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Supplemento d'anima
Mal d'Africa
 
Anno I - N.3 - maggio 2005
  Un altro “caso Carlo Urbani” è stato il «sacrificio silenzioso» di Maria Bonino, una  missionaria laica sconosciuta, morta il 24 marzo 2005 in Angola per aver contratto il virus di Marburg.

Biellese, medico, responsabile del reparto pediatrico di Uige per conto dell’o.n.g. Cuamm-medici per l’Africa, Maria era innamorata dei bambini e dell’Africa. Questa duplice passione l’aveva portata a non trascurare nulla nell’impegno umanitario per dare sollievo ai suoi piccoli pazienti in tutti gli angoli del Continente nero.

Il suo impegno a favore delle popolazioni africane era nato subito dopo la laurea in medicina (ottenuta a Torino nel 1978) e un viaggio con gli scout in Kenia nel 1980. Il suo primo servizio con il Cuamm fu in Tanzania, tra il 1981 e il 1983, poi venne in Burkina Faso, ancora in Tanzania, quindi in Uganda e da ultimo in Angola.

L’impegno nel volontariato intervallava la sua attività professionale nell’ospedale di Aosta: «Ma aveva ormai deciso di lasciare definitivamente il lavoro in Italia – rivela la sorella Cristina –. Dopo il rientro dall’Angola, era in programma il trasferimento in Etiopia». Doveva recarsi all’ospedale di Wolisso, che è stato realizzato con il Cuamm dietro il forte impulso delle Conferenze episcopali etiopica e italiana. La sua ultima battaglia è restata invece in Angola.

«Non si è mai risparmiata nel suo impegno, era appassionata al suo lavoro. Aveva una grande capacità di servizio e sacrificio. E nello stesso tempo guardava alla concretezza dei risultati» ha affermato la responsabile del Cuamm. «Ha sacrificato la sua vita senza alcun clamore, da vera missionaria e testimone della fede, morendo pur di non abbandonare chi poteva aver bisogno di lei» ha scritto l’Osservatore Romano.