subito la visita apostolica da Roma sollecitata da una denuncia da parte di un gruppo molto particolare e limitato. Come non ricordare don Matteo Giraudo parroco di san Donato sempre presente e in strada a visitare la sua gente soprattutto i più poveri, il grande cancelliere Giuseppe Barra che apprezzava l'Oasi di sant'Agostino più di molti nostri coetanei, don Falco ad Abbadia un baluardo, don Barral di Perosa, don Paolasso a Pinasca, don Manzon a Bibiana a cui io guardavo come a una bella copia, il piccolo ma intelligente don Mondon di Luserna fornito di una grande biblioteca e che nel suo intuito riuscirà a fare esplodere il carisma di don Priolo, come Bonatto in Seminario ci ha regalato un can. Gabriele Mercol (anche lui impegnatissimo nell'Azione Cattolica e in molte altre cose), don Barale a Torre Pellice, don Manina a san Secondo, don Brignone a Buriasco, don Caffaro a Baudenasca che pescava i suoi vice-parroci fra i giovani professori del seminario, i canonici Ottonello, Rayé (buon biblista e ottimo educatore di giovani fra cui il duo Borra-Priolo), Baronetto il penitenziere dall'indole mistica e monacale. Una generazione superlativa fra cui anche quel teologo Avaro a Bricherasio con cui ero entrato in assidua familiarità. 

(4.Continua) V.Morero, Pinerolo a memoria